Rubai – Nazim Hikmet

Foto di Tina Fersino

 

È l’alba. S’illumina il mondo
come l’acqua che lascia cadere sul fondo

le sue impurità. E sei tu, all’improvviso
tu, mio amore, nel chiarore infinito
di fronte a me.
 
Giorno d’inverno, senza macchia, trasparente
come vetro. Addentare la polpa candida e sana
d’un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
all’aspirare l’aria in un bosco di pini.

Chi sa, forse non ci ameremmo tanto
se le nostre anime non si vedessero da lontano
non saremmo così vicini, chi sa,
se la sorte non ci avesse divisi.
 
È così, mio usignolo, tra te e me
c’è solo una differenza di grado:
tu hai le ali e non puoi volare
io ho le mani e non posso pensare.
 
Finito, dirà un giorno madre Natura
finito di ridere e di piangere
e sarà ancora la vita immensa
che non vede non parla non pensa.
 
Nazim Hikmet

Istambul, 1933

(Traduzione di Joyce Lussu)

daNazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

Componimento poetico secondo la metrica tradizionale arabo-persiana.

«Sono cent’anni che non ho visto il suo viso» – Nazim Hikmet

Foto di Rimel Neffati

 

Sono cent’anni che non ho visto il suo viso
che non ho passato il braccio
attorno alla sua vita
che non mi son fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato
il calore del suo ventre

eravamo sullo stesso ramo insieme
     eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent’anni
     di cent’anni la strada
e da cent’anni nella penombra
     corro dietro a te.

Nazim Hikmet

Stoccolma, 1960

(Traduzione di Joyce Lussu)

da “In esilio”

da Nazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

«Anche questa mattina mi sono svegliato» – Nazim Hikmet

Foto di Robert Doisneau

 

Anche questa mattina mi sono svegliato
e il muro la coperta i vetri la plastica il legno
si son buttati addosso a me alla rinfusa
e la luce d’argento annerito della lampada

mi si è buttato addosso anche un biglietto di tram
e il giallo della parete e tre righe di scritto
e la camera d’albergo e questo paese nemico
e la metà del sogno caduta da questo lato s’è spenta

mi si è buttata addosso la fronte bianca del tempo
e i ricordi più vecchi e la tua assenza nel letto
e la nostra separazione e quello che siamo
mi sono svegliato anche questa mattina e ti amo.

Nazim Hikmet

Berlino, 1961

(Traduzione di Joyce Lussu)

da “In esilio”

da “Nazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

«In questa stagione calda penso a te» – Nazim Hikmet

Foto di Emilio Sommariva

 

In questa stagione calda penso a te
la tua nudità il tuo collo il tuo polso
il tuo piede sdraiato sul divano
    come una rondine bianca
quello che mi dicevi

in questa stagione calda penso a te
non so che cosa penso di più
quello che vedevo con gli occhi
    il tuo collo il tuo polso il tuo piede nudo
oppure quello che mi dicevi
   donandoti a me

in questo calore giallo penso a te
in questo calore giallo in una stanza d’albergo
    pensando a te
         mi spoglio della mia solitudine
della mia solitudine che somiglia alla morte.

Nazim Hikmet

Berlino, 1960

(Traduzione di Joyce Lussu)

daNazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

Prima che bruci Parigi – Nazim Hikmet

Henri Cartier-Bresson, Paris, 1958

 

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio 
    una di queste notti    
         sul lungosenna Voltaire     
             baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame  
    contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me 
   di gioia paura stupore 
   piangeresti silenziosamente 
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.
 
Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna  
   sotto i salici, mia rosa, con te  
   sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi  
   le più ripetute, le più sincere  
   scoppierei di felicità  
   fischietterei una canzone  
   e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra 
    senza incavi né gobbe 
    appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
   illuminato dai proiettori 
   illuminato da noi due  
      il nostro splendido palazzo   
         di cristallo.
 
Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi 
    ci siederemmo sui barili rossi  
    di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna 
   con un grembiule bianco   
       sorride dolcemente.
 
Finché ancora tempo, mio amore  
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.
 
Nazim Hikmet

Parigi, 1958

Nazim Hikmet

(Traduzione di Joyce Lussu)

da “In esilio”

daNazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963