Dormi dunque… – Paul Celan

Paul Celan

 

DORMI dunque, ed il mio occhio rimarrà aperto.
La pioggia colmò la brocca, noi la vuotammo.
La notte germinerà un cuore, il cuore un breve stelo –
Ma per mietere è troppo tardi, falciatrice.

Vento notturno, così candidi sono i tuoi capelli!
Candido ciò che mi resta, candido ciò che perdo!
Ella conta le ore, e io conto gli anni.
Noi bevemmo pioggia. Pioggia, bevemmo.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Papavero e memoria”, in “Paul Celan, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

∗∗∗

SO schlafe…

SO schlafe, und mein Aug wird offen bleiben.
Der Regen füllt’ den Krug, wir leerten ihn.
Es wird die Nacht ein Herz, das Herz ein Hälmlein treiben –
Doch ists zu spät zum Mähen, Schnitterin.

So schneeig weiß sind, Nachtwind, deine Haare!
Weiß, was mir bleibt, und weiß, was ich verlier!
Sie zählt die Stunden, und ich zähl die Jahre.
Wir tranken Regen. Regen tranken wir.

Paul Celan

da “Mohn und Gedächtnis”Erscheinungsjahr, 1952

Madre – Gottfried Benn

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa, 1965

 

Ti porto come una ferita
sulla fronte che non si rimargina.
Non sempre duole. E il cuore
non ne muore dissanguato.
Solo talvolta sono di colpo accecato e sento
del sangue in bocca.

Gottfried Benn

(Traduzione di Paola Quadrelli)

La madre di G. Benn morì il 9 aprile 1912.

dalla rivista “Poesia”, Anno XV, Gennaio 2002, N. 157, Crocetti Editore

∗∗∗

Mutter

Ich trage dich wie eine Wunde
auf meiner Stirn, die sich nicht schließt.
Sie schmerzt nicht immer. Und es fließt
das Herz sich nicht draus tot.
Nur manchmal plötzlich bin ich blind und spüre
Blut im Munde.

Gottfried Benn

1913

da “Sämtliche Werke”, J.G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger GmbH, Stuttgart, 1986

Amore – Gottfried Benn

Foto di Christer Strömholm

 

questa parola non la pronunciamo neppure
io resto solo in me stesso
ma ti guardo volentieri
mi piace sentirti vicina
mangio volentieri con te
conversiamo con piacere
per tutta la giornata manteniamo un tono affettuoso
ah – domani
cosa ne saprai

In questo disordine, progetti esistenziali
notizie locali, ricerca nucleare, biglietto d’ingresso
gran confusione – non c’è niente di male
dev’essere così
previsioni del tempo, canzonette filosofemi,
e le stupidaggini alla radio:
“il suo musicista preferito
Beethoven e Gerhard Winkler” –
“suo” – si parla di un vecchio babbeo
“il nostro Dieter”
quotidiano fornitore di chiacchiere inutili –
e nel mezzo noi due
sereni come gladioli o obelischi.

Una domenica meravigliosa, in agosto,
io non vivrò ancora a lungo
infine ci diciamo: felice notte
poi ti ricorderai di tutti i nostri gesti
e della sogliola alla mugnaia
che mangiammo dopo
e anche del profumo “Joie” di Patou
che desideravi ti regalassi
e di come ti dicevo talora
“amore, volto di luna”
tutto molto bello, ma – qui sait?
incomparabile, incomparabile –
giorni di felicità –
ma qui sait?

Gottfried Benn

(Traduzione di Paola Quadrelli)

dalla rivista “Poesia”, Anno XV, Gennaio 2002, N.157,  Crocetti Editore

***

Liebe –

dies Wort wollen wir gamicht in die Diskussion werfen
ich bleibe ja doch in mir allein
aber ich sehe dich gern an
ich fühle dich gern an
ich esse gerne mit dir
wir sprechen so freundschaftlich mit einander
sind den ganzen Tag auf einer zärtlichen Ebene
ach – morgen
weisst du was davon

Bei diesem Durcheinanderprogramm des Lebens
Lokales, Atomforschung, Eintrittsgeld
grosser Wirrwarr – nichts für ungut,
das muss wohl so sein
Wetterberichte, Philosopheme, Schlager
und der Mist aus dem Radio:
„sein Lieblingskomponist
Beethoven und Gerhard Winkler“ –
„sein“- das ist selber ein alter Affe
„unser Dieter“
täglicher Kaffproduzent [!] –:
und dazwischen wir beide
sanft wie Gladiolen oder Obelisken.

Ein wunderschöner Sonntag, August,
ich lebe nicht mehr lange
dann heisst es: felice notte
und du erinnerst dich später
an alle unsere Bewegungen
und an die Seezunge nach Müllerin Art,
die wir hinterher assen
sowie an das Parfüm „Joie“ von Patou,
das du von mir haben wolltest
und wie ich manchmal zu dir sagte
„du Allerliebstes, du mein Mondgesicht“
alles schön u gut, aber – qui sait?
unvergleichlich, unvergleichlich –
Tage der Glücke –
aber qui sait?

Gottfried Benn

da “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986

Versi – Gottfried Benn

 

 

Se mai il nume, oscuro e inconoscibile,
in un essere è sorto ed ha parlato,
ciò fu solo nel verso poiché immensa
la pena dei cuori vi si è infranta;
i cuori van per gli spazi alla deriva
quando la strofa va di bocca in bocca,
sopravvive alle risse tra le genti,
alla violenza e al patto tra i sicari.

Cosí, i canti che un popolo ha cantato,
indiani, yaqui di parola azteca
vinti dall’avidità dell’uomo bianco,
vivono ancora come canti agresti:
«Su, bimbo vieni con le sette spighe,
vieni in catene, adorno delle giade,
il dio del mais innalza, per nutrirci,
la verga fragorosa e tu sei l’olocausto –»

Il grande soffio a colui che le sue vie,
rapito e soggiogato, offrí allo spirito,
inflato, efflato, apnea – alitazioni
di indiana penitenza e fachiria –
il grande Sé, il sogno del gran Tutto,
donato a chi in silenzio si consacri,
si conserva nei Salmi e nei Veda,
irride ad ogni fare e sfida il tempo.

Due mondi sono in gioco ed in conflitto,
e solo l’uomo è basso se tentenna,
non può vivere solo dell’istante
anche se egli è il frutto del momento;
il potere svanisce nella feccia,
laddove un verso costruisce i sogni
dei popoli e li sottrae alla bassezza,
eternità di suono e di parola.

Gottfried Benn

(Traduzione di Giuliano Baioni)

da “Poesie statiche”, “I Supercoralli” Einaudi, 1972

∗∗∗

Verse

Wenn je die Gottheit, tief und unerkenntlich,
in einem Wesen auferstand und sprach,
so sind es Verse, da unendlich
in ihnen sich die Qual der Herzen brach;
die Herzen treiben längst im Strom der Weite,
die Strophe aber streift von Mund zu Mund,
sie übersteht die Völkerstreite
und überdauert Macht und Mörderbund.

Auch Lieder, die ein kleiner Stamm gesungen,
Indianer, Yakis mit Aztekenwort,
längst von der Gier des weißen Manns bezwungen,
leben als stille Ackerstrophen fort;
«komm, Kindlein, komm in Kett’ und Jadestein,
der Maisgott stellt ins Feld, uns zu ernähren,
den Rasselstab und du sollst Opfer sein –»

Das große Murmeln dem, der seine Fahrten
versenkt und angejocht dem Geiste lieh,
Einhauche, Aushauch, Weghauch – Atemarten
indischer Büßungen und Fakire –
das große Selbst, der Alltraum, einem jedem
ins Herz gegeben, der sich schweigend weiht,
hält sich in Psalmen und in Veden
und spottet alles Tuns und trotzt der Zeit.

Zwei Welten stehn in Spiel und Widerstreben,
allein der Mensch ist nieder, wenn er schwankt,
er kann vom Augenblick nicht leben,
obwohl er sich dem Augenblicke dankt;
die Macht vergeht im Abschaum ihrer Tücken,
indes ein Vers der Völker Träume baut,
die sich der Niedrigkeit entrücken,
Unsterblichkeit im Worte und im Laut.

Gottfried Benn

da “Statische Gedichte”, by Peter Schifferli, Verlags AG «Die Arche», Zürich, 1948

«Il tempo entra ferreo» – Paul Celan

Giosetta Fioroni, Celan, smalto su carta 2010

 

IL TEMPO ENTRA FERREO nella sua ultima era.
Soltanto tu sei qui d’argento.
E piangi a sera la farfalla purpurea.
E ti lamenti della nube con la fiera.

Non che il tuo cuore mai abbia visto tramonto
e mai tenebra comandato all’occhio tuo…
Della luna però la tua mano reca ancor traccia.
E nelle acque resiste ancora un raggio.

Come farà chi su celeste ghiaia
danzò con le ninfe, lieve,
a non pensare che una freccia di Artemide
nel bosco ancora vaga e infine lo raggiungerà?

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso) 

da “Poesie sparse pubblicate in vita”, nottetempo, 2011

Composta verosimilmente nella primavera 1944.
w. 11-12: il mito narra che Artemide, sorella di Apollo, trafisse con frecce avvelenate le sette figlie di Niobe, che si era vantata della sua prole con Latona.
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«Die zeit tritt ehern» 

DIE ZEIT TRITT EHERN in ihr letztes Alter.
Nur du allein bist silbern hier.
Und klagst im Abend um den Purpurfalter.
Und haderst um die Wolke mit dem Tier.

Nicht, daß dein Herz nie Untergang erfuhr
und Finsternis nie deinem Aug befahl…
Doch trägt vom Mond noch deine Hand die Sj
Und in den Wassern sträubt sich noch ein Stra

Wie soll, der über himmelblauen Kies
sich mit den Nymphen drehte, leicht,
nicht denken, daß ein Pfeil der Artemis
im Wald noch irrt und ihn zuletzt erreicht?

Paul Celan

da “Paul Celan: Werkee. Historisch-Kritische Ausgabe”, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 2003-2008

(Edizione storico-critica delle opere complete di Paul Celan)