Poema – Nichita Stănescu

 

Tu fluttui come un sogno notturno
sopra la mia anima.
Appoggi la tua tempia
sul mio cuore come su una pietra rossa,
e aspetti che ti dica il nome
di tutte le cose
che ho smesso da molto tempo
di dirti.
La mia bocca è nel silenzio più completo,
piegata come la seta di una bandiera
in un giorno senza vento.
Oh, non andare da nessuna parte!
Mi spezzerò il cuore con un solo movimento
della mano,
perché nasca il dolore che conosce
il nome del dolore,
perché nasca il mio amore di uomo
che conosce il tuo nome strano, di donna.

Nichita Stănescu

(Traduzione di Fulvio Del Fabbro e Alessia Tondini)

da “Il diritto al tempo”, 1965, in “Nichita Stănescu, La guerra delle parole”, Le Lettere, Firenze, 1999

∗∗∗

Poem

Tu pluteşti ca un vis de noapte
deasupra sufletului meu.
Iţi sprijini tâmpla
de inima mea ca de o piatră roşie,
şi aştepţi să-ţi spun numele
tuturor lucrurilor
pe care eu am isprăvit de mult
să ţi le mai spun.
Gura mea e-n tăcerea cea mai desăvârşită,
înclinată ca mătasea unui steag
într-o zi fără vânt.
O, nu pleca nicăieri!
Îmi voi rupe inima cu un singur gest
al mâinii,
ca să răsară durerea care ştie
numele durerii,
ca să răsară dragostea mea de bărbat
care ştie numele tău ciudat, de femeie.

Nichita Stănescu

da “Dreptul la timp”, Editura Tineretului, Bucureşti, 1965

«I falchi» – Eugenio Montale

Portrait of Renée Perle by Jacques-Henri Lartigue, 1930

12

I falchi
sempre troppo lontani dal tuo sguardo
raramente li hai visti davvicino.
Uno a Étretat che sorvegliava i goffi
voli dei suoi bambini.
Due altri in Grecia, sulla via di Delfi,
una zuffa di piume soffici, due becchi giovani
arditi e inoffensivi.

Ti piaceva la vita fatta a pezzi,
quella che rompe dal suo insopportabile
ordito.

Eugenio Montale

(1967)

da “Xenia II”, in “Satura”, “Lo Specchio” Mondadori, 1971

«E quasi fanciulla era» – Rainer Maria Rilke

Felice Casorati, Il sogno del Melograno, 1912

I sonetti a Orfeo
Parte prima
II. 

E quasi fanciulla era e andò innanzi
da questa sua felicità di canto e lira
splendette chiara dai primaverili veli
si fece un letto nel mio orecchio.

E dormì in me. E tutto fu il suo sonno.
Gli alberi, che meravigliai, questa
avvertibile lontananza, il prato che avvertivo
e ogni stupore, che concerneva me.

Dormiva il mondo. Dio cantore, come
la compisti, che non anelasse,
a stare sveglia prima? Guarda, si alzò e dormì.

Dov’è la sua morte? Oh troverai questo motivo
prima che il tuo canto si consumi? –
Dove s’inclina lei da in me?… Fanciulla quasi…

Rainer Maria Rilke

(Traduzione di Chiara Adezati)

da “I Sonetti a Orfeo”, 1922

∗∗∗

II

Und fast ein Mädchen wars und ging hervor
aus diesem einigen Glück von Sang und Leier
und glänzte klar durch ihre Frühlingsschleier
und machte sich ein Bett in meinem Ohr.

Und schlief in mir. Und alles war ihr Schlaf.
Die Bäume, die ich je bewundert, diese
fühlbare Ferne, die gefühlte Wiese
und jedes Staunen, das mich selbst betraf.

Sie schlief die Welt. Singender Gott, wie hast
du sie vollendet, daß sie nicht begehrte,
erst wach zu sein? Sieh, sie erstand und schlief.

Wo ist ihr Tod? O, wirst du dies Motiv
erfinden noch, eh sich dein Lied verzehrte? –
Wo sinkt sie hin aus mir?… Ein Mädchen fast…

Rainer Maria Rilke

da “Die Sonette an Orpheus”, Insel-Verlag, Lipsia, 1923

Questa felicità – Mario Luzi

Foto di Anja Bührer

 

Questa felicità promessa o data
m’è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell’unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.

Mario Luzi

da “Onore del vero”, Neri Pozza Editore, 1957