Fruscio d’ali – Paul Celan

Pierre Jahan, Envol Colombe, 1948

 

Ma la colomba indugia ad Avalon.
Cosí sui tuoi fianchi deve annottare un uccello
che per metà è cuore e per metà corazza.
Non gli cale il tuo occhio bagnato.
Invero sa il dolore e lo coglie alle ginestre,
eppure la sua ala non è qui, invisibilmente issata.

Ma la colomba indugia ad Avalon.

Il ramo d’olivo fu rapito da becchi d’aquila
e sfogliato dove si azzurra il tuo giaciglio nella tenda nera.
Ma in cerchio adunai un esercito con scarpe di velluto
e lo feci sciabolare muto per la corona del cielo.
Finché assopendo ti sei piegata sulla pozza di sangue.

Cioè: mentre si battevano accaniti, alzai
l’orcio sopra loro, lasciai cadere tutte le rose
e, allorché alcuni le intrecciarono ai capelli,
chiamai l’uccello a fare opera di consolazione.
Ti dipinge nell’occhio le unghie d’ombra.

Ma vedo giungere la colomba, bianca, da Avalon.

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso)

da “La sabbia delle urne”, Einaudi, Torino, 2016

Flügelrauschen [Fruscio d’ali]    Composta a Czernowitz nel settembre 1944, inserita poi in Celan, Gedichte. Eine Auswahl, Fischer Verlag, Frankfurt am Main 1965. Celan la collegava a Matière de Bretagne in Sprachgitter [Grata di parole, 1959].
v. 1 Avalon. Isola delle fate, sede dei morti nel ciclo di Re Artú.
v. 2 Cfr. Genesi, 32, 25.
v. 4 bagnato. Variante: «feuchtes [umido]».
v. 8 Per il ramo d’olivo cfr. Genesi, 8, 10; per i becchi d’aquila cfr. il Prometeo incatenato di Eschilo e il v. 9 di Um dein Gesicht [Attorno al viso tuo] in Eingedunkelt: «Die Geierschnäbel brechen [I becchi di rapace strappano]».
v. 9 Cfr. Esodo, 26, 14.   (Dario Borso)

∗∗∗

Flügelrauschen

Die Taube aber säumt in Avalun.
So muß ein Vogel über deine Hüften finstern,
der halb ein Herz und halb ein Harnisch ist.
Ihm ist es um dein nasses Auge nicht zu tun.
Zwar kennt er Schmerz und holt ihn bei den Ginstern,
doch seine Schwinge ist nicht hier und unsichtbar gehißt.

Die Taube aber säumt in Avalun.

Der Ölzweig ward geraubt von Adlerschnäbeln
und wo dein Lager blaut im schwarzen Zelt zerpflückt.
Rings aber bot ich auf ein Heer auf Sammetschuhn
und laß es schweigsam um den Kranz des Himmels säbeln.
Bis du dich schlummernd nach der Lache Bluts gebückt.

Das ist: ich hob, als sie gewaltig fochten,
den Scherben über sie, ließ alle Rosen fallen
und rief, als mancher sie ins Haar geflochten,
den Vogel an, ein Werk des Trosts zu tun.
Er malt dir in das Aug die Schattenkrallen.

Ich aber seh die Taube kommen, weiß, aus Avalun.

Paul Celan

da “Der Sand aus den Urnen”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2003

Donna genovese – Dino Campana

Édouard Boubat, Lella, Bretagne, 1847

XII.

Tu mi portasti un po’ d’alga marina
Nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
Che è corso di lontano e giunge grave
D’ardore, era nel tuo corpo bronzino:
— Oh la divina
Semplicità delle tue forme snelle —
Non amore non spasimo, un fantasma,
Un’ombra della necessità che vaga
Serena e ineluttabile per l’anima
E la discioglie in gioia, in incanto serena
Perché per l’infinito lo scirocco
Se la possa portare.
Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!

Dino Campana

da “Canti Orfici ed altre liriche”, Vallecchi, 1928

Il primo amore – Wisława Szymborska

 

Dicono
che il primo amore è il più importante.
Ciò è molto romantico
ma non fa al mio caso.
 
Qualcosa tra noi c’è stato e non c’è stato,
accadde e si è perduto.
 
Non mi tremano le mani
quando mi imbatto in piccoli ricordi,
in un rotolo di lettere legate con lo spago
– fosse almeno un nastrino.
 
Il nostro unico incontro dopo anni:
la conversazione di due sedie
accanto a un freddo tavolino.
 
Altri amori
ancora respirano profondi dentro me.
A questo manca il fiato anche per sospirare.
 
Eppure proprio così com’è,
è capace di fare ciò di cui quelli ancora non sono capaci:
non ricordato,
neppure sognato,
mi familiarizza con la morte.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Attimo”, Libri Scheiwiller, 2004

∗∗∗

Pierwsza miłość

Mówią,
że pierwsza miłość najważniejsza,
To bardzo romantyczny,
ale nie mój przypadek.

Coś między nami było i nie było,
działo się i podziało.

Nie drżą mi ręce,
kiedy natrafiam na drobne pamiątki
i zwitek listów przewiązanych sznureczkiem
-żeby chociaż wstążeczką.

Nasze jedyne spotkanie po latach
to rozmowa dwóch krzeseł
przy zimnym stoliku

Inne miłości
głęboko do tej pory oddychają we mnie.
Tej brak tchu, żeby westchnąć.

A jednak właśnie taka, jaka jest,
potrafi, czego tamte nie potrafią jeszcze:
niepamiętana,
nie śniąca się nawet,
oswaja mnie ze śmiercią.

Wisława Szymborska

da “Chwila”Wydawnictwo Znak, Kraków, 2002

Dolore – Giovanni Raboni

Foto di Florence Henri

 

Tu e le tue fissazioni! mi vien voglia
di rinfacciarti le mie piaghe,
quelle sí cancrenose, immedicabili…
Ma no, sbaglio. Non io, tu sei l’erede
d’una sacra penuria,
te e i tuoi da sempre ha saccheggiato il cielo.
C’è piú tristezza nel tuo lutto
per un gioco perduto, per una bambola squartata
che nel mio per il novero dei morti
che colleziono da una vita.
È piú giusta, ha piú stoffa la tua pena.
E intanto non riesco a consolarti,
mio affamato, tremante, altero amore!
Non rispondi, mi guardi
come, ma sí, come un nemico di classe
se cerco di distrarti,
se ti ricatto con la tenerezza…
Ma credimi, tesoro, che non voglio rubartelo
l’osso del tuo dolore.

Giovanni Raboni

da “A tanto caro sangue”, (1956-1987), in “Tutte le poesie”, Einaudi, Torino, 2014

Secondo ipotico – Tomasz Różycki

Foto di René Groebli

 

Se è per amore, ci verrà perdonato,
resteranno dopo di noi letti sfatti e città
iniziate, tende schiuse, oggetti appena
sfiorati e un po’ di stoviglie sporche. Se è per amore,

non resterà dopo di noi il vuoto, c’è una tale innata
discordanza grammaticale, il vuoto non può abitare
in luoghi segnati dai nostri corpi, usciranno
da essi piuttosto bambini, paesi e tutti i colori.

Se è per amore, dalla nostra parte ci saranno animali,
cani abbandonati. Loro ci perdoneranno l’immobilità
e lo sguardo perso in qualche punto in noi. Saremo sdraiati
e ci cammineranno sopra giorni e correnti. Costruiranno su di noi

una città e liberi elettroni si affolleranno su di noi, ronzeranno,
e i sogni, i sogni saranno nostri per sempre.

Tomasz Różycki

ottobre 2002

(Traduzione di Leonardo Masi e Alessandro Ajres)

da “Antimondo”, Edizioni della Meridiana, 2010

***

Drugi Hipotyk

Jeżeli to z miłości, będzie nam wybaczone,
pozostaną za nami łóżka niepościełone i napoczęte
miasta, rozchylone zasłony, ledwo dotknięte
rzeczy i trochę brudnych naczyń. Jeżeli to z miłości,

nie pozostanie po nas pustka, jest taka wrodzona
gramatyczna niezgodność, pustka nie może zamieszkać
w miejscach przez nasze ciała naznaczonych, wyjdą
natomiast z nich dzieci, kraje i wszelkie kolory.

Jeżeli to z miłości, staną po naszej stronie zwierzęta,
psy porzucone. One wybacza nam te nieruchomość
i ten zagubiony gdzieś w sobie wzrok. Będziemy leżeć
i będą po nas chodzić dni i przeciągi. Zbudują na nas

miasto i wolne elektrony będą nad nami się roić, warczeć,
i sny, sny będą nasze na zawsze.

Tomasz Różycki

październik 2002

da “Vaterland”, Stowarzyszenie Literackie im, K. K. Baczyńskiego, Łódź, 1997