Pomeriggio – Dinos Christianòpulos

Foto di Bruce Weber

 

È stato bello quel pomeriggio, quella discussione interminabile sul marciapiede.
Gli uccelli gorgheggiavano, gli uomini passavano, le macchine correvano.
Alla finestra di fronte la radio mandava rembètika
e la figlia del vicino cantava la sua pena.
L’acacia perdeva foglie e il gelsomino odorava
e nella Trincea i bambini giocavano a nascondino
e le bambine saltavano la corda –
giocavano nella Trincea e non sapevano nulla della morte
giocavano nella Trincea e non sapevano nulla del rimorso,
e io quel pomeriggio ho amato molto gli uomini,
non so perché, li ho amati molto, come un moribondo.

Dinos Christianòpulos

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

(da Poesie 1949-1964, 1967)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

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Ἀπόγευμα

Ἦταν ὡραῖο ἐϰεῖνο τό ἀπόγευμα μέ τήν ἀτέλειωτη συζήτηση στό πεζοδρόμιο.
Τά πουλιά ϰελαηδοῦσαν, οἱ ἄνθρωποι πέρναγαν, τ’ αὐτοϰίνητα τρέχανε.
Στό ἀπέναντι παράθυρο τό ράδιο ἔπαιζε ρεμπέτιϰα
ϰαί τό ϰορίτσι τοῦ διπλανοῦ μας τραγούδαγε τό ντέρτι του.
Φυλλορροοῦσε ἡ ἀϰαϰία ϰι εὐώδιαζε τό γιασεμί
ϰαί μές στήν Τάπια τά παιδιά παῖζαν ϰρυφτούλι
ϰαί τά ϰορίτσια γύρναγαν σϰοινί –
παῖζαν στήν Τάπια ϰαί δέν ξέραν ἀπό θάνατο, 
παῖζαν στήν Τάπια ϰαί δέν ξέραν ἀπό τύψη,
ϰι ἐγώ τούς ἀγάπησα πολύ τούς ἀνθρώπους ἐϰεῖνο τό ἀπόγευμα,
δέν ξέρω γιατί, πολύ τούς ἀγάπησα, σάν ἕνας μελλοθάνατος.

Ντῖνος Χριστιανόπουλος

da “Ποι ήματα 1949-1964”, 1967

Dormo molto – Czesław Miłosz

Czesław Miłosz

 

Dormo molto e leggo Tommaso d’Aquino
o La morte di Dio (un’opera protestante).
A destra la baia, una colata di stagno,
oltre la baia la città, oltre la città l’oceano,
oltre l’oceano l’oceano, fino al Giappone.
A sinistra colline aride con erba bianca,
oltre le colline una valle irrigata dove si coltiva riso,
oltre la collina monti e pini ponderosa,
oltre la valle il deserto e pecore.
Quando non potevo fare a meno dell’alcol, andavo avanti ad alcol,
Quando non potevo fare a meno di sigarette e caffè, andavo avanti a sigarette e caffè.
Ero coraggioso. Laborioso. Quasi un modello di virtù.
Ma non serve a niente.

Mi fa male, dottore.
Non qui. No, non qui. Non lo so più neppure io.
Torse è per l’eccesso di isole e continenti,
di parole non dette, di bazar e flauti di legno,
o di bevute solitarie, senza gusto,
anche se si doveva diventare una specie di arcangelo
o di San Giorgio sulla prospettiva di San Giorgio.

Mi fa male, guaritore.
Ho sempre creduto a magìe e superstizioni.
Le donne, è ovvio, hanno una sola anima, cattolica
ma noi ne abbiamo due. Danzando,
in sogno visiti lontani pueblos
e persino terre mai viste.
Mettiti addosso, ti prego, amuleti di piume,
Bisogna aiutare uno dei tuoi.
Ho letto molti libri ma a essi non credo.
Quando fa male torniamo su certi fiumi,
ricordo quelle croci coi segni del sole e della luna,
e i fattucchieri al lavoro quando c’era un’epidemia di tifo.
Spedisci la tua seconda anima oltre i monti, oltre il tempo.
Dimmi cosa hai visto, aspetterò.

Czesław Miłosz

1962, Berkeley

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Pippo incantato, 1965”, in “Czesław Miłosz, Il castigo della speranza”, All’insegna del pesce d’oro, 1981

Mille copie numerate – Copia N. 39
Avvertenza: Per i testi originali delle poesie qui pubblicate abbiamo seguito l’edizione americana dell’opera poetica di Milosz Utwory poetyckie. Poems, Michigan Slavic Publications, Ann Arbor 1976.  (Pietro Marchesani)

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Dużo śpię

Dużo śpię i czytam Tomasza z Akwinu
albo “Śmierć Boga” (takie protestanckie dzieło).
Na prawo zatoka jak odlana z cyny,
za tą zatoką miasto, za miastem ocean,
za oceanem ocean, aż do Japonii.
Na lewo suche pagórki z białą trawą,
za pagórkami nawodniona dolina gdzie uprawia się ryż,
za doliną góry i sosny ponderosa,
za górami pustynia i owce.
Kiedy nie mogłem bez alkoholu, jechałem na alkoholu.
Kiedy nie mogłem bez papierosów i kawy, jechałem na papierosach i kawie.
Byłem odważny. Pracowity. Prawie wzór cnoty.
Ale to nie przydaje się na nic.

Panie doktorze, boli mnie.
Nie tu. Nie, nie tu. Sam już nie wiem.
Może to nadmiar wysp i kontynentów,
niepowiedzianych słów, bazarów i drewnianych fletów,
albo picia do lustra, bez urody,
choć miało się być czymś w rodzaju archanioła
albo świętego Jerzego na Świętojerskim Prospekcie.

Panie znachorze, boli mnie.
Zawsze wierzyłem w gusła i zabobony.
Naturalnie że kobiety mają tylko jedną, katolicką, duszę
ale my mamy dwie. Kiedy zatańczysz,
we śnie odwiedzasz odległe pueblos
i nawet ziemie nigdy nie widziane.
Włóż, proszę ciebie, amulety z piór,
poratować trzeba swojego.
Ja czytałem dużo książek, ale im nie wierzę.
Kiedy boli powracamy nad jakieś rzeki,
pamiętam tamte krzyże ze znakami słońca i księżyca,
i czarowników, jak pracowali kiedy była epidemia tyfusu.
Wyślij swoją drugą duszę za góry, za czas.

Czesław Miłosz

da “Gucio zaczarowany”, 1965, in “Czesław Miłosz, Utwory poetyckie. Poems”, Michigan Slavic Publications, Ann Arbor, 1976

«La notte si fa chiara. Perché Ofelia» – Marcello Comitini

Cristina Robles, Ophelia

 

La notte si fa chiara. Perché Ofelia
torni alla nostra mente?
Prima che ti lasciassi andare
verso il non senso dell’abbraccio.

Dalla gola del fiume a precipizio
lungo gli spigoli taglienti delle rocce
sale la nebbia vaporosa.

L’abito ancora intriso del profumo
dei papaveri sugli argini.

E nel vento sentiamo il tuo lamento
tra le braccia dell’uomo nell’istinto
di vita e di annientamento.

Come se fosse quello il tempo esatto per morire.

Come se il fiume avesse braccia e mani
per stringerti al suo petto e sussurrarti
il nome sconosciuto di quell’uomo.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

Vita – Lars Gustafsson

 

La vita scorre attraverso il mio tempo,
e io, un volto non rasato,
dove le rughe sono profonde, analizzo
le tracce.

Pensieri come bestiame,
avanzano sulla strada per bere,
estati perdute ritornano, ad una ad una,

profonda come il cielo viene la malinconia,
per la pianta di carice che fu,
e le nuvole che allora rotolavano più bianche,

eppure so che tutto è uguale,
che tutto è come allora e irraggiungibile;
perché sono al mondo,

e perché mi prende la malinconia?
E gli stessi lillà profumano come allora.
Credimi: c’è un’immutabile felicità.

Lars Gustafsson

(Traduzione di Enrico Tiozzo)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIII, Maggio 2010, N. 249, Crocetti Editore

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Liv

Liv strömmar genom min tid.
och jag, ett orakat ansikte,
dar vecken djupnar, granskar spåren

Tankar som boskap
fram till vågen för att dricka,
förlorade somrar återvänder, en för en,

kommer ett himmelsdjupt vemod
över ett stanrgras som var.
och molnen som rullade vitare då.

och anda vet jag att allt år detsamma
att allt år som då och oåtkomligt:
varför ar jag i världen.

och varför kommer det till mig?
Och samma syrener doftar som då:
Tro mig: det finns en oföränderlig lycka.

Lars Gustafsson

da “En privatmans dikter”, PAN/Norstedt, 1967

«Il tempo entra ferreo» – Paul Celan

Giosetta Fioroni, Celan, smalto su carta 2010

 

IL TEMPO ENTRA FERREO nella sua ultima era.
Soltanto tu sei qui d’argento.
E piangi a sera la farfalla purpurea.
E ti lamenti della nube con la fiera.

Non che il tuo cuore mai abbia visto tramonto
e mai tenebra comandato all’occhio tuo…
Della luna però la tua mano reca ancor traccia.
E nelle acque resiste ancora un raggio.

Come farà chi su celeste ghiaia
danzò con le ninfe, lieve,
a non pensare che una freccia di Artemide
nel bosco ancora vaga e infine lo raggiungerà?

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso) 

da “Poesie sparse pubblicate in vita”, nottetempo, 2011

Composta verosimilmente nella primavera 1944.
w. 11-12: il mito narra che Artemide, sorella di Apollo, trafisse con frecce avvelenate le sette figlie di Niobe, che si era vantata della sua prole con Latona.
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«Die zeit tritt ehern» 

DIE ZEIT TRITT EHERN in ihr letztes Alter.
Nur du allein bist silbern hier.
Und klagst im Abend um den Purpurfalter.
Und haderst um die Wolke mit dem Tier.

Nicht, daß dein Herz nie Untergang erfuhr
und Finsternis nie deinem Aug befahl…
Doch trägt vom Mond noch deine Hand die Sj
Und in den Wassern sträubt sich noch ein Stra

Wie soll, der über himmelblauen Kies
sich mit den Nymphen drehte, leicht,
nicht denken, daß ein Pfeil der Artemis
im Wald noch irrt und ihn zuletzt erreicht?

Paul Celan

da “Paul Celan: Werkee. Historisch-Kritische Ausgabe”, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 2003-2008

(Edizione storico-critica delle opere complete di Paul Celan)