Seduta sulla soglia… – Marcello Comitini

Foto di Monia Merlo

 

Seduta sulla soglia di un giorno bianco.
Nella mia mano il frutto aspro. Lo stringo
tra le dita. Lo mordo.
Il melograno
dalla scorza rossa e d’oro
non è come dicono.
Dalla luminosa ferita sgorga la tua anima.
Sento gocciare caldo il sangue sui miei seni
sulle ginocchia e sulle labbra.
Ne bevo il succo ne percepisco il sapore
con la lingua che saetta tra i miei denti.
Ora un lampo illumina la sera
anima e corpo stretta tra le tue braccia.
Un lampo
felicità di un sogno! Nient’altro
che l’illusione
dello specchio che mi dorme accanto.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

Accedere alla vita è facile – Moka

Foto di Moka

 

Accedere alla vita è facile
Distinguerla è un precipizio,
Guardare fuori oltre i se
è percepire la notte sulla pelle.
La tenda discosta il bisogno
di sentirsi vivi,
svela le vibranti veglie
negli occhi di chi torna,
i suoni sono amplificati dall’acqua:
strada e cielo
non sono mai stati così vicini
al sogno.

Moka

da “Vuoti d’aria”, Le Mezzelane Casa Editrice, 2021

Moka, Vuoti d’aria, Le Mezzelane Casa Editrice, 2021

La mia nuova casa – Marcello Comitini

Foto di JeeYoung Lee

 

Certo per te sarà stata una festa
dopo anni di buio e di silenzio
mi diceva un’amica
che dalla finestra guardava
la casa di fronte con le luci accese.
Finalmente vicine mi ha detto abbracciandomi
sapendo che era la mia nuova casa.
Abbiamo brindato con gioia
al futuro migliore
di quella ragazza che ero.
Ma in me c’era tanta tristezza
per l’abbandonata,
per la regina dei miei ricordi
e per l’avvenire di quella ragazza.
Nelle stanze giocava
come fosse tra fontane e vetrine
dove specchiarsi con la gioia d’essere amata.
Un giorno di solitudine e di tristezza
quando ho ripiegato i ricordi.
Li ho chiusi in buste dai colori sgargianti
per custodirne sapori e colori
le ho riposte in scatoloni segnando
il verso per maneggiarli.
Li ho numerati
per riconoscerli poi.
Soprattutto per arginare l’assalto dell’emozioni
che mi afferravano disordinatamente alla gola.
Qualcosa del passato
ho venduto al miglior offerente
qualcosa ho donato qualcos’altro ho buttato
come le parole che io e lui avevamo inventato
per dare vita sotto un sole immobile
a giardini di sguardi.
Mi sono disfatta del letto e il divano
ormai aridi e immensi,
il materasso
con ancora il calore dei nostri corpi.
Quando ho aperto gli scatoloni
nelle stanze spoglie della nuova casa
ho trovato buste con ricordi marciti
o rosicchiati dai tarli.
Quelle colorate di rosa e di celeste
erano aperte o lacerate.
Forse le hanno frugate
gente che voleva rubarmi quel poco
(tanto per me) che mi portavo dietro
o gente crudele che ha preferito
consegnare all’uomo che fugge
l’amore di una storia finita.
La casa che splende di luci
è un guscio vuoto.
Ogni sera mi accoglie come una migrante
che respira aria che non le appartiene
e sparge profumi che riconosce.
Le sue stanze risuonano dell’eco
della ragazza rimasta a giocare
con gli occhi accecati d’amore.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

«I viaggi» – Paolo Volponi

Foto di Marina Ballo Charmet

 

I viaggi
non mi spaventano.
Anche se girassi
dietro la fortuna.
Farei solo dei passi.
Col piede
accanto a un sasso.
Ogni strada
ha un sasso
e una margherita.
Ed io vado
sasso per sasso
e colgo la margherita.

Paolo Volponi

da “Il ramarro (1948)”, in “Poesie giovanili”, Einaudi, Torino, 2020

«S’aggronda, ma non piovono» – Mario Luzi

Brett Weston, Untitled, 1951

 

S’aggronda, ma non piovono
ancora, non sfibrano la notte
e l’alba, non cantano sugli embrici,
non gorgogliano in docce
e vasi, non si strozzano agli imbocchi
di fossi e di cunicoli, non scendono
al seme, non conturbano
l’anno nel suo cuore,
                                       restano
in aria, indecise, le lunghissime
diluvianti piogge e le acquate repentine
della fertilità,
                         le aspettano
erbe ancora grame
alberi, sempreverdi,
tronchi, rimasugli
stecchiti delle passate ramature.
Le aspettano – le aspettiamo,
morti, per la resurrezione.
Ogni anno, ogni ora, ogni momento.

Mario Luzi

da “Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini”, Garzanti Editore, 1994