«Natale, credo, scada il bollino blu» – Magrelli Valerio

Clarissa Bonet, On the Edge, 2015

 

Natale, credo, scada il bollino blu
del motorino, il canone URAR TV,
poi l’IMU e in piú il secondo
acconto IRPEF – o era INRI?
La password, il codice utente, PIN e PUK
sono le nostre dolcissime metastasi.
Ciò è bene, perché io amo i contributi,
l’anestesia, l’anagrafe telematica,
ma sento che qualcosa è andato perso
e insieme che il dolore mi è rimasto
mentre mi prende acuta nostalgia
per una forma di vita estinta: la mia.

Valerio Magrelli

da “Il sangue amaro”, Einaudi, Torino, 2014

L’imballatore – Valerio Magrelli

Josef Sudek, Labyrinth in my Atelier, 1960

Cos’è la traduzione? Su un vassoio
la testa pallida e fiammante d’un poeta.
V. Nabokov

L’imballatore chino
che mi svuota la stanza
fa il mio stesso lavoro.
Anch’io faccio cambiare casa
alle parole, alle parole
che non sono mie,
e metto mano a ciò
che non conosco senza capire
cosa sto spostando.
Sto spostando me stesso
traducendo il passato in un presente
che viaggia sigillato
racchiuso dentro pagine
o dentro casse con la scritta
«Fragile» di cui ignoro l’interno.
È questo il futuro, la spola, il traslato,
il tempo manovale e citeriore,
trasferimento e tropo,
la ditta di trasloco.

Valerio Magrelli

da “Esercizi di tiptologia”, “Il Nuovo Specchio” Mondadori, 1992

«Ho spesso immaginato che gli sguardi» – Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, foto di Dino Ignani

 

Ho spesso immaginato che gli sguardi
sopravvivano all’atto del vedere
come fossero aste,
tragitti misurati, lance
in una battaglia.
Allora penso che dentro una stanza
appena abbandonata
simili tratti debbano restare
qualche tempo sospesi ed incrociati
nell’equilibrio del loro disegno
intatti e sovrapposti come i legni
dello shangai.

Valerio Magrelli

da “Nature e venature”, 1987, in “Le cavie, Poesie 1980-2018”, Einaudi, Torino, 2018

«C’è silenzio tra una pagina e l’altra» – Valerio Magrelli

 

C’è silenzio tra una pagina e l’altra.
La lunga distesa della terra fino al bosco
dove l’ombra raccolta
si sottrae al giorno,
dove le notti spuntano
separate e preziose
come frutta sui rami.
In questo delirio
luminoso e geografico
io non so ancora
se essere il paese che attraverso
o il viaggio che vi compio.

Valerio Magrelli

da “Ora serrata retinae”, 1980, in “Le cavie, Poesie 1980-2018”, Einaudi, Torino, 2018

«Io sono ciò che manca» – Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, fotografia di Dino Ignani

 

Io sono ciò che manca
dal mondo in cui vivo,
colui che tra tutti
non incontrerò mai.
Ruotando su me stesso ora coincido
con ciò che mi è sottratto.
Io sono la mia eclissi
la contumacia e la malinconia
l’oggetto geometrico
di cui per sempre dovrò fare a meno.

Valerio Magrelli

da “Ora serrata retinae”, 1980, in “Le cavie, Poesie 1980-2018”, Einaudi, Torino, 2018