Infanzia – Rainer Maria Rilke

Felice Casorati, Le due bambine, 1912, Museo d’Arte Medievale e Moderna, Padova

 

Si dovrebbe riflettere a lungo per parlare
di certe cose che cosí si persero,
quei lunghi pomeriggi dell’infanzia
che mai tornarono uguali – e perché?

Dura il ricordo –: forse in una pioggia,
ma non sappiamo ritrovarne il senso;
mai fu la nostra vita cosí piena
di incontri, di arrivederci, di transiti

come quando ci accadeva soltanto
ciò che accade a una cosa o a un animale:
vivevamo la loro come una sorte umana
ed eravamo fino all’orlo colmi di figure.

Eravamo come pastori immersi
in tanta solitudine e immense distanze,
e da lontano ci chiamavano e sfioravano,
e lentamente fummo – un lungo, nuovo filo –
immessi in quella catena di immagini
in cui duriamo e ora durare ci confonde.

Rainer Maria Rilke

Parigi, intorno al I° luglio 1906

(Traduzione di Giacomo Cacciapaglia)

dalle “Nuove Poesie”, in “R. M. Rilke, Poesie II [1908-1926]”, Biblioteca della Pléiade, Einaudi-Gallimard, Torino, 1994

∗∗∗

Kindheit

Es wäre gut viel nachzudenken, um
von so Verlornem etwas auszusagen,
von jenen langen Kindheit-Nachmittagen,
die so nie wiederkamen – und warum?

Noch mahnt es uns –: vielleicht in einem Regnen,
aber wir wissen nicht mehr, was das soll;
nie wieder war das Leben von Begegnen,
von Wiedersehn und Weitergehn so voll

wie damals, da uns nichts geschah als nur,
was einem Ding geschieht und einem Tiere:
da lebten wir, wie Menschliches, das Ihre
und wurden bis zum Rande voll Figur.

Und wurden so vereinsamt wie ein Hirt
und so mit großen Fernen überladen
und wie von weit berufen und berührt
und langsam wie ein langer neuer Faden
in jene Bilderfolgen eingeführt,
in welchen nun zu dauern uns verwirrt.

Rainer Maria Rilke

da “Neue Gedichte”, Insel-Verlag, Leipzig, 1907

Madre – Gottfried Benn

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa, 1965

 

Ti porto come una ferita
sulla fronte che non si rimargina.
Non sempre duole. E il cuore
non ne muore dissanguato.
Solo talvolta sono di colpo accecato e sento
del sangue in bocca.

Gottfried Benn

(Traduzione di Paola Quadrelli)

La madre di G. Benn morì il 9 aprile 1912.

dalla rivista “Poesia”, Anno XV, Gennaio 2002, N. 157, Crocetti Editore

∗∗∗

Mutter

Ich trage dich wie eine Wunde
auf meiner Stirn, die sich nicht schließt.
Sie schmerzt nicht immer. Und es fließt
das Herz sich nicht draus tot.
Nur manchmal plötzlich bin ich blind und spüre
Blut im Munde.

Gottfried Benn

1913

da “Sämtliche Werke”, J.G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger GmbH, Stuttgart, 1986

Nel giro – Paul Celan

 

NEL GIRO, udito
sproloquiare a vuoto,
con guaito servile
in certe pause –

Ti ridon dietro, e tu
con presagi in gola,
bocca goffa,
traversi a nuoto il tratto di destino.

Il grido di un fiore
cerca di giungere a esistenza.

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso)

da “Oscurato”, Einaudi, Torino, 2010

v. 9 Der Schrei der schrillen Blume [Il grido dello stridulo fiore]
Celan copia da Wolfe a p. 381 «Der Frühling hat keine Sprache außer dem Schrei». (Dario Borso)

***

Im Kreis

IM KREIS, leer
daherreden gehört,
mit hündischem Laut
in einigen Pausen –

Sie höhnen dir nach, und du
mit Vorbedeutetem in der Kehle,
plumpen Munds,
durchschwimmst die Schicksalsstrecke.

Der Schrei einer Blume
langt nach einem Dasein.

Paul Celan

da “Eingedunkelt”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2006 

Brina – Gottfried Benn

Foto di Josef Sudek

 

Qualcosa si è dissolto
dalle arie nebulose e di notte
è cresciuto come un’ombra bianca
lungo l’abete, l’albero, il bosso.

E risplendeva come il morbido
bianco che cade delle nubi,
e redimeva in silenzio un mondo buio
tramutandolo in pallida bellezza.

Gottfried Benn

(Traduzione di Paola Quadrelli)

dalla rivista “Poesia”, Anno XV, Gennaio 2002, N. 157, Crocetti Editore

∗∗∗

Rauhreif

Etwas aus den nebelsatten
Lüften löste sich und wuchs
über Nacht als weißer Schatten
eng um Tanne, Baum und Buchs.

Und erglänzte wie das Weiche
Weiße, das aus Wolken fällt,
und erlöste stumm in bleiche
Schönheit eine dunkle Welt.

Gottfried Benn

da “Gesammelte Werke in vier Bänden: Bd. Gedichte”, Limes Verlag, 1960

Ora azzurra – Gottfried Benn

Foto di Hervé Guibert

I.

Entro nell’ora dell’azzurro cupo¹ –
ecco l’andito, si salda la catena,
nella stanza c’è un rosso su una bocca,
un vaso, rose tarde – tu²!

Entrambi lo sappiamo, le parole
che tante volte ad altri abbiamo offerto
sono fra noi un nulla e un fuori luogo:
questo è tutto ed è l’ultima mossa.

Il tacere si è spinto cosí avanti,
riempie la stanza, si mura in un pensiero,
l’ora – nulla sperato né sofferto –
col suo vaso di rose tarde – tu.

II.

La tua testa si sfuoca, si ritrae, s’imbianca,
sulla tua bocca intanto si raduna
tutta la brama, la porpora e il germoglio
dalla corrente che monta dai tuoi avi.

Sei cosí bianca, forse ora ti sfasci
per troppa neve, troppo essere fiore,
rose bianche di morte, lembo a lembo –
coralli solo i labbri, una ferita.

Sei cosí morbida, che porti con te il senso
di una felicità di rischi e naufragi
in un’ora d’azzurro, azzurro cupo
che quand’è andata non sai piú se è stata.

III.

Io ti domando: tu appartieni a un altro,
cosa vieni da me con tarde rose?
Tu dici: i sogni vanno, le ore migrano,
e tutto che cos’è: lui, io, tu?

«Ciò che s’innalza vuole anche finire,
ciò che si prova – chi lo sa per certo?
Si salda la catena, qui le pareti mute,
là lo spazio, alto e azzurro cupo».

Gottfried Benn

Inizio 1950.

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

¹Inviata a Oelze il 19 febbraio 1950 col titolo Une heure bleue. Azzurro o blu è l’unico colore che in Problemi della lirica, la sua pubblica professione di poetica del 1951, Benn dichiari ammissibile in poesia, avendolo lui stesso usato a dismisura. È il colore onirico del «fiore azzurro», dell’infinito dei romantici tedeschi, e nella sua opera giovanile il colore del suo «complesso ligure», del sogno greco o mediterraneo.
²Rose tarde perché si tratta dell’amore di un vecchio per una giovane. In una lettera a Oelze del 4 luglio 1950 Benn dice che sua moglie (I. Kaul) gli ha vietato di usare ancora le rose in una poesia. Peccato, obietta lui, «rose» è una cosí bella parola. Peraltro, scriveva a Oelze il 17 febbraio 1949, «la mia attuale moglie non ama molto questo genere di lirica: tutto solo tomba e fine, perché non invento niente di nuovo? Ma le donne non hanno con la morte nessun altro rapporto diretto se non un breve spargimento di lacrime – poi la vita continua; ed è bene cosí, gli si confà, la vedova in lutto che cura le opere del marito morto… ne ho intorno diverse […] e la loro mancanza di misura e di lucidità di giudizio è sempre cosí penosa». (Anna Maria Carpi)

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Blaue Stunde

I.

Ich trete in die dunkelblaue Stunde –
da ist der Flur, die Kette schließt sich zu
und nun im Raum ein Rot auf einem Munde
und eine Schale später Rosen – du!

Wir wissen beide, jene Worte,
die jeder oft zu anderen sprach und trug,
sind zwischen uns wie nichts und fehl am Orte:
dies ist das Ganze und der letzte Zug.

Das Schweigende ist so weit vorgeschritten
und füllt den Raum und denkt sich selber zu
die Stunde – nichts gehofft und nichts gelitten –
mit ihrer Schale später Rosen – du.

II.

Dein Haupt verfließt, ist weiß und will sich hüten,
indessen sammelt sich auf deinem Mund
die ganze Lust, der Purpur und die Blüten
aus deinem angeströmten Ahnengrund.

Du bist so weiß, man denkt, du wirst zerfallen
vor lauter Schnee, vor lauter Blütenlos,
todweiße Rosen Glied für Glied – Korallen
nur auf den Lippen, schwer und wundengroß.

Du bist so weich, du gibst von etwas Kunde,
von einem Glück aus Sinken und Gefahr
in einer blauen, dunkelblauen Stunde
und wenn sie ging, weiß keiner, ob sie war.

III.

Ich frage dich, du bist doch eines andern,
was trägst du mir die späten Rosen zu?
Du sagst, die Träume gehn, die Stunden wandern,
was ist das alles: er und ich und du?

«Was sich erhebt, das will auch wieder enden,
was sich erlebt – wer weiß denn das genau,
die Kette schließt, man schweigt in diesen Wänden
und dort die Weite, hoch und dunkelblau».

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986