«Per favore: questo iris rosa» – Andrea Zanzotto

Katsushika Hokusai, Iris, Peonies, Sparrows and Dragonfly

 

Per favore: questo iris rosa
Per favore: queste gocce calde
“Per favore,” che tutto armonizza

∗∗∗

Please: this pink iris
Please: these hot drops
“Please,” that harmonizes all

Andrea Zanzotto

La stanza – Alfonso Gatto

Emile Otto Hoppé, Dancer Beatrice Appleyard, 1934

 

Questa mia stanza candida di fede,
ad abitarla con eguale fede
più giovane di me, lei sola crede
alla mia nuova storia, tu non vuoi
credere, dici è tutto provvisorio.

Se mi lasci la morte o la speranza
di mutare vagando non sai dire,
né a credere sopporti che tu sia
la presenza invocata.

La mia stanza ha il vuoto che le lasci.
Non le manca la sedia, ma il tuo posto.
Non manca il giradischi, la tua voce
manca e il silenzio dell’averti intorno.

Mancano gli occhi tuoi più dello specchio.

Alfonso Gatto

da “Poesie d’amore”, Seconda parte, 1960-1972, Mondadori, Milano, 1973

Le parole – Pierluigi Cappello

 

Annodammo la nostra infanzia ai capelli delle nuvole
e non fu la pioggia, fummo la pioggia;

la mano dell’uomo ci sradicò dall’aria
e lungo i canyon della nostra pelle
attecchì il pensiero;

le nuvole furono scrittura,
la nostra voce un nodo sciolto,
noi da una parte, da un’altra parte il cielo.

Pierluigi Cappello

da “Un prato in pendio”, Rizzoli, 2018

Vent’anni – Mario Luzi

Foto di Paul Apal’kin

 

Perdono pe’ nostri dolci peccati
Per avere spesso guardato
Teneramente dissiparsi il giorno
Dall’ombra e il silenzio dei casini
Sognando di andare con una fanciulla
Senza seni lungo l’Arno rosa
E la voglia di piangere racchiusa
Nel cuore come un’onda preziosa.

Perdono per esserci creduti forti
Più della morte quando passavano
I carri e i funerali per le strade
Odorate di cipria e di fiori
E volevamo portare a casa cantando
L’immagine dei baci, la voglia
Di stringer l’età amara che non fugga,
D’entrare nelle chiese che non han più soglia.

Mario Luzi

da “Poesie ritrovate”, Garzanti, 2003

Sonetto – Franco Fortini

Foto di Brett Weston

Alcuni pregavano per la grazia di un colpo ben centrato. Altri cantavano i canti di Israele…
(Dal diario di una dodicenne polacca, 1944).

Sempre dunque cosí gemeranno le porte
Divaricate in pianto. Rotano eterni i fumi
Dei roghi e giú s’ingorga la coorte
D’uomini scimmie, di femmine implumi.

Con loro, amici! Sono questi i fiumi
Da cui credemmo salvare la sorte.
Ma se le torce stridono e vacillano i lumi
Qualcuno dentro il buio canta piú forte.

Non la battaglia bianca d’arcangeli cristiani
Clama l’inno che tu alla notte rubi
Sempre piú cieca; ma noi, gli ultimi, i vivi.

A coro alto scendiamo, le mani strette alle mani
E non vinti, le grotte vane: Anubi
Enorme erra, testa di cane, ai trivi.

Franco Fortini

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1967