In-cantonante – Paul Celan

 

IN-CANTONANTE: Rembrandt, a tu per tu
con la luce arrotante,
deriflessa dalla stella
come ricciolo di barba,
sulla tempia,

linee come d’una mano traversano
la fronte, fra desertici detriti, sulle
rupi del tavolo
ti manda un bagliore attorno
all’angolo destro della bocca il
sedicesimo salmo.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Parte di neve IV”, in “Paul Celan, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

Il lemma che funge da titolo è quasi sicuramente un neologismo, di senso alquanto astruso; per conseguenza la traduzione è semplicemente un calco. Il sedicesimo salmo, attribuito a Davide, esprime la speranza che il Signore non abbandoni l’anima del suo fedele alla totale distruzione (Sheol), e non ne permetta la putrefazione. Celan, solo un paio di settimane prima del suicidio, avrebbe dichiarato che in quel momento Einkanter era la poesia cui si sentiva più vicino (cfr. Weber 1970, p. 202). Forse anche per avere avuto presenti i fondamentali e ben noti studi su Rembrandt di Georg Simmel, si può supporre che Celan nella tarda ritrattistica del grande artista abbia letto la consapevolezza di un incombente destino di morte, unita però – quanto meno all’angolo destro della bocca – a un raggio di speranza quale è proclamata dal salmista, un’attesa di perennità oltre la distruzione fisica. Non poche poesie dell’ultimo Celan possono essere lette come autoritratti, scandagli in profondità; e non è da escludere che con Einkanter il poeta abbia anche inteso sovrapporre la propria immagine a quella dell’artista. La vasta ricerca di Reuß 1989 (50 pagine e quasi 200 note) nonostante l’impegno e l’utile messa a punto di vari dettagli non approda a perspicui risultati interpretativi. (Giuseppe Bevilacqua)

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Einkanter

EINKANTER: Rembrandt,
auf du und du mit dem Lichtschliff,
abgesonnen dem Stern
als Bartlocke, schläfig,

Handlinien queren die Stirn,
im Wüstengeschiebe, auf
den Tischfelsen
schimmert dir um den
rechten Mundwinkel der
sechzehnte Psalm.

Paul Celan

da “Schneepart”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1971

A voi che costruite la nuova casa – Nelly Sachs

Ci sono tante pietre quante anime.
Rabbi Nachman

Quando innalzerai di nuovo le tue mura
– il focolare, il letto, il tavolo e la sedia –
non appendere le lacrime per quelli che se ne sono andati,
che non abiteranno piú con te,
alla pietra
non al legno –
ci sarebbe altrimenti un pianto nel tuo sonno
in quello breve, che ancora devi fare.

Non sospirare quando ti fai il letto,
ai tuoi sogni potrebbe mescolarsi
il sudore dei morti.

Ah, gli arredi e le pareti
sono recettivi come arpe eolie
e come un campo dove cresce il tuo dolore,
e sentono in te il legame con la polvere.

Costruisci, quando scorre la clessidra,
ma non piangere via i minuti
insieme con la polvere
che nasconde la luce.

Nelly Sachs

(Traduzione di Ida Porena)

da “Nelle dimore della morte”, in “Al di là della polvere”, Einaudi, Torino, 1966

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An euch, die das neue Haus bauen 

Es gibt Steine wien Seelene.                                                Rabbi Nachman

Wenn du dir deine Wände neu aufrichtest –
Deinen Herd, Schlafstatt, Tisch und Stuhl –
Hänge nicht deine Tränen um sie, die dahingegangen,
Die nicht mehr mit dir wohnen werden
An den Stein
Nicht an das Holz –
Es weint sonst in deinen Schlaf hinein,
Des kurzen, den du noch tun mußt.

Seufze nicht, wenn du dein Laken bettest,
Es mischen sich sonst deine Träume
Mit dem Schweiß der Toten.

Ach, es sind die Wände und die Geräte
Wie die Windharfen empfänglich
Und wie ein Acker, darin dein Leid wächst,
Und spüren das Staubverwandte in dir.

Baue, wenn die Stundenuhr rieselt,
Aber weine nicht die Minuten fort
Mit dem Staub zusammen,
Der das Licht verdeckt.

Nelly Sachs

da “In den Wohnungen des Todes”, Berlin, Aufbau – Verlag, 1947

Nel libro di lettura per classi superiori – Hans Magnus Enzensberger

Michael Kenna, Double Fence, Natzweiler-Struthof, France, 1993

 

Non leggere odi, figlio mio, leggi gli orari.
Son piú esatti. Svolgi le carte di navigazione
prima che sia tardi. Vigila, non cantare.
Viene il giorno che torneranno a inchiodar liste
sulla porta e a chi dice di no dipinger sul petto
qualcosa di uncinato. Impara ad andare
senza esser conosciuto, impara piú di me:
a cambiar quartiere, passaporto, faccia.
Fai pratica di tradimento al minuto,
di sporca quotidiana salvezza. Le encicliche
sono utili per accendere il fuoco
e i manifesti per incartare burro e sale
a chi è senza difesa. Rabbia e pazienza ci vogliono
per soffiare nei polmoni del potere
la fine polvere mortale, macinata
da chi ha molto imparato,
da chi è esatto, da te.

Hans Magnus Enzensberger

1963

(Traduzione di Franco Fortini e Ruth Leiser)

da “Poesie per chi non legge poesia”, “Le Comete” Feltrinelli, 1964

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ins lesebuch für die oberstufe

lies keine oden, mein sohn, lies die fahrpläne:
sie sind genauer. roll die seekarten auf,
eh es zu spät ist. sei wachsam, sing nicht.
der tag kommt, wo sie wieder listen ans tor
schlagen und malen den neinsagern auf die brust
zinken. lern unerkannt gehn, lern mehr als ich:
das viertel wechseln, den paß, das gesicht.
versteh dich auf den kleinen verrat,
die tägliche schmutzige rettung. nützlich
sind die enzykliken zum feueranzünden,
die manifeste: butter einzuwickeln und salz
für die wehrlosen. wut und geduld sind nötig,
in die lungen der macht zu blasen
den feinen tödlichen staub, gemahlen
von denen, die viel gelernt haben,
die genau sind, von dir.

Hans Magnus Enzensberger

da “Verteidigung der Wölfe”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1957

«Voce di più giovani anni impose» – Stefan George

Foto di Chiara Adezati, presso Palazzo Reale di Genova

 

Voce di più giovani anni impose
Cercare di lei sotto questi rami:
Devo chinar la fronte a te e negare ·
Ché dorme l’amore in terra di raggi.

Ma ancora lei mi mandate nel fuoco
Dell’estate e in lusingare di Eroti
Come scorta a me timido si offre
Voglio questa volta accoglierla in gioia.

Le uve mature fermentano in tini ·
Ma tutto quel che di nobili getti
E semina dell’estate mi resta
A piene mani a lei voglio portare.

Stefan George

(Traduzione di Chiara Adezati con la collaborazione di Andreas de Jong)

da Dopo il raccolto, in L’anno dell’anima, 1897

da “Stefan George, Sämtliche Werke in 18 Bänden”, Hrsg. Stefan George Stiftung, Klett-Cotta, Stuttgart, 2013

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«Ihr rufe junger jahre die befahlen»

Ihr rufe junger jahre die befahlen
Nach ihr zu suchen unter diesen zweigen:
Ich muss vor euch die stirn verneinend neigen ·
Denn meine liebe schläft im land der strahlen.

Doch schickt ihr sie mir wieder die im brennen
Des sommers und im flattern der Eroten
Sich als geleit mir schüchtern dargeboten
Ich will sie diesmal freudig anerkennen.

Die reifen trauben gären in den bütten ·
Doch will ich alles was an edlen trieben
Und schöner saat vom sommer mir geblieben
Aus vollen händen vor ihr niederschütten.

Stefan George

da Nach der Lese, in Das Jahr der Seele, 1897

da “Stefan George, Sämtliche Werke in 18 Bänden”, Hrsg. Stefan George Stiftung, Klett-Cotta, Stuttgart, 2013

«Tra gli azzurri astri e il papavero» – Stefan George

P. B. Canepa, O mae bricco, olio su tela

 

Tra gli azzurri astri e il papavero
Sfugge bisbigliante il lucente grano!
Percorso già tutto questo bosco
E da capo ciascun sentiero ·

Non curate i segni sulle betulle ·
Sparita sia la mano che li intagliò ·
Sentite altri nomi far miracoli ·
Andate verso freschi nuovi tronchi ·

Scordate i dolori e l’antico sangue
Gli strappi al cadente cespo di spini
Tempi aridi con animo leggero
Calpestateli e lasciateli indietro!

Stefan George

(Traduzione di Chiara Adezati con la collaborazione di Andreas de Jong)

da Vittora dell’estate, in L’anno dell’anima, 1897

da “Stefan George, Sämtliche Werke in 18 Bänden”, Hrsg. Stefan George Stiftung, Klett-Cotta, Stuttgart, 2013

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«Den blauen raden und dem blutigen mohne»

Den blauen raden und dem blutigen mohne
Entgeht dem lispelnden und lichten korn!
Durchwandert diese waldung sinnens ohne
Und jeden vielverschlungnen pfad von vorn ·

Verharrt nicht vor den zeichen in den birken ·
Geschwunden sei die hand die einst sie schnitt ·
Nun fühlt wie andre namen wunder wirken ·
Zu jungen frischen stämmen lenkt den schritt ·

Vergesst der schmerzen und des alten blutes
Gerissen am verfallnen dorngesträuch
Und blätter dürrer zeiten leichten mutes
Betretet sie und lasst sie hinter euch!

Stefan George

da Sieg des Sommers, in Das Jahr der Seele, 1897

da “Stefan George, Sämtliche Werke in 18 Bänden”, Hrsg. Stefan George Stiftung, Klett-Cotta, Stuttgart, 2013