«Adesso io ho una nuova casa, bella» – Beppe Salvia

Matteo Massagrande, Il silenzio dell’abbandono

 

Adesso io ho una nuova casa, bella
anche adesso che non v’ho messo mano
ancora. Tutta grigia e malandata,
con tutte le finestre rotte, i vetri
infranti, il legno fradicio. Ma bella
per il sole che prende ed il terrazzo
ch’è ancora tutto ingombro di ferraglia,
e perché da qui si può vedere quasi
tutta la città. E la sera al tramonto
sembra una battaglia lontana la città.
Io amo la mia casa perché è bella
e silenziosa e forte. Sembra d’aver
qui nella casa un’altra casa, d’ombra,
e nella vita un’altra vita, eterna.

Beppe Salvia

da “Cuore (cieli celesti)”, Rotundo, Roma, 1988

Cari luoghi – Leonardo Sinisgalli

Foto di Anka Zhuravleva

TI VENGO VICINO

Ti vengo vicino, per vederti
devo difendere gli occhi
dalle spine.

Ti posso chiamare, nessuno
mi sente nel giardino.

PER QUESTO VIOTTOLO

Per questo viottolo
storto, stretto, gonfio
di murmuri, di strepiti
potrò raggiungere tra gli iris
il recinto di cenere.

STO IN ATTESA

Sto in attesa a guardare
laggiù quando scoppiano
i fiori tra le foglie.

CARI LUOGHI

Cari luoghi dove
ti pare di udire
di rimbalzo la tua voce.

HA RIPRESO A TUBARE

Ha ripreso a tubare la tortora
dei vicini, trema
la batteria delle padelle,
la bimba in cucina
scrive i nomi delle sorelle
su un guscio d’uovo.

RITARDA IL FREMITO

Ritarda il fremito della chioma
fitta e fresca davanti
alla finestra – la nuvola
si sposta di un millimetro –
vieta a questi voli
di oscurarci.

Leonardo Sinisgalli

da “Dimenticatoio”, (1975-1978), in “Leonardo Sinisgalli, Tutte le poesie”, Mondadori, 2020

«A scrivere ho imparato dagli amici» – Beppe Salvia

Beppe Salvia

 

A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera.

Beppe Salvia

da “Un solitario amore”, Fandango Libri, 2006

Di noi quanti abitano adesso il mare? – Gabriele Galloni

Gabriele Galloni

 

Di noi quanti abitano adesso il mare?

E il mare è tutto quel che resta
del nostro sonno; e i suoi abitanti nudi
ci visitano sulla cima del promontorio.
Non hanno niente da dirci; infatti
se ne stanno zitti; solo ci guardano
interrogativi. Forse è ancora vita,
la loro. In chissà quanti modi respirano.

Transumanati già; si stringono in cerchio.
Ne hai paura? Li temi? Pensi possano
farci del male? No – eppure ricerchi
con lo sguardo una fuga. Non possiamo
allontanarci troppo; finiremo
nell’ombra fitta; finiremo per cadere
nel vuoto di una sillaba, di un murmure

di annegati.

Gabriele Galloni

da “L’estate del mondo”, Marco Saya Edizioni, 2019

È mite il ghirigoro (pensato in disparte) – Mario Luzi

Laurie Steen

(pensato in disparte)

È mite il ghirigoro
                                   d’aria e luce
che accompagna
                            al suolo
la resa delle foglie
sui viali lungo il fiume.
perché rompo, persona,
il muto canto?
                                         Sarebbe
senza me uniforme,
pieno, invasato della propria inopia,
festoso.
                        Così scende
la vita, scende incontrastato,
pare, il suo sfacelo
a rigenerarsi nella morte
per il dopo, per il principio.

Mario Luzi

da “Temporada I”, in “Sotto specie umana”, Garzanti, 1999