Ninnananna – Adam Zagajewski

Foto di Anka Zhuravleva

 

Oggi non dormirai. Tanto è il chiarore alla finestra.
Sulla città s’innalzano i fuochi d’artificio.
Non dormirai, sono accadute troppe cose.
Su te vegliano i libri, in file ordinate.
A lungo penserai a ciò che è accaduto
e a ciò che non è stato. Oggi non dormirai.
Le tue palpebre rosa si ribelleranno,
avrai gli occhi arrossati, bruceranno,
e il cuore gonfio di ricordi.
Non dormirai. Si aprirà l’enciclopedia
e ne usciranno i vecchi poeti, vestiti con cura,
al riparo dal freddo. Si aprirà la memoria,
come un paracadute, con un sibilo improvviso.
Si aprirà la memoria e tu non dormirai,
ti cullerai tra le nuvole, bersaglio
mobile e chiaro dei fuochi d’artificio.
Non dormirai mai più, troppo ti è stato
detto, troppo è accaduto.
Eppure ogni goccia di sangue potrebbe
scrivere la sua Iliade scarlatta.
Ogni alba potrebbe essere autrice
di cupe memorie. Non ti addormenterai
sotto la spessa coltre di tetti, solai, camini
che gettano verso l’alto una manciata di cenere.
Le notti in bianco fluttuano nel cielo silenziose
e i remi frusciano, calze di seta.
Uscirai nel parco e i rami
ti batteranno amichevolmente sulle spalle,
per cresimarti un’altra volta, come se non fossero
certi della tua promessa. Non dormirai.
Correrai per il parco deserto, diventerai
un’ombra, incontrerai altre ombre. Penserai
a qualcuno che non c’è più e a qualcuno
che vive con tale intensità che questa vita ai margini
si trasforma in amore. Sempre più luce
si affolla nella stanza. Oggi non dormirai.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

da “Dalla vita degli oggetti”, Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012

∗∗∗

Kołysanka

Nie zaśniesz dzisiaj. Tyle blasku w oknie.
Sztuczne ognie rosną nad miastem.
Nie zaśniesz, za dużo się zdarzyło.
Książki czuwają nad tobą, ustawione w rzędy.
Będziesz długo myślał o tym, co się stało
i czego nie było. Nie zaśniesz dzisiaj.
Zbuntują się twoje różowe powieki,
będziesz miał oczy czerwone, piekące,
i serce spuchnięte od wspomnień.
Nie zaśniesz. Otworzy się encyklopedia
i wyjdą z niej dawni poeci, starannie ubrani,
osłonięci przed chłodem. Otworzy się pamięć,
jak spadochron, w nagłym syku powietrza.
Otworzy się pamięć i nie zaśniesz wcale,
będziesz się kołysać między chmurami,
cel ruchomy i jasny w świetle fajerwerków.
Nie zaśniesz już nigdy, zbyt wiele ci
opowiedziano, za dużo się zdarzyło.
Przecież każda kropla krwi mogłaby
napisać swoją szkarłatną Iliadę.
Każdy świt mógłby się stać autorem
ciemnych wspomnień. Nie zaśniesz
pod grubą kołdrą dachów, strychów i kominów,
które rzucają w górę garść popiołu.
Białe noce płyną cicho po niebie
i wiosła szeleszczą, jedwabne pończochy.
Wyjdziesz do parku i gałęzie
będą cię przyjaźnie uderzały po ramionach,
bierzmując cię jeszcze raz, jakby nie były
pewne twojej wierności. Nie zaśniesz.
Będziesz biegł przez pusty park, staniesz się
cieniem i spotkasz inne cienie. Będziesz
myślał o kimś, kogo już nie ma i o kimś,
kto żyje tak bardzo, że to życie na brzegach
zamienia się w miłość. Coraz więcej światła
gromadzi się w pokoju. Nie zaśniesz dzisiaj.

Adam Zagajewski

da “Trzej aniołowie / Three Angels” (selected poems, bilingual edition), Kraków: Wydawnictwo Literackie, 1998

Annalena – Czesław Miłosz

Foto di Galina Kurlat

Mi è accaduto alle volte di baciare negli specchi il riflesso del mio volto; poiché lo carezzavano le mani, le labbra e le lacrime di Annalena, il mio volto mi sembrava divinamente bello e come illuminato da una celeste dolcezza.
L’Amoureuse Initiation

Ho amato la tua yoni¹ vellutata, Annalena, i lunghi viaggi
nel delta delle tue gambe.

La spinta a risalire il fiume fino al battito del tuo cuore
attraverso le più selvagge correnti sature della luce di luppolo e di neri convolvoli.

E il nostro impeto e il riso trionfale e il rapido
vestirsi nel mezzo della notte per salire le scale di pietra
della città alta.

Il respiro trattenuto per la meraviglia e il silenzio, la porosità
dei massi consunti e le porte della cattedrale.

Oltre il cancello della canonica i pezzi di mattoni e le erbacce,
nell’oscurità toccare i ruvidi sproni del muro.

E più tardi guardare giù dal ponte i frutteti quando
sotto la luna ogni albero sta sul suo inginocchiatoio,
e nel buio dal cuore segreto dei pioppi bussa l’eco
della turbina ad acqua.

A chi raccontiamo che cosa ci è accaduto sulla terra, per chi
disponiamo ovunque grandi specchi sperando che si riempiano
e così tutto resti?

Sempre incerti se questo siamo stati tu ed io, Annalena, oppure
amanti senza nome di una fiaba su tavolette smaltate.

Czesław Miłosz

1967

(Traduzione di Valeria Rosselli)

da “Terra inafferrata”, in “Czesław Miłosz, La fodera del mondo”, Fondazione Piazzolla, Roma, 1966 

¹Sesso femminile in sanscrito

∗∗∗

Annalena

Zdarzało mi się niekiedy całować w lustrach odbicie
mojej twarzy; ponieważ pieściły ją ręce, usta i Izy
Annaleny, twarz moja wydawała mi się bosko piękna
i jakby prześwietlona niebiańską słodyczą.
L’ Amoureuse Initiation

Lubiłem twoją aksamitną yoni, Annalena, długie podróże
w delcie twoich nóg.

Dążenie w górę rzeki do twego bijącego serca przez coraz
dziksze prądy sycone światłem chmielu i czarnych powojów.

I naszą gwałtowność i triumfalny śmiech i pośpieszne
ubieranie się w środku nocy żeby iść kamiennymi schodami
górnego miasta.

Oddech wstrzymany z podziwu i ciszy, porowatość zużytych
głazów i portal katedry.

Za furtką do plebanii ułamki cegieł i chwasty, w ciemności
dotyk szorstkich oskarpowań muru.

I później patrzenie z mostu w dół na sady kiedy pod
księżycem każde drzewo osobne na swoim klęczniku,
a z tajemnego wnętrza przyćmionych topoli stuka echo
wodnej turbiny.

Komu opowiadamy co zdarzyło się nam na ziemi, dla kogo
ustawiamy wszędzie wielkie lustra w nadziei, że napełnią się
i tak zostanie?

Zawsze niepewni czy to byliśmy ja i ty, Annalena, czy
kochankowie bez imion na tabliczkach z baśniowej emalii.

Czesław Miłosz

1967

da “Nieobjęta ziemia”, Instytut Literack, 1884

Lettera da un lettore – Adam Zagajewski

Foto di Josef Sudek

 

Troppo sulla morte
sulle ombre.
Scrivi su un giorno qualsiasi
sul desiderio di ordine.

La campanella della scuola
può essere un modello
di moderazione,
anche l’erudizione.

Troppa morte
troppa
cupa illuminazione.

Guarda, popoli accalcati
in stadi stretti
cantano inni di odio.

Troppa musica
troppa poca armonia, pace,
saggezza.

Scrivi sui momenti in cui i ponti dell’amicizia
sembrano più resistenti
della disperazione.

Scrivi sull’amore,
sulle serate lunghe,
sul mattino,
sugli alberi,
sull’infinita pazienza
della luce.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Paola Malavasi)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVII, Maggio 2004, N. 183, Crocetti Editore

Negli alberi – Adam Zagajewski

Michael Kenna, Windy Trees, Les Tuileries, Paris, France

 

Negli alberi, nelle loro chiome, sotto sontuose
vesti di foglie e sottane di luce,
sotto i sensi, sotto le ali, sotto gli scettri,
negli alberi si cela, respira, palpita
una vita quieta, sonnolenta, un abbozzo d’eterno.
Prosperi reami crescono nell’ambone
delle querce. Gli scoiattoli corrono, immobili
come piccoli tramonti rossi nascosti
sotto le palpebre. Ostaggi invisibili
formicolano sotto i gusci delle ghiande,
gli schiavi portano cesti con frutta e argento,
i cammelli oscillano come studiosi
arabi sopra i loro manoscritti, i pozzi
bevono acqua e aceto, l’acerba Europa
stilla come resina dal legno, Vermeer dipinge
vesti e una luce che non va scemando.
Sotto la cupola del circo danzano i tordi.
Slowacki già abita a Parigi e gioca
perseverante in borsa. Un ricco
si infila nella cruna d’un ago
e geme, ah, che tortura, Socrate
spiega ai cercatori d’oro che cos’è
la menzogna, che cosa il bene e la virtù.
I rematori remano lenti. E lente navigano
le barche a vela. I fuggitivi dell’Insurrezione
di Varsavia bevono un tè dolce,
sui rami asciuga la biancheria,
qualcuno nel sonno chiede «dov’è
la mia patria». Un veliero verde è fissato
a un’ancora arrugginita. Un coro di anime immortali
prova una cantata di Bach, in silenzio.
Accanto, su un angusto divano, dorme, stanco,
capitan Nemo. Un picchio trasmette un telegramma
urgente con la notizia della conquista
di Cartagine e del Boston Tea Party.
La donnola non si tramuta affatto
in lady Macbeth, nelle chiome degli alberi
non esistono rimorsi. Icaro serenamente affoga.
Dio riavvolge il nastro. Le spedizioni punitive
rientrano in caserma. Vivremo a lungo
negli intrecci di un arabesco, nel balbettio
dell’allocco, nel desiderio, nell’eco
senza casa, sotto sontuose vesti di foglie,
nelle chiome degli alberi, nell’altrui respiro.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

da “Dalla vita degli oggetti”, Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012

Il senso – Czesław Miłosz

Michael Kenna, Huangshan Mountains, Study 46, China, 2010

 

– Quando morirò, vedrò la fodera del mondo.
L’altra parte, dietro l’uccello, la montagna, il tramonto.
Il vero significato che vorrà essere letto.
Ciò ch’era inconciliabile, si concilierà.
E sarà compreso ciò ch’era incomprensibile.

– Ma se non c’è una fodera del mondo?
Se il tordo sul ramo non è affatto un segno
ma solo un tordo sul ramo, se il giorno e la notte
si susseguono senza badare a un senso
e non c’è nulla sulla terra, oltre questa terra?

Se così fosse, resterebbe ancora la parola
suscitata una volta da effimere labbra,
che corre e corre, messaggero instancabile,
nei campi interstellari, nei vortici galattici
e protesta, chiama, grida.

Czesław Miłosz

(Traduzione di Valeria Rosselli)

da “Le regioni ulteriori”, in “Czesław Miłosz, La fodera del mondo”, Fondazione Piazzolla, Roma, 1966

***

Sens

– Kiedy umrę, zobaczę podszewkę świata.
Drugą stronę, za ptakiem, górą i zachodem słońca.
Wzywające odczytania prawdziwe znaczenie.
Co nie zgadzało się, będzie się zgadzało.
Co było niepojęte, będzie pojęte.

– A jeżeli nie ma podszewki świata?
Jeżeli drozd na gałęzi nie jest wcale znakiem
Tylko drozdem na gałęzi, jeżeli dzień i noc
Następują po sobie nie dbając o sens
I nie ma nic na ziemi, prócz tej ziemi?

Gdyby tak było, to jednak zostanie
Słowo raz obudzone przez nietrwałe usta,
Które biegnie i biegnie, poseł niestrudzony,
Na międzygwiezdne pola, w kołowrót galaktyk
I protestuje, woła, krzyczy.

Czesław Miłosz

da “Dalsze okolice”, Wydawn, Znak, 1991