«che fanno quei due» – Enrico Testa

André Kertész, Chaises du Luxembourg, Paris, 1925

 

che fanno quei due
seduti su una panchina,
che ridono e parlano
parlano e ridono,
presi tutti nel raccontarsi
l’un l’altra la vita?
Ora si fermano e tacciono:
passa per i viali
di questa villetta cittadina
l’antica ombra
che tanti anni prima
(o forse nel tempo anteriore
della loro comparsa)
li protesse a Lisbona
– all’Alto de Santa Catarina –
dal colloquio col sangue.
Restano immobili,
gli sguardi fissi sul porto
e le mani, sottili e gelide,
strette sul dopo.
Ma senza paura,
solo un poco affannati
per l’ora incombente della chiusura

Enrico Testa

da “Pasqua di neve”, Einaudi, Torino, 2008

«Prima del triste e difficile addio» – Nina Nikolaevna Berberova

Portrait of Mary Pickford by Hartsook Photo, S.F. – L.A, 1918

P. P. M.

Prima del triste e difficile addio
non dire che non ci sarà altro incontro.
Ho il dono segreto e strano
di farmi da te ricordare.

In un altro paese, nell’esilio lontano
un tempo, quando verrà il tempo,
ti ripeterò con un’unica allusione,
un verso, un moto della penna.

E tu leggi come il pensiero mi ha ridato
e le tue parole di un tempo e l’ombra,
guarda di lontano come ho trasfigurati
questo giorno o quello appena trascorso.

Quale altro incontro vuoi per noi?
Con un unico verso ti restituisco
i tuoi passi, inchini, sguardi, parole –
di più da te non mi è dato.

Nina Nikolaevna Berberova

Berlino, 1923

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Antologia Personale. Poesie 1921-1933”, Passigli Poesia, 2004

***

П. П. М.

Перед еред разлукой горестной и трудной
Не говори, что встрече не бывать
Есть у меня таинствеиный и чудный
Дар о себе тебе напоминать.

В чужом краю, в изгнании далеком,
Когда-нибудь, когда придет пора,
Я повторю тебя одним намеком,
Одним стихом, движением пера.

А ты прочти, как мысль мне возвратила
И прежние слова твои, и тень,
Узнай вдали, как я преобразила
Сегодняшний или вчерашний день.

Какой еще для нас ты хочешь встречи?
Я отдаю тебе одной строкой
Твои шаги, поклоны, взгляды, речи –
А большего мне не дано тобой.

Нина Николаевна Берберова

Енрих, 1923

da “Стихи, 1921-1983”, New York: Russica Publishers, 1984

Canzone sulla guerra – Jaroslav Seifert

Foto di Henri Cartier-Bresson

 

Strozzate la guerra,
che le donne possano sorridere
e non invecchiare cosí rapidamente
come invecchiano le armi.

La guerra però dice: Io sono!
Sono dal principio,
non v’è mai stato momento
in cui non fossi.

Sono vecchia come la fame
e come l’amore.
Io non mi sono creata,
ma il mondo è mio!

E lo distruggerò.
Sarò presente
quando il brandello insanguinato a fuoco
cadrà nel buio

come la saliva dei bambini
sul fondo di un pozzo
quando vogliono misurarne
la buia profondità.

Ma noi – e questa è speranza –
possiamo ancora un attimo,
ancora un breve attimo possiamo
riflettere.

Jaroslav Seifert

(Traduzione di Sergio Corduas)

da “Concerto sull’isola”, 1965, in “Jaroslav Seifert, Vestita di luce”, Einaudi, Torino, 1986

***

Píseň o válce

Uškrťte válku,
ať ženy mohou se usmívat
a nestárnou tak rychle,
jako stárnou zbraně.

Válka však říká: Jsem!
Jsem od počátků,
nebylo nikdy chvíle,
abych nebyla.

Jsem stará jako hlad
a jako milování.
Já jsem se nestvořila,
ale svět je můj!

A já ho zničím.
Budu při tom,
až ohnivě krvavý cár
bude padat do tmy

jako slina dětí
na dno studny,
když si chtějí změřit
její tmavou hloubku.

Ale my – a to je naděje –
můžeme ještě chvilku,
ještě malou chvilku můžeme
o tom přemýšlet.

Jaroslav Seifert

da “Koncert na ostrově”, Československý spisovatel, 1965 

Là nei giardini dei salici – William Butler Yeats

Amedeo Bocchi, Ritratto di Bianca, 1924

 

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.
Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

William Butler Yeats

(Traduzione di Roberto Sanesi)

da “W. B. Yeats, Poesie”, Mondadori, Milano, 1974

***

Down by the Salley Gardens

Down by the salley gardens my love and I did meet;
She passed the salley gardens with little snow-white feet.
She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree;
But I, being young and foolish, with her would not agree.
In a field by the river my love and I did stand,
And on my leaning shoulder she laid her snow-white hand.
She bid me take life easy, as the grass grows on the weirs;
But I was young and foolish, and now am full of tears.

William Butler Yeats

da “Crosswayas” (1889), in “The Collected Poems of W. B. Yeats”, Macmillan, 1933

Restare – Pierluigi Cappello

Foto di Danilo De Marco

 

Gli occhi si sono fatti di sale nel voltarmi
i pensieri si sono fermati nei gesti, nel silenzio delle cose fatte;
ho raccolto le briciole del dopopranzo
e le ho scosse nell’aria vitrea del giardino
dove è appena spiovuto e irrompe il sole.
Qui, anche il piú lieve soprassalto del merlo oltre la siepe
sta fermo e stanno ferme le mie parole come navi in bottiglia.
La vostra lingua è la mia, ma la mia non è la vostra
mi sono sentito pensare mentre in casa lampeggia in penombra
il televisore e una musica epica diffonde l’eleganza di una berlina.
Tengo per me cos’è curare il fuoco
l’odore spesso di legna bagnata, lo stoppino fra le dita
lo stare di tutti i giorni nelle cose da fare, dentro un’altra luce
rotta dalle nuvole, un diverso tramontare allacciato agli alberi alti
pieno negli occhi delle case, sulle bestie dei poveri;
un po’ qua un po’ là
si sta soli cosí, oggi, un giorno cosí, un giorno piú soli.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010