Guadagni e perdite – Julio Cortázar

 

Riprendo a mentire con grazia,
mi chino rispettoso allo specchio
che riflette il mio collo e la cravatta.
Credo d’essere questo signore che esce
tutti i giorni alle nove.
Gli dei sono morti uno a uno in lunghe file
di carta e cartone.
Niente mi manca, neppure tu
mi manchi. Sento un buco, però è facile
un tamburo: pelle ai due lati.
A volte torni la sera, quando leggo
cose che tranquillizzano: bollettini,
il dollaro e la sterlina, i dibattiti
delle Nazioni Unite. Mi sembra
che la tua mano mi pettini. Non sento la tua mancanza!
Solo cose minute all’improvviso mi mancano
e vorrei ricercarle: la contentezza
e il sorriso, questo animaletto furtivo
che ormai non vive più fra le mie labbra.

Julio Cortázar

(Traduzione di Gianni Toti)

da “Le ragioni della collera”, Edizioni Fahrenheit 451, 1995

∗∗∗

Ganancias y pérdidas

Vuelvo a mentir con gracia,
me inclino respetuoso ante el espejo
que refleja mi cuello y mi corbata.
Creo que soy ese señor que sale
todos los días a las nueve.
Los dioses están muertos uno a uno en largas filas
de papel y cartón.
No extraño nada, ni siquiera a ti
te extraño. Siento un hueco, pero es fácil
un tambor: piel a los dos lados.
A veces vuelves en la tarde, cuando leo
cosas que tranquilizan: boletines,
el dólar y la libra, los debates
de Naciones Unidas. Me parece
que tu mano me peina. ¡No te extraño!
Sólo cosas menudas de repente me faltan
y quisiera buscarlas: el contento,
y la sonrisa, ese animalito furtivo
que ya no vive entre mis labios.

Julio Cortázar

da “Salvo el crepúsculo”, Buenos Aires, Ed. Alfaguara, 1984

Amoroso auspicio – Jorge Luis Borges

Foto di René Groebli

 

Né l’intima grazia della tua fonte luminosa come una festa
né il favore del tuo corpo, tuttora arcano e tàcito e fanciullesco,
né l’alternarsi delle tue vicende in parole o in silenzi
saranno offerta cosí misteriosa
come rimirare il tuo sonno coinvolto
nella veglia delle mie braccia.
Di nuovo miracolosamente vergine per la virtú assolutoria del sonno,
serena e splendente come fausto ricordo trascelto,
mi offrirai quella sponda della tua vita che tu stessa non possiedi.
Proiettato nella quiete,
scorgerò quella riva estrema del tuo essere
e ti vedrò forse per la prima volta
quale Iddio deve ravvisarti,
annullata la finzione del Tempo,
senza l’amore, senza di me.

Jorge Luis Borges

(Traduzione di Umberto Cianciòlo)

da “Luna di fronte”, in “J. L. Borges, Carme presunto e altre poesie”, Einaudi, Torino, 1975

∗∗∗

Amorosa anticipación

Ni la intimidad de tu frente clara como una fiesta
ni la costumbre de tu cuerpo, aún misterioso y tácito y de niña,
ni la sucesión de tu vida asumiendo palabras o silencios
serán favor tan misterioso
como mirar tu sueño implicado
en la vigilia de mis brazos.
Virgen milagrosamente otra vez por la virtud absolutoria del sueño,
quieta y resplandeciente como una dicha que la memoria elige,
me darás esa orilla de tu vida que tú misma no tienes.
Arrojado a quietud,
divisaré esa playa última de tu ser
y te veré por vez primera, quizá,
como Dios ha de verte,
desbaratada la ficción del Tiempo,
sin el amor, sin mí.

Jorge Luis Borges

da “Luna de enfrente”, Editorial Proa, Buenos Aires, 1925

Albero di Diana – Alejandra Pizarnik

Foto di Lillian Bassman

1

Ho dato il salto di me all’alba.
Ho lasciato il mio corpo accanto alla luce
e ho cantato la tristezza di ciò che nasce.

2

Queste sono le versioni che ci propone:
uno spiraglio, una parete che trema…

3

solo la sete
il silenzio
nessun incontro

attento a me amore mio
attento alla silenziosa nel deserto
alla viaggiatrice col bicchiere vuoto
e all’ombra della sua ombra

4

EBBENE:
Chi smetterà di affondare la mano in cerca del tributo  per la piccola dimenticata. Il freddo pagherà. Pagherà il  vento. La pioggia pagherà. Pagherà il tuono.

   ad Aurora e Julio Cortázar
5

per un minuto di vita breve
unica a occhi aperti
per un minuto vedere
nel cervello piccoli fiori
che danzano come parole sulla bocca di un muto

6

lei si spoglia nel paradiso
della sua memoria
lei non conosce il destino feroce
delle sue visioni
lei ha paura di non saper nominare
ciò che non esiste

7

Salta con la camicia in fiamme
da stella a stella,
da ombra in ombra.
Muore di morte lontana
quella che ama il vento.

8

Memoria illuminata, galleria dove vaga l’ombra di quel che aspetto. Non è vero che verrà. Non è vero che non verrà.

9

Queste ossa che brillano di notte,
queste parole come pietre preziose
nella gola viva di un uccello pietrificato,
questo verde amatissimo,
questo caldo lilla,
questo cuore solo misterioso.

10

un vento debole
pieno di volti piegati
che ritaglio come oggetti da amare

11

ora
       in quest’ora innocente
io e colei che fui ci sediamo
sulla soglia del mio sguardo

12

non piú le dolci metamorfosi di una bimba di seta
sonnambula ora nella cornice di nebbia

il suo risveglio di mano che respira
di fiore che si apre al vento

13

spiegare con parole di questo mondo
che partí da me una nave portandomi

14

La poesia che non dico,
quella che non merito.
Paura di essere due
sulla via dello specchio:
qualcuno che dorme in me
mi mangia e mi beve.

15

Rimpiango di avere smarrito
l’ora in cui sono nata.
Rimpiango di non poter officiare
da ultima arrivata.

16

hai costruito la tua casa
hai impiumato i tuoi uccelli
hai colpito il vento
con le tue ossa

hai finito da sola
quello che nessuno aveva cominciato

17

Giorni in cui una parola lontana si impossessa di me. Vado per quei giorni sonnambula e trasparente. L’automa grazioso si canta, si incanta, si racconta casi e cose: nido di fili rigidi dove mi danzo e mi piango ai miei numerosi funerali. (Lei è il suo specchio incendiato, la sua attesa in roghi freddi, il suo elemento mistico, la sua fornicazione di nomi che crescono soli nella notte pallida.)

18

come una poesia che ha saputo
il silenzio delle cose
parli per non vedermi

19

quando vedrò gli occhi
che ho nei miei tatuati

20

dice che non sa della paura della morte dell’amore
dice che ha paura della morte dell’amore
dice che l’amore è morte è paura
dice che la morte è paura è amore
dice che non sa

  a Laure Bataillon
21

sono nata tanto
e ho doppiamente sofferto
nella memoria di qui e di là

22

nella notte

uno specchio per la piccola morta

uno specchio di ceneri

23

uno sguardo dalle chiaviche
può essere una visione del mondo

la ribellione consiste nel guardare una rosa
fino a polverizzarsi gli occhi

24
     (un disegno di Wols)

questi fili imprigionano le ombre
e le obbligano a render conto del silenzio
questi fili uniscono lo sguardo al singhiozzo

25
   (esposizione di Goya)

uno spiraglio nella notte
prontamente invaso da un angelo

26
       (un disegno di Klee)

quando il palazzo della notte
accenderà la sua bellezza
                                               tasteremo gli specchi
finché i nostri volti canteranno come idoli

27

un colpo dell’alba sui fiori
mi abbandona ebbra di nulla e di luce lilla
ebbra d’immobilità e di certezza

28

ti allontani dai nomi
che filano il silenzio delle cose

29

Qui viviamo con una mano alla gola. Che nulla è possibile già lo sapevano gli inventori di piogge e i tessitori di parole tormentati dall’assenza. Perciò nelle loro orazioni c’era un suono di mani innamorate della nebbia.

ad André Pieyre de Mandiargues
30

nell’inverno favoloso
la trenodia delle ali nella pioggia
nella memoria dell’acqua dita di nebbia

31

È un chiudere gli occhi e giurare di non aprirli. Che fuori intanto si nutrano di orologi e di fiori nati dall’astuzia.
Ma con gli occhi chiusi e una sofferenza davvero troppo grande tastiamo gli specchi finché le parole dimenticate suonino magicamente.

32

Zona di piaghe dove l’addormentata mangia lentamente
il suo cuore di mezzanotte

33

un giorno
                   forse un giorno forse
me ne andrò senza restare
                   me ne andrò come chi se ne va

         a Ester Singer
34

la piccola viaggiatrice
moriva spiegando la sua morte

saggi animali nostalgici
visitavano il suo corpo caldo

35

Vita, mia vita, lasciati cadere, lasciati dolere, mia vita, lasciati cingere di fuoco, di silenzio ingenuo, di pietre verdi nella casa della notte, lasciati cadere e dolere, mia vita.

36

nella gabbia del tempo
l’addormentata guarda i suoi occhi soli

il vento le trae
la tenue risposta delle foglie

         ad Alain Glass
37

al di là di qualunque zona proibita
c’è uno specchio per la nostra triste trasparenza

38

Questo canto pentito, vedetta dietro le mie poesie:

questo canto mi smentisce, mi imbavaglia.

Alejandra Pizarnik

(Traduzione di Claudio Cinti)

da “La figlia dell’insonnia”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Árbol de Diana

1

He dado el salto de mí al alba.
He dejado mi cuerpo junto a la luz
y he cantado la tristeza de lo que nace.

2

Éstas son las versiones que nos propone:
un agujero, una pared que tiembla…

3

sólo la sed
el silencio
ningún encuentro

cuídate de mí amor mío
cuídate de la silenciosa en el desierto
de la viajera con el vaso vacío
y de la sombra de su sombra

4

AHORA BIEN:
Quién dejará de hundir su mano en busca del tributo para la pequeña olvidada. El frío pagará. Pagará el viento. La lluvia pagará. Pagará el trueno.

    A Aurora y Julio Cortázar
5

por un minuto de vida breve
única de ojos abiertos
por un minuto de ver
en el cerebro flores pequeñas
danzando como palabras en la boca de un mudo

6

ella se desnuda en el paraíso
de su memoria
ella desconoce el feroz destino
de sus visiones
ella tiene miedo de no saber nombrar
lo que no existe

7

Salta con la camisa en llamas
de estrella a estrella.
de sombra en sombra.
Muere de muerte lejana
la que ama al viento.

8

Memoria iluminada, galería donde vaga la sombra de lo que espero.
No es verdad que vendrá. No es verdad que no vendrá.

9

Estos huesos brillando en la noche,
estas palabras como piedras preciosas
en la garganta viva de un pájaro petrificado,
este verde muy amado,
este lila caliente,
este corazón sólo misterioso.

10

un viento débil
lleno de rostros doblados
que recorto en forma de objetos que amar

11

ahora
           en esta hora inocente
yo y la que fui nos sentamos
en el umbral de mi mirada

12

no más las dulces metamorfosis de una niña de seda
sonámbula ahora en la cornisa de niebla

su despertar de mano respirando
de flor que se abre al viento

13

explicar con palabras de este mundo
que partió de mí un barco llevándome

14

El poema que no digo,
el que no merezco.
Miedo de ser dos
camino del espejo:
alguien en mí dormido
me come y me bebe.

15

Extraño desacostumbrarme
de la hora en que nací.
Extraño no ejercer más
oficio de recién llegada.

16

has construido tu casa
has emplumado tus pájaros
has golpeado al viento
con tus propios huesos

has terminado sola
lo que nadie comenzó

17

Días en que una palabra lejana se apodera de mí. Voy por esos días sonámbula y transparente. La hermosa autómata se canta, se encanta, se cuenta casos y cosas: nido de hilos rígidos donde me danzo y me lloro en mis numerosos funerales. (Ella es su espejo incendiado, su espera en hogueras frías, su elemento místico, su fornicación de nombres creciendo solos en la noche pálida.)

18

como un poema enterado
del silencio de las cosas
hablas para no verme

19

cuando vea los ojos
que tengo en los míos tatuados

20

dice que no sabe del miedo de la muerte del amor
dice que tiene miedo de la muerte del amor
dice que el amor es muerte es miedo
dice que la muerte es miedo es amor
dice que no sabe

A Laure Bataillon
21

he nacido tanto
y doblemente sufrido
en la memoria de aquí y de allá

22

en la noche

un espejo para la pequeña muerta

un espejo de cenizas

23

una mirada desde la alcantarilla
puede ser una visión del mundo

la rebelión consiste en mirar una rosa
hasta pulverizarse los ojos

24
     (un dibujo de Wols)

estos hilos aprisionan a las sombras
y las obligan a rendir cuentas del silencio
estos hilos unen la mirada al sollozo

25
(exposición Goya)

un agujero en la noche
súbitamente invadido por un ángel

26
(un dibujo de Klee)

cuando el palacio de la noche
encienda su hermosura
                                            pulsaremos los espejos
hasta que nuestros rostros canten como ídolos

27

un golpe del alba en las flores
me abandona ebria de nada y de luz lila
ebria de inmovilidad y de certeza

28

te alejas de los nombres
que hilan el silencio de las cosas

29

Aquí vivimos con una mano en la garganta. Que nada es posible ya lo sabían los que inventaban lluvias y tejían palabras con el tormento de la ausencia. Por eso en sus plegarias había un sonido de manos enamoradas de la niebla.

A André Pieyre de Mandiargues
30

en el invierno fabuloso
la endecha de las alas en la lluvia
en la memoria del agua dedos de niebla

31

Es un cerrar los ojos y jurar no abrirlos. En tanto afuera se alimenten de relojes y de flores nacidas de la astucia. Pero con los ojos cerrados y un sufrimiento en verdad demasiado grande pulsamos los espejos hasta que las palabras olvidadas suenan mágicamente.

32

Zona de plagas donde la dormida come
lentamente
su corazón de medianoche.

33

alguna vez
                     alguna vez tal vez
me iré sin quedarme
                     me iré como quien se va

A Ester Singer
34

la pequeña viajera
moría explicando su muerte

sabios animales nostálgicos
visitaban su cuerpo caliente

35

Vida, mi vida, déjate caer, déjate doler, mi vida, déjate enlazar de fuego, de silencio ingenuo, de piedras verdes en la casa de la noche, déjate caer y doler, mi vida.

36

en la jaula del tiempo
la dormida mira sus ojos solos

el viento le trae
la tenue respuesta de las hojas

A Alain Glass
37

más allá de cualquier zona prohibida
hay un espejo para nuestra triste transparencia

38

Este canto arrepentido, vigía detrás de mis poemas:

este canto me desmiente, me amordaza.

Alejandra Pizarnik

“Árbol de Diana”, Buenos Aires, Sur, 1962

Dimenticando un sogno – Jorge Luis Borges

Matteo Massagrande, Corridor, 2015

a Viviana Aguilar

Nell’alba dubitante ho avuto un sogno.
So che nel sogno c’erano più porte.
Il resto l’ho perduto. Il mio risveglio
ha fatto svanire stamattina
quella favola intima che adesso
è più inafferrabile dell’ombra
di Tiresia o di Ur dei Caldei
o dei corollari di Spinoza.
Ho passato la vita decifrando
i dogmi che avventurano i filosofi.
È noto che in Irlanda un uomo disse
che l’attenzione di Dio, che mai dorme,
raccoglie eternamente ogni sogno
ogni vuoto giardino ed ogni lacrima.
Continua il dubbio e la penombra cresce.
Se sapessi che è stato di quel sogno
che sognai, o che sogno aver sognato,
saprei tutte le cose.

Jorge Luis Borges

(Traduzione di Domenico Porzio)

da “La cifra”, “Lo Specchio” Mondadori, 1982

∗∗∗

Al olvidar un sueño

a Viviana Aguilar

En el alba dudosa tuve un sueño.
Sé que en el sueño había muchas puertas.
Lo demás lo he perdido. La vigilia
ha dejado caer esta mañana
esa fábula íntima, que ahora
no es menos inasible que la sombra
de Tiresias o que Ur de los Caldeos
o que los corolarios de Spinoza.
Me he pasado la vida deletreando
los dogmas que aventuran los filósofos.
Es fama que en Irlanda un hombre dijo
que la atención de Dios, que nunca duerme,
percibe eternamente cada sueño
y cada jardín solo y cada lágrima.
Sigue la duda y la penumbra crece.
Si supiera qué ha sido de aquel sueño
que he soñado, o que sueño haber soñado,
sabría todas las cosas.

Jorge Luis Borges

da “La Cifra”, Alianza Editorial, 1981

Diciassette haiku – Jorge Luis Borges

Georg Hendrik Breitner, Girl in a white kimono, 1893, Enschede, Rijksmuseum

         

 1

Qualcosa mi han detto
la sera e la montagna.
Ma l’ho perduto.

2

La vasta notte
non è ora altra cosa
che un profumo.

3

Esiste o no
il sogno che smarrii
prima dell’alba?

4

Mute le corde.
La musica sapeva
quello che sento.

5

Oggi non ride
il mandorlo dell’orto.
È il tuo ricordo.

6

Oscuramente
libri, stampe, chiavi
han la mia sorte.

7

Da quel giorno
non ho toccato i pezzi
sulla scacchiera.

8

Sopra il deserto
sta avvenendo l’aurora.
Qualcuno lo sa.

9

L’oziosa spada
sogna le sue battaglie.
Altro è il mio sogno.

10

L’uomo è spirato.
La barba non lo sa.
Crescono l’unghie.

11

Questa è la mano
che talvolta toccava
la tua chioma.

12

Sotto la gronda
lo specchio non riflette
più che la luna.

13

Sotto la luna
l’ombra che si allunga
è una sola.

14

È un impero
quella luce che muore
o una lucciola?

15

La luna nuova.
Lei pure la guarda
da un’altra porta.

16

Lontano un trillo.
L’usignolo non sa
che ti consola.

17

La vecchia mano
ancora scrive versi
per l’oblio.

Jorge Luis Borges

(Traduzione di Domenico Porzio)

da “La cifra”, “Lo Specchio” Mondadori, 1982

***

Diecisiete haiku

1

Algo me han dicho
la tarde y la montaña.
Ya lo he perdido.

2

La vasta noche
no es ahora otra cosa
que una fragancia.

3

¿Es o no es
el sueño que olvidé
antes del alba?

4

Callan las cuerdas.
La música sabía
lo que yo siento.

5

Hoy no me alegran
los almendros del huerto.
Son tu recuerdo.

6

Oscuramente
libros, láminas, llaves
siguen mi suerte.

7

Desde aquel día
no he movido las piezas
en el tablero.

8

En el desierto
acontece la aurora.
Alguien lo sabe.

9

La ociosa espada
sueña con sus batallas.
Otro es mi sueño.

10

El hombre ha muerto.
La barba no lo sabe.
Crecen las uñas.

11

Ésta es la mano
que alguna vez tocaba
tu cabellera.

12

Bajo el alero
el espejo no copia
más que la luna.

13

Bajo la luna
la sombra que se alarga
es una sola.

14

¿Es un imperio
esa luz que se apaga
o una luciérnaga?

15

La luna nueva.
Ella también la mira
desde otra puerta.

16

Lejos un trino.
El ruiseñor no sabe
que te consuela.

17

La vieja mano
sigue trazando versos
para el olvido.

Jorge Luis Borges

da “La Cifra”, Alianza Editorial, 1981