Tenere insieme le cose – Mark Strand

 

In un campo
io sono l’assenza
del campo.
È
sempre così.
Ovunque sia
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria rifluisce
a riempire gli spazi
in cui era stato il mio corpo.

Abbiamo tutti motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere insieme le cose.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan)

da “Motivi per muoversi”, 1968,  in “Mark Strand, Tutte le poesie”, Mondadori, 2019

∗∗∗

Keeping Things Whole

In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body’s been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole.

Mark Strand

da “Reasons for Moving”, 1968, in “Collected Poems”, New York, Alfred A. Knopf/ Random House, 2014

Fallimento – Philip Schultz

Foto di William Gedney

 

Per pagare il funerale di mio padre
mi feci prestare soldi da persone
cui lui già doveva soldi.
Uno lo definì una nullità.
No, dissi io, lui era un fallito.
Nessuno ricorda
il nome di una nullità, perciò
sono chiamati nullità.
I falliti non li dimentichi.
Il rabbino che lesse l’elogio di rito
di un uomo che non apparteneva
e non credeva a niente
era lui un fallito e una nullità.
Non riuscì a capire che ogni
sua parola umiliava il figlio
e la moglie del morto.
A capire che non
credere e non appartenere a
niente richiedeva una sorta
di fede e di spavalderia.
Uno zio, che contava sulle dita
gli affari falliti di mio padre –
un parcheggio dove allevava oche,
un motel con lune di miele in palio,
un bowling con mariachi itineranti –
non riuscì ad amare e rispettare suo fratello,
che gli aveva insegnato a fischiare
di nascosto, a rubare mele
con la destra e la sinistra. In realtà,
mio padre era un tipo buffo.
L’orologio gli pizzicava il polso, inciampava
nel risvolto dei calzoni e russava
forte al cinema, dove
la stanchezza alla fine
lo vinceva. Non credeva a:
risparmi assicurazioni giornali
verdure bene e male fragilità
umana storia né Dio.
I parenti ci evitavano
come la peste. Lasciai la città
ma non riuscii a scappare.

Philip Schultz

(Traduzione di Paola Splendore, con la collaborazione di Maria Baiocchi, Barbara Fiore e Sandro Triulzi)

da “Fallimento, 2007”, in “Il dio della solitudine”, a cura di Paola Splendore, Donzelli Poesia, 2018

∗∗∗

Failure

To pay for my father’s funeral
I borrowed money from people
he already owed money to.
One called him a nobody.
No, I said, he was a failure.
You can’t remember
a nobody’s name, that’s why
they’re called nobodies.
Failures are unforgettable.
The rabbi who read a stock eulogy
about a man who didn’t belong to
or believe in anything
was both a failure and a nobody.
He failed to imagine the son
and wife of the dead man
being shamed by each word.
To understand that not
believing in or belonging to
anything demanded a kind
of faith and buoyancy.
An uncle, counting on his fingers
my father’s business failures –
a parking lot that raised geese,
a motel that raffled honeymoons,
a bowling alley with roving mariachis –
failed to love and honor his brother,
who showed him how to whistle
under covers, steal apples
with his right or left hand. Indeed,
my father was comical.
His watches pinched, he tripped
on his pant cuffs and snored
loudly in movies, where
his weariness overcame him
finally. He didn’t believe in:
savings insurance newspapers
vegetables good or evil human
frailty history or God.
Our family avoided us,
fearing boils. I left town
but failed to get away.

Philip Schultz

da “Failure”, Harcourt Books, 2007

Il nuovo manuale di poesia – Mark Strand

Foto di Timothy Greenfield

per Greg Orr e Greg Simon 

  1    Se un uomo capisce una poesia,
                  avrà dei problemi.

  2    Se un uomo vive insieme a una poesia,
                  morirà solo.

  3    Se un uomo vive insieme a due poesie,
                  ne tradirà una.

  4     Se un uomo concepisce una poesia,
                  avrà un figlio in meno.

 5   Se un uomo concepisce due poesie,
                 avrà due figli in meno.

 6   Se un uomo si mette in testa una corona quando scrive,
                verrà smascherato.

7   Se un uomo non si mette in testa una corona quando scrive,
               non ingannerà nessuno tranne se stesso.

8    Se un uomo si arrabbia con una poesia,
                verrà deriso dagli uomini.

 9    Se un uomo persiste nell’arrabbiarsi con una poesia,
                 verrà deriso dalle donne.

10    Se un uomo condanna pubblicamente la poesia,
                  le scarpe gli si riempiranno di urina.

11    Se un uomo rinuncia alla poesia per il potere,
                 avrà molto potere.

12    Se un uomo si vanta delle sue poesie,
                  verrà amato dai cretini.

13    Se un uomo si vanta delle sue poesie e ama i cretini,
                  non scriverà più.

14  Se un uomo nega piacere alle proprie poesie,
                 la sua arguzia porterà gli stivali.

15    Se un uomo desidera con ardore che le sue poesie ricevano attenzione 
                  sarà come un somaro al chiaro di luna.

16    Se un uomo scrive una poesia e loda una poesia di un collega,
                   avrà un’amante bellissima.

17    Se un uomo scrive una poesia e loda all’eccesso una poesia di un collega,
                   allontanerà da sé l’amante.

18   Se un uomo rivendica la poesia di un altro,
                 il suo cuore diverrà grande il doppio.

19    Se un uomo lascia che le sue poesie vadano in giro nude
                  avrà paura della morte.

20    Se un uomo ha paura della morte,
                 verrà salvato dalle sue poesie.

21   Se un uomo non ha paura della morte,
                 le sue poesie forse lo salveranno forse no.

22    Se un uomo finisce una poesia,
                 si immergerà nella scia bianca della propria passione
                 e verrà baciato dalla pagina bianca.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan)

da “Più buio”, (Rinunciare a me stesso), in  “Mark Strand, Tutte le poesie”, Mondadori, 2019

∗∗∗

THE NEW POETRY HANDBOOK
for Greg Orr and Greg Simon

1     If a man understands a poem,
               he shall have troubles.
 

   If a man lives with a poem,
               he shall die lonely.

3    If a man lives with two poems,
               he shall be unfaithful to one.

   If a man conceives of a poem,
               he shall have one less child.

5    If a man conceives of two poems,
               he shall have two children less.

6    If a man wears a crown on his head as he writes,
               he shall be found out.

7    If a man wears no crown on his head as he writes,
               he shall deceive no one but himself.

   If a man gets angry at a poem,
               he shall be scorned by men.

9    If a man continues to be angry at a poem,
               he shall be scorned by women.

10    If a man publicly denounces poetry,
               his shoes will fill with urine.

11    If a man gives up poetry for power,
               he shall have lots of power.

12    If a man brags about his poems,
               he shall be loved by fools.

13    If a man brags about his poems and loves fools,
               he shall write no more.

14    If a man denies his poems pleasure,
               his wit shall wear boots.

15    If a man craves attention because of his poems,
               he shall be like a jackass in moonlight.

16    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow,
               he shall have a beautiful mistress.

17    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow overly,
               he shall drive his mistress away.

18    If a man claims the poem of another,
               his heart shall double in size.

19    If a man lets his poems go naked,
               he shall fear death.

20    If a man fears death,
               he shall be saved by his poems.

21    If a man does not fear death,
               he may or may not be saved by his poems.

22    If a man finishes a poem,
               he shall bathe in the blank wake of his passion and be kissed by white                                                                                                                                 [ paper.

Mark Strand

da “Darker: poems“, (Giving Myself Up), Atheneum, 1970

Mangiare poesia – Mark Strand

Foto di Chris Felver

 

Mi cola inchiostro dagli angoli della bocca.
Non c’è contentezza come la mia.
Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria pensa di avere le traveggole.
Ha gli occhi afflitti
e cammina con le mani tra le pieghe del vestito.

Le poesie sono svanite.
La luce è fioca.
I cani sono sulle scale della scantina e salgono.

Roteano gli occhi,
le zampe bionde bruciano come stoppie.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e piange.

Non capisce.
Quando mi inginocchio e le lecco la mano,
urla.

Sono un uomo nuovo.
Le ringhio contro e abbaio.
Faccio le feste felice nel buio libresco.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Motivi per muoverci”, 1968, in “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Mondadori, Milano, 2011

∗∗∗

Eating Poetry

 Ink runs from the corners of my mouth.
There is no happiness like mine.
I have been eating poetry.

The librarian does not believe what she sees.
Her eyes are sad
and she walks with her hands in her dress.

The poems are gone.
The light is dim.
The dogs are on the basement stairs and coming up.

Their eyeballs roll,
their blond legs burn like brush.
The poor librarian begins to stamp her feet and weep.

She does not understand.
When I get on my knees and lick her hand,
she screams.

I am a new man.
I snarl at her and bark.
I romp with joy in the bookish dark.

Mark Strand

da “Reasons for Moving”, 1968, Atheneum, 1977

Herbert Marshall – Edgar Lee Masters

Edward Steichen, Helen Menken, January 1926

 

Tutto il tuo dolore, Louise, e il tuo odio per me
nacquero dalla tua illusione, che fosse leggerezza
di spirito e disprezzo dei diritti della tua anima
ciò che mi fece volgere ad Annabella e abbandonarti.
In realtà tu prendesti ad odiarmi per amor mio,
poiché io ero la gioia della tua anima,
formato e temprato
per risolverti la vita, e non volli.
Ma tu eri la mia disgrazia. Se tu fossi stata
la mia gioia, non mi sarei forse attaccato a te?
Questo è il dolore della vita:
che si può essere felici solo in due;
e i nostri cuori rispondono a stelle
che non voglion saperne di noi.

Edgar Lee Masters

(Traduzione di Fernanda Pivano)

da “Spoon River Anthology”, Einaudi Editore, 1943

***

Herbert Marshall

All your sorrow, Louise, and hatred of me
Sprang from your delusion that it was wantonness
Of spirit and contempt of your soul’s rights
Which made me turn to Annabelle and forsake you.
You really grew to hate me for love of me,
Because I was your soul’s happiness,
Formed and tempered
To solve your life for you, and would not.
But you were my misery. If you had been
My happiness would I not have clung to you?
This is life’s sorrow:
That one can be happy only where two are;
And that our hearts are drawn to stars
Which want us not.

Edgar Lee Masters

da “Spoon River Anthology”, Mc Millan Company, New York, 1916