Cari luoghi – Leonardo Sinisgalli

Foto di Anka Zhuravleva

TI VENGO VICINO

Ti vengo vicino, per vederti
devo difendere gli occhi
dalle spine.

Ti posso chiamare, nessuno
mi sente nel giardino.

PER QUESTO VIOTTOLO

Per questo viottolo
storto, stretto, gonfio
di murmuri, di strepiti
potrò raggiungere tra gli iris
il recinto di cenere.

STO IN ATTESA

Sto in attesa a guardare
laggiù quando scoppiano
i fiori tra le foglie.

CARI LUOGHI

Cari luoghi dove
ti pare di udire
di rimbalzo la tua voce.

HA RIPRESO A TUBARE

Ha ripreso a tubare la tortora
dei vicini, trema
la batteria delle padelle,
la bimba in cucina
scrive i nomi delle sorelle
su un guscio d’uovo.

RITARDA IL FREMITO

Ritarda il fremito della chioma
fitta e fresca davanti
alla finestra – la nuvola
si sposta di un millimetro –
vieta a questi voli
di oscurarci.

Leonardo Sinisgalli

da “Dimenticatoio”, (1975-1978), in “Leonardo Sinisgalli, Tutte le poesie”, Mondadori, 2020

«Sii prudente. La tua vita apri» – Natan Zach

Daniel Schwartz, Mandraki, Nisyros, 1978

 

Sii prudente. La tua vita apri
solo a venti che portano carezza
di lontananza. Sopporta la mancanza, la voce
alza soltanto in notti di solitudine. Sappi
il giorno, il tempo giusto, l’attimo, e non
incalzare. Volgiti a ciò che tace. L’ombra che giace
sotto il guscio di carne sappi benedire, non
nasconderti dentro le parole. Siedi con sapienza
di verme, raziocinio di lombrico. Non aspettare.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sfavorevole agli addii”, Donzelli Poesia, 1996

«Prima mia madre, poi mio padre» – Sergej Gandlevskij

Foto di Nicola Bertellotti

In memoria dei genitori

Prima mia madre, poi mio padre
Sono tornati nel Cinquantanove
E si sono ristabiliti nella casa,
In cui vivevamo un tempo.
Tutto è di nuovo al suo posto.
Come il fumo delle sigarette sulla specchiera,
Sono svaniti il torto
E la ragione, i dissapori, perfino
La mia giovinezza –
Di nuovo non conosciamo il futuro.
Da ora, famiglia estinta,
La tua vita è intoccabile.

Identificatisi finalmente
Con il mio amore infantile,
Prima mia madre, poi mio padre,
Vengono al mio capezzale
A congedarsi per la notte e corrono
Dalla mia cameretta nella stanza accanto,
Da dove giunge il vocio, il fumo conviviale,
Il tintinnio dei bicchieri e, naturalmente,
Le accese discussioni di Mjuda.
Nel Novanta non sono ancora alto
Abbastanza per porgere in fretta
La spalla sotto la bara di Mjuda.

Menti, memoria, menti serenamente:
Non ci sono testimoni, io sono l’ultimo.
Riduci il fragore della tormenta,
Perché il giovane libero pensatore
(Ragazzo curioso!) si entusiasmi
A sentire, attraverso la parete,
Come il padre intellettuale celebra
Il sistema multipartitico.

Sergej Gandlevskij

1983

(Traduzione di Paolo Galvagni)

da “La nuova poesia russa”, Crocetti Editore, 2003

∗∗∗

«С начала мать, отец потом»

Памяти родителей

С начала мать, отец потом
Вернулись в пятьдесят девятый
И заново вселились в дом,
В котором жили мы когда-то.
Все встало на свои места.
Как папиросный дым в трельяже,
Растаяли неправота,
Разлад, и правота, и даже
Такая молодость моя —
Мы будущего вновь не знаем.
Отныне, мертвая семья,
Твой быт и впрямь неприкасаем.

Они совпали наконец
С моею детскою любовью,
Сначала мать, потом отец,
Они подходят к изголовью
Проститься на ночь и спешат
Из детской в смежную, откуда
Шум голосов, застольный чад,
Звон рюмок, и, конечно, Мюда
О чем-то спорит горячо.
И я еще не вышел ростом,
Чтобы под Мюдин гроб плечо
Подставить наспех в девяностом.

Лги, память, безмятежно лги:
Нет очевидцев, я — последний.
Убавь звучание пурги,
Чтоб вольнодумец малолетний
Мог (любознательный юнец!)
С восторгом слышать через стену,
Как хвалит мыслящий отец
Многопартийную систему

Сергей Гандлевский

1983

da “Счастливая ошибка. Стихи и эссе о стихах”, Издательство АСТ, 2019

«A scrivere ho imparato dagli amici» – Beppe Salvia

Beppe Salvia

 

A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera.

Beppe Salvia

da “Un solitario amore”, Fandango Libri, 2006

Canzone dell’angelo senza fortuna – Rafael Alberti

George Christakis, Silent Angel

 

Tu sei ciò che se ne va:
acqua che mi porta,
che mi lascerà.

Cercatemi nell’onda.

Ciò che va e non torna:
vento che nell’ombra
si spegne e s’accende.

Cercatemi nella neve.

Ciò che nessuno sa:
banco mobile
che non parla con nessuno.

Cercatemi nell’aria.

Rafael Alberti

(Traduzione di Vittorio Bodini)

da “Degli angeli”, Einaudi, Torino, 1966

∗∗∗

Canción del ángel sin suerte

Tú eres lo que va:
agua que me lleva,
que me dejará.

Buscadme en la ola.

Lo que va y no vulve:
viento que en la sombra
se apaga y se enciende.

Buscadme en la nieve.

Lo que nadie sabe:
tierra movediza
que no habla con nadie.

Buscadme en el aire.

Rafael Alberti

da “Sobre los ángeles”, Ediciones de la Compañía Ibero-Americana de Publicaciones S. A., Madrid, 1929