In un momento – Dino Campana

 

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.

Dino Campana

da “Opere. Canti Orfici e altri versi e scritti sparsi”, TEA, Milano, 1989

È tanto che non ti scrivo… – Angelo Maria Ripellino

Brett Weston, Washington Square, 1945

67.

È tanto che non ti scrivo. Non ho tue notizie. Ma sempre
spero che un giorno tu possa tornare
nella città che hai cantato.
Come stupide navi si dissolvono gli anni.
Io recito al Wolker. Sono serena. Il passato
lo tengo lontano, sui margini, come un intruso.
C’è solo un filo di ignobile malinconia,
che trapela talvolta di sotto una porta,
ma io riesco a tagliarlo, fingendomi ottusa
e decrepita come una mummia di Strindberg.
La primavera ha inondato di bionde forsythie
la piccola casa in cui vivo, in cui studio le parti.
Com’è duro parlarsi a distanza,
quando l’armadio del cuore
vorrebbe aprirsi in un fiotto di chiacchiere.
Eppure vedrai, se verrai: dopo secoli
non avremo che dirci, vi sarà solo un attònito,
goffo, appallottolato, bruciante silenzio.

Angelo Maria Ripellino

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

«Rimani tesa volontà di dire» – Mario Luzi

Peter Marlow, Kingswear Castle, Devon, England, 1998

 

Rimani tesa volontà di dire.
Tua resti sempre
e forte
            la nominazione delle cose.
Delle cose e degli eventi.
Non cedere umiltà e potenza.
                                                      Muto
sotto le specie
di grida e vaniloquio
è l’assedio che ti stringe. Muta
la subdola intrusione
dell’insignificanza, dell’indifferenza.
                                          Procombono
nella loro nullità
umiliate non toccate
dal desiderio umano
                                      muoiono
                          l’una dentro l’altra
                          molto proliferando
                          le cose gli avvenimenti.
Ma tutti la vita li contiene.
Tutti, e procede imperiosamente.
Tu sai questo, e questo ti conviene.

Mario Luzi

da “Frasi e incisi di un canto salutare”, Milano, Garzanti, 1990

Nella lunga strada del sogno – Grazia Apisa

Grazia Apisa

 

Nella lunga strada del sogno
ti ho incontrata
Non radura né oasi
ma lampi di genialità
illuminano all’improvviso
il buio di una piazza
o di un angusto sentiero
Parole s’interrompono
per lasciare spazio a intense illuminazioni
come fari di scena
dove si tratta la vita nascosta
E nel buio si accende una luce
che insegue le tracce di un volto
o di un passante

Siamo ora soli sul proscenio
davanti alla tenda che si è chiusa
Sostiamo assorti prima di parlare
Le voci emettono suoni e sussurri talvolta
Le voci gridano se necessario
Ma tu calchi un palco dove la scena è vuota
e senza luce
Tu sola quasi smarrita
cerchi le tracce nella memoria
Ma non c’è spartito non c’è bozza
che incarni la tua vita
La storia vera l’hai dimenticata
trapassata nel suo nulla
Un nulla d’essere ogni storia finita
fuso che la dipana e l’avvolge
e l’abbandona alla sua inesorabile sorte

Grazia Apisa

da “Ti ho rivisto in sogno”, pubblicato in proprio, gennaio 2019

Grazia Apisa legge “Nella lunga strada del sogno” su Spreaker

«Ancora ti cerco» – Giorgio Peddio

Foto di Anka Zhuravleva

 

Ancora ti cerco
nei tramonti dorati
o nel giaciglio dell’alba
prima che il sole
accenda i suoi raggi di luce
e il giorno respiri
La tua danza è
il moto rotatorio della terra
Tienimi la mano amore
non m’impaurisce la gioia
sei la dolcezza della luna
bianco cigno nel fiume
chiarore di neve
prima dei passi
Oggi per noi l’usignolo
porta nel becco un fiore d’oro
Si riempiono
di bianche stelle gli aranci
sono i sogni delle spose
fioriti sui rami
Ho visitato luoghi di tristezza
tra nuvole nere di pioggia
ho ascoltato ancora una volta
la profonda musica del mondo
mi sono sentito
come una lacrima
sulla guancia del tempo
Oggi per noi l’usignolo porta nel becco
un giglio coperto di brina
Aprimi il tuo petto
amore
mi voglio scaldare.

g.p.

poesie/2013