«Esistono parole che costeggiano» – Valerio Magrelli

Matteo Massagrande, Stanze, 2018

 

Esistono parole che costeggiano
il pensiero o lo attraversano
dolcemente oblique come lacrime.
Come ospiti dimenticati si aggirano
segrete per le stanze,
ogni cosa toccando.
Il loro andare sembra l’offerta lenta
di un frutto della terra.

Valerio Magrelli

da “Aequator lentis” in “Ora serrata retinae”, Feltrinelli, 1989

«Esistono libri che servono» – Valerio Magrelli

Foto di André Kertész

 

Esistono libri che servono
a svelare altri libri,
ma scrivere in genere è nascondere,
sottrarre alla realtà qualcosa
di cui sentirà la mancanza.
Questa maieutica del segno
indicando le cose con il loro dolore
insegna a riconoscerle.

Valerio Magrelli

da “Aequator lentis”, in “Ora serrata retinae”, Feltrinelli, 1980

Welcome – Valerio Magrelli

Foto di Vivian Maier


 

Dio delle baraccopoli, Gesú dei clandestini,
nato nella favela, ultimo fra i bambini,
creatura della notte, amato dai reietti,
scintilla nelle tenebre, abisso degli eletti.

Gesú di baraccopoli e Dio dei clandestini,
nell’ultima favela neonato fra i bambini,
amato dalla notte, creatura dei reietti,
abisso nelle tenebre, scintilla degli eletti.

Abisso e baraccopoli, scintilla e clandestini,
quanto amato in favela!, creatura dei bambini,
ultimo nella notte, neonato fra i reietti,
Gesú dentro le tenebre, Dio di tutti gli eletti.

Valerio Magrelli

da “Il sangue amaro”, Einaudi, Torino, 2014

«Non ho un bicchiere d’acqua» – Valerio Magrelli

Mayumi Terada, View of Moon and Bottle, 2007

 

Non ho un bicchiere d’acqua
sopra il letto:
ho questo quaderno.
A volte ci segno parole nel buio
e il giorno che segue le trova
deformate dalla luce e mute.
Sono oggetti notturni
posati ad asciugare,
che nel sole s’incrinano
e scoppiano. Restano pezzi sparsi,
povere ceramiche del sonno
che colmano la pagina.
È il cimitero del pensiero
che si raccoglie tra le mie mani.

Valerio Magrelli

da “Ora serrata retinae”, Feltrinelli, 1989

Piccole donne – Valerio Magrelli

Michael Taylor, Girl with Lilac, 1979

L’età della tagliola
Su una fotografia di Milena Barberis

Per prima cosa ho visto tre ragazze,
dopo ho intuito che era una soltanto
moltiplicata.
Finché ho capito che ogni ragazza
ne contiene altre due,
fiore con tre corolle, equazione a tre incognite.
Avere quell’età, significa sostare innanzi a un bivio:
da un lato sta il passato appena prossimo,
dall’altro un futuro duale – scelta,
biforcazione, sesso, forbice.
Chi cresce, chi adolesce, si divide
e per andare avanti deve amputarsi
come fa la volpe, che stacca la sua zampa
presa nella tagliola.

Fine come un capello,
si vede solamente controluce,
a malapena, ma si vede (si vede?),
la cicatrice che una sua compagna
tracciò sopra la guancia di mia figlia.

La seguo di continuo col mio sguardo,
la cerco, nella speranza di non trovarla,
la trovo, col rimpianto d’averla cercata,
ma è piú forte di me, è la stessa forza
insopprimibile della gelosia, forza dell’organismo

che nutre il suo male: conoscere. Che sarà mai!, mi dico,
e intanto frugo avidamente per rintracciarne
la curva, segno e solco irreversibile.
Perché la guardo? Solo per ripetermi che il Tempo
lí è trascorso, affidando il saluto ad un’unghiata.

Per una ventenne

Ragazza con i tacchi
altissimi, se oscilli
(a spillo) oscillo anch’io
mia spiga, figlia.

Per Alpha [Manetas]

Apriti il mondo intorno
Assumi la curvatura della polena
Anticipa il vento che arriva
Arriva anche tu dal futuro
A costo di fendere il ghiaccio
Attorno alla tua vita
Anima della prua
Anima-schiuma

Che cosa non si può fare dormendo
(da Il mondo spiegato alle bambine)

Allacciarsi le scarpe,
pattinare e pettinarsi,
rubare, correggere un compito,
giocare,
fare il bagno,
baciarsi.

La curva

Nella curva, la stessa, in montagna,
scendendo dalla macchina,
mia figlia, piccolina,
vomitava, per strada, tutti gli anni.

Ormai la conoscevo:
come al nostro santuario, ci fermavamo
per consolarne i pianti, pulirla e passeggiare
lungo il tornante dell’alba.

Altre vacanze, noi vecchi, lei cresciuta,
ma quella sosta mi rimane in mente,
cruna della nostra famiglia
nella fuga in Egitto.

Ogni famiglia è in fuga,
solo l’Egitto cambia.

Mi lavo i denti in bagno.
Ho un bagno.
Ho i denti.
Ho una figlia che canta
di là dalla parete.
Ho una figlia che ha voglia di cantare
e canta.
Può bastare.

Valerio Magrelli

da “Il sangue amaro”, Einaudi, Torino, 2014