La morte di Odisseo – Nikos Kazantzakis

 

Ritto sull’albero di mezzo, tra grappoli d’uva riccia,
il grande Viaggiatore ascoltava il canto del ritorno;
chiare e vuote le sue pupille, il cuore più leggero –
la vita e la morte un canto, e l’uccello è la nostra mente.
Si guarda intorno, muove le mani, stringe piano i denti,
affonda le mani tra i fichi, le melagrane e l’uva,
e intorno ai suoi lombi si rinfrescano i dodici dèi.
Il corpo intero del grande Giramondo si trasforma in bruma,
la sua goletta di neve, gli amici, i frutti e la memoria
oscillano lentamente come nebbia sul mare, svaniscono come rugiada.
Si dissolve la carne, si offusca lo sguardo, più non batte il cuore;
e la grande mente balza sulla vetta del suo sacro riscatto,
un palpito di ali vuote, e Odisseo, eretto nel vento,
si leva in volo, libero dall’ultima gabbia: la sua libertà.
Come nebbia ogni cosa si dissolve, e solamente un grido
sulle acque calme color notte sta sospeso per un istante:
«Orza, ragazzi, a prora soffia la dolce brezza della morte!»

Nikos Kazantzakis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(da Odissea, 1938: libro XXIV, vv.1380-1396)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

L’altra città – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Esistono molte solitudini intersecate – dice – sopra e sotto
ed altre in mezzo; diverse o simili, ineluttabili, imposte
o come scelte, come libere – intersecate sempre.
Ma nel profondo, in centro, esiste l’unica solitudine – dice;
una città sorda, quasi sferica, senza alcuna
insegna luminosa colorata, senza negozi, motociclette,
con una luce bianca, vuota, caliginosa, interrotta
da bagliori di segnali sconosciuti. In questa città
da anni dimorano i poeti. Camminano senza far rumore, con le mani conserte,
ricordano vagamente fatti dimenticati, parole, paesaggi,
questi consolatori del mondo, i sempre sconsolati, braccati
dai cani, dagli uomini, dalle tarme, dai topi, dalle stelle,
inseguiti dalle loro stesse parole, dette o non dette.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Gesti”, Newton Compton Editori, Roma, 1978

Φωνὲς – Κωνσταντίνος Καβάφης

Foto di Anja Bührer

 

Ἰδανιϰὲς φωνὲς ϰι ἀγαπημένες
ἐϰείνων ποὺ πεθάναν, ἢ ἐϰείνων ποὺ εἶναι
γιὰ μᾶς χαμένοι σὰν τοὺς πεθαμένους.

Κάποτε μὲς στὰ ὄνειρά μας ὁμιλοῦνε·
ϰάποτε μὲς στὴν σϰέψι τὲς ἀϰούει τὸ μυαλό.

Καὶ μὲ τὸν ἦχο των γιὰ μιὰ στιγμὴ ἐπιστρέφουν
ἦχοι ἀπὸ τὴν πρώτη ποίησι τῆς ζωῆς μας —
σὰ μουσιϰή, τὴν νύχτα, μαϰρυνή, ποὺ σβύνει.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1904]

da “Από τα Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

∗∗∗

Voci

Ideali amate voci
di coloro che son morti o come i morti
sono per noi perduti.

A volte ci parlano in sogno
a volte esse vibrano dentro.

E con il suono, per un istante l’eco fa ritorno
della prima poesia di nostra vita –
come lontana nella notte una musica che dilegua.

Constantinos Kavafis

(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)

da “Constantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie”, Einaudi, Torino, 1968

∗∗∗

Voci

Voci ideali e care
di quanti morirono, o di quanti sono
per noi persi come morti.

Talvolta parlano nei nostri sogni;
talvolta le ode nel pensiero la mente.

E con il loro suono per un attimo affiorano
suoni dalla prima poesia della vita –
come musica, lontana, che si perde, nella notte.

Konstandinos P. Kavafis

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “Tutte le poesie”, Donzelli Editore, 2020

∗∗∗

Voci

Voci ideali e amate
di quanti sono morti, di quanti
sono per noi perduti come i morti.

A volte ci parlano nei sogni,
a volte le ode la mente tra i pensieri.

Col loro suono riemergono un istante
suoni della poesia prima della vita –
come di notte una musica
che in lontananza muore.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Poeti greci del Novecento, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Voci

Voci ideali e care
di quelli che  morirono, di quelli
che per noi sono persi come i morti.

Talvolta esse ci parlano nei sogni,
e le sente talora tra i pensieri la mente.

Col loro suono, un attimo  ritornano
suoni su dalla prima poesia della vita –
come musica, a notte, che lontanando muore.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

 da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

∗∗∗

Le voci

Dei morti, dei perduti
Come morti, per noi, voci ideali,
Amatissime voci…
Udibili nei sogni, talvolta;
Dalla mente pensosa,
A volte, percepite.
Nel loro suono,
Del poetico aprirsi, per un attimo,
Di questa nostra vita qualche accento
Riaffiora; e già è un lontano
nella notte, di musica, svanire.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Guido Ceronetti)

da “Un’ombra fuggitiva di piacere”, Adelphi Edizioni, 2004

Giorni del 1903 – Costantino Kavafis

Portrait of Audrey Hepburn by Jack Cardiff, 1956

 

Non li ho trovati piú – li persi cosí in fretta…
quei poetici occhi, il volto
esangue… nella via che imbruniva…

Non li ho trovati piú – cosí per caso posseduti
e cosí facilmente abbandonati;
ma poi con agonia cercati.
I poetici occhi, il volto esangue,
quelle labbra, non li ho trovati piú.

Costantino Kavafis 

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Poesie erotiche”, Crocetti Editore, 1983

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Μέρες του 1903

∆εν τα ηύρα πια ξανά – τα τόσο γρήγορα χαµένα…
τα ποιητικά τα µάτια, το χλωµό
το πρόσωπο… στο νύχτωµα του δρόµου…

∆εν τα ηύρα πια – τ’ αποκτηθέντα κατά τύχην όλως,
που έτσι εύκολα παραίτησα·
και που κατόπι µε αγωνίαν ήθελα.
Τα ποιητικά τα µάτια, το χλωµό το πρόσωπο,
τα χείλη εκείνα δεν τα ηύρα πια.

Κωνσταντίνος Καβάφης

da “Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

Consiglio – Ghiannis Ritsos

Piero Guccione, Mattina di luglio a Punta Corvo, 2001-03, olio su tela, collezione privata

 

Disse: credo nella poesia, nell’amore, nella morte,
perciò credo nell’immortalità. Scrivo un verso,
scrivo il mondo; esisto; esiste il mondo.
Dalla punta del mio mignolo scorre un fiume.
Il cielo è sette volte azzurro. Questa purezza
è di nuovo la verità prima, il mio ultimo desiderio.

Ghiannis Ritsos

1969

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Pietre Ripetizioni Sbarre”, Crocetti Editore, 2004

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Υποθήκη

Είπε: Πιστεύω στην ποίηση, στον έρωτα, στο θάνατο,
γι’ αυτό ακριβώς πιστεύω στην αθανασία. Γράφω ένα στίχο,
γράφω τον κόσμο˙ υπάρχω˙ υπάρχει ο κόσμος.
Από την άκρη του μικρού δαχτύλου μου ρέει ένα ποτάμι.
Ο ουρανός είναι εφτά φορές γαλάζιος. Τούτη η καθαρότητα
είναι και πάλι η πρώτη αλήθεια, η τελευταία μου θέληση.

Γιάννης Ρίτσος

1969

da “Πέτρες, Επαναλήψεις, Κιγκλίδωμα”, Κέδρος, 1972