«I segni che volarono, un giorno, fino a noi» – Giancarlo Pontiggia

Foto di Minor White

 

I segni che volarono, un giorno, fino a noi
e ci colpirono; le cose
che già erano prima di noi,
e restano, quasi immortali, dopo;
tutto ciò che s’impadronì dei nostri occhi
e fece vela verso il cuore, navigando
per scogli di pensieri improvvisi, di immagini
celate, inaccessibili;

emozioni
che ci scossero, sensi
che ci turbarono, congiunzioni felici; giorni
di vaste nubi accidiose, che ci spinsero
sulle rive di una morte troppo
a lungo invocata

– non furono loro che ci legarono
alla vita, al sovrano, fisico, delirante

moto delle cose?

Giancarlo Pontiggia

da “Il moto delle cose”, “Lo Specchio” Mondadori, 2017

La mia casa e il mio cuore – Marcos Ana

Edward Hopper, Rooms by the Sea, 1951

(sogno di libertà)

Se un giorno tornerò alla vita
la mia casa non avrà chiavi:
sempre aperta, come il mare,
il sole e l’aria.

Che entrino la notte e il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il pane rosso dell’aurora;
la luna, mia dolce amante.

Che l’amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né la rondine il volo,
né l’amore le labbra. Nessuno.

La mia casa e il mio cuore
mai chiusi: che passino
gli uccelli, gli amici,
e il sole e l’aria.

Marcos Ana

(Traduzione di Chiara De Luca)

da “Ditemi com’è un albero”, Crocetti Editore, 2009

***

Mi casa y mi corazón 

(sueño de libertad)

Si salgo un día a la vida
mi casa no tendrá llaves:
siempre abierta, como el mar,
el sol y el aire.

Que entren la noche y el día,
y la lluvia azul, la tarde,
el rojo pan de la aurora;
La luna, mi dulce amante.

Que la amistad no detenga
sus pasos en mis umbrales,
ni la golondrina el vuelo,
ni el amor sus labios. Nadie.

Mi casa y mi corazón
nunca cerrados: que pasen
los pájaros, los amigos,
el sol y el aire.

Marcos Ana

da “Decidme cómo es un árbol”, Umbriel Editores, 2007

«Tu non amavi l’amore» – Alexandra Petrova

 

Tu non amavi l’amore.
Ed ecco: è capitato.
Piú forte che per chi ne conosceva gli istinti.
E ora scròllati di dosso questi stracci, la pelle, i sogni:
imbevuti, stanno bruciando.

La conoscenza scrocchiò, matura. Mentre
una lumaca strisciava verso casa,
il sole si voltò dall’altra parte.
Lo spazio si incurvò e si contrasse.
Le porte che ogni giorno lasciavano entrare
adesso stavano cosí lontane.
C’era la luce sotto, o era un coltello
sguainato dalla luna nella nebbia,¹
chi lo capisce.

Il sentiero latteo della lumaca
luccicava in senso opposto.
Nel senso opposto a tutto.

Dai, spingi un po’ il corpo che è rimasto.
Lascia che si trascini, per adesso.
Trascínati,

non sono affari nostri.

Alexandra Petrova

(Traduzione di Pietro Alessandrini)

da “Altri fuochi”, Crocetti Editore, 2005

¹Coltello sguainato dalla luna nella nebbia: allusione a una “conta” di bambini: “La luna è uscita dalla nebbia e ha sguainato un coltello dalla tasca”.

∗∗∗

«Ты не любил любовь»

Ты не любил любовь.
Но вот она случилась.
Сильней, чем с тем, кто знал ее повадки.
Ну, сбрасывай теперь монатки, кожу, сны:
они горят, пропитанные ею.

Познанье спело хрустнуло. Пока
слизняк полз к дому,
солнце отвернулось.
Пространство выгнулось и сжалось.
Те двери, что впускали каждый день,
гак далеко теперь стояли.
И свез’ лежал под ними или нож,
что месяц выпустил в тумане,
не поймешь.

Молочная тропинка слизняка
в обратном направлении блестела.
В обратном направленьи от всего.

Ну, подтолкни оставшееся тело.
Пускай бредет пока.
Бреди,

не наше дело.

Александра Петрова

da “Вид на жительство”, 2000

«Non ho mai capito se io fossi» – Eugenio Montale

Amedeo Modigliani, Donna con vestito scozzese, 1916, collezione privata

5

Non ho mai capito se io fossi
il tuo cane fedele e incimurrito
o tu lo fossi per me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell’alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.

Eugenio Montale

da “Xenia I”, in “Satura. 1962-1970”, “Lo Specchio” Mondadori, 1971

Fiume poesia – Antonis Fostieris

Foto di Minor White

 

Caddi in una buca di bianco e mi bruciai.

Eppure la poesia è un fiume
Una meravigliosa umidità
Credo che plachi l’ira del silenzio
Se l’ho tradito. Non ho colpa, lo giuro.
Alcuni hanno dimenticato sulla mensola un vaso di vocali
Che avrei potuto raggiungere. Poi imparai a costruire barchette
Con bucce di sillabe. Piccole quanto il dito di un bimbo,
Le gettavo nell’acqua corrente –
Allora capii: solo la separazione
Unisce gli uomini. Il resto
Lo sapete da altri racconti. Come “indietro non si torna”
Come “non è possibile bagnarsi due volte nella stessa acqua” e simili.
Ce l’hanno detto e ripetuto, come se l’evidenza
Necessitasse d’interpretazione. Ma la poesia
È un fiume di lacrime estranee. Bambino diventato adulto
Lo vedo spesso tornare alla sua piccola fonte.
E quando si gonfia
Di troppo amore,

                          Annega.

Antonis Fostieris

(Traduzione di Nicola Crocetti) 

(da Il pensiero appartiene al dolore, 1966)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Ποτάμι ποίημα

Ἔπεσα σέ λάκκο μέ ἄσπρο καί κάηκα.

Ὃμως τό ποίημα εἶναι ποτάμι
Καί μια ὑγρασία θαυμαστική
Θαρρῶ γλυκαίνει τή σιωπή ἀπ’ τήν ὀργή της
Ἂν τήν πρόδωσα. Δέ φταίω, τ’ ὁρκίζομαι.
Κάποιοι ξεχάσαν ἕνα βάζο μέ φωνήεντα στο ράφι
Πού θά τό’ φτανα. Ὓστερα ἔμαθα μέ φλοῦδες συλλαβῶν
Νά φτιάνω πλοῖα. Μικρά, ὃσο το δάχτυλο παιδιοῦ
Καί τά’ ριχνα μές στύ νεράκι πού ἔέφευγε –
Τότε κατάλαβα: μονάχα ὁ χωρισμός
Ἑνώνει τούς άνθρώπους. Τά ὑπόλοιπα
Τά ξέρετε άπό άλλες διηγήσεις. Πώς “πίσω δέ γυρνάει”
Πώς “δίς έμβῆναι τῷ αύτῷ ούκ ἔστιν” καί τά ὃμοια.
Μᾶς τά’ παν, τά ξανάπαν, σάν τό αὐτονόητο
Νά εἶχε χρείαν ἐρμηνείας. Ἀλλά τό ποίημα
Εἶναι ποτάμι ἀπό δάκρυα ξένα. Παιδί πού ἀντρώθηκε
Συχνά τό βλέπω νά γυρνάει πρός τήν πηγούλα του.
Κι ὃταν φουσκώνει
Ἀπ’ τήν πολλήν ἀγάπη,

                                          Πνίγει.

Αντώνης Φωστιέρης

da “Ἡ σκέφη ἀνήχεί λίπνη”, 1996