«Anima mia» – Nazim Hikmet

Foto di Anka Zhuravleva

 

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

Nazim Hikmet

Prigione di Bursa (Anatolia), 1948

(Traduzione di Joyce Lussu)

daNazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963


			

«Sono cent’anni che non ho visto il suo viso» – Nazim Hikmet

Foto di Rimel Neffati

 

Sono cent’anni che non ho visto il suo viso
che non ho passato il braccio
attorno alla sua vita
che non mi son fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato
il calore del suo ventre

eravamo sullo stesso ramo insieme
     eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent’anni
     di cent’anni la strada
e da cent’anni nella penombra
     corro dietro a te.

Nazim Hikmet

Stoccolma, 1960

(Traduzione di Joyce Lussu)

da “In esilio”

da Nazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

«In questa stagione calda penso a te» – Nazim Hikmet

Foto di Emilio Sommariva

 

In questa stagione calda penso a te
la tua nudità il tuo collo il tuo polso
il tuo piede sdraiato sul divano
    come una rondine bianca
quello che mi dicevi

in questa stagione calda penso a te
non so che cosa penso di più
quello che vedevo con gli occhi
    il tuo collo il tuo polso il tuo piede nudo
oppure quello che mi dicevi
   donandoti a me

in questo calore giallo penso a te
in questo calore giallo in una stanza d’albergo
    pensando a te
         mi spoglio della mia solitudine
della mia solitudine che somiglia alla morte.

Nazim Hikmet

Berlino, 1960

(Traduzione di Joyce Lussu)

daNazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

Prima che bruci Parigi – Nazim Hikmet

Henri Cartier-Bresson, Paris, 1958

 

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio 
    una di queste notti    
         sul lungosenna Voltaire     
             baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame  
    contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me 
   di gioia paura stupore 
   piangeresti silenziosamente 
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.
 
Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna  
   sotto i salici, mia rosa, con te  
   sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi  
   le più ripetute, le più sincere  
   scoppierei di felicità  
   fischietterei una canzone  
   e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra 
    senza incavi né gobbe 
    appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
   illuminato dai proiettori 
   illuminato da noi due  
      il nostro splendido palazzo   
         di cristallo.
 
Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi 
    ci siederemmo sui barili rossi  
    di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna 
   con un grembiule bianco   
       sorride dolcemente.
 
Finché ancora tempo, mio amore  
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.
 
Nazim Hikmet

Parigi, 1958

Nazim Hikmet

(Traduzione di Joyce Lussu)

da “In esilio”

daNazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

«I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi» – Nazim Hikmet

Jeanne Hébuterne

 

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono così, le spighe, di primo mattino;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

Nazim Hikmet

1948

(Traduzione di Joyce Lussu)

da “Lettere dal Carcere a Munevver”

da “Nazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963