«La mia strada non passa vicino alla-tua casa» – Marina Ivanovna Cvetaeva

 

Dal ciclo «il commediante»

La mia strada non passa vicino alla-tua casa.
La mia strada non passa vicino alla-casa di nessuno.

E tuttavia io smarrisco il cammino
(specialmente di primavera!)
e tuttavia mi struggo per la gente
come il cane fa sotto la luna.

Ospite dappertutto gradita,
non lascio dormire nessuno!
E con il nonno gioco agli ossi,
e con il nipote – canto.

Di me non s’ingelosiscono le mogli:
io sono una voce e uno sguardo.
E a me nessun innamorato
ha mai costruito un palazzo.

Le vostre generosità non richieste
mi fanno ridere, mercanti!
Da me stessa mi erigo per la notte
e ponti e palazzi.

(Ma ciò che dico – non ascoltarlo!
È tutto un inganno di donna!)
Da sola al mattino demolisco
la mia creazione.

Le magioni – come covoni di paglia – niente!
La mia strada non passa vicino alla-tua casa.

Marina Ivanovna Cvetaeva

27 aprile 1920

(Traduzione di Pietro Antonio Zveteremich)

da “Marina Ivanovna Cvetaeva, Poesie”, Feltrinelli, Milano, 1979

«Non berremo dallo stesso bicchiere» – Anna Andreevna Achmatova

 

Non berremo dallo stesso bicchiere
L’acqua o il dolce vino,
Al mattino non ci daremo baci,
E a sera non guarderemo alla finestra.
Tu il sole respiri, io la luna,
Ma siamo vivi dello stesso amore.

Con te è sempre la tua gaia compagna,
Con me il fedele, mio tenero amico,
Ma vedo lo sgomento di grigi occhi,
E del mio male sei colpevole tu.
Lasciamo radi i nostri brevi incontri.
Così ci è serbata la pace dalla sorte.

La tua voce soltanto canta nei miei versi,
In quelli tuoi spira il mio respiro.
Oh, esiste un fuoco che non osa
Toccare né oblio né paura…
E se sapessi come mi son care
Ora le tue rosse, aride labbra.

Anna Andreevna Achmatova

1913

(Traduzione di Bruno Carnevali e Paolo Galvagni)

da “Rosario”, in “Luna allo zenit e altre poesie”, Passigli Poesia, 2007

∗∗∗

«Не будем пить из одного стакана»

Не будем пить из одного стакана
Ни воду мы, ни сладкое вино,
Не поцелуемся мы утром рано,
А ввечеру не поглядим в окно.
Ты дышишь солнцем, я дышу луною,
Но живы мы любовию одною.

Со мной всегда мой верный, нежный друг,
С тобой твоя веселая подруга.
Но мне понятен серых глаз испуг,
И ты виновник моего недуга.
Коротких мы не учащаем встреч.
Так наш покой нам суждено беречь.

Лишь голос твой поет в моих стихах,
В твоих стихах мое дыханье веет.
О, есть костер, которого не смеет
Коснуться ни забвение, ни страх.
И если б знал ты, как сейчас мне любы
Твои сухие, розовые губы!

Анна Андреевна Ахматова

da “Чётки, Стихотворения”, Берлин: Петрополис, Алконост, 1923

«Tu non amavi l’amore» – Alexandra Petrova

 

Tu non amavi l’amore.
Ed ecco: è capitato.
Piú forte che per chi ne conosceva gli istinti.
E ora scròllati di dosso questi stracci, la pelle, i sogni:
imbevuti, stanno bruciando.

La conoscenza scrocchiò, matura. Mentre
una lumaca strisciava verso casa,
il sole si voltò dall’altra parte.
Lo spazio si incurvò e si contrasse.
Le porte che ogni giorno lasciavano entrare
adesso stavano cosí lontane.
C’era la luce sotto, o era un coltello
sguainato dalla luna nella nebbia,¹
chi lo capisce.

Il sentiero latteo della lumaca
luccicava in senso opposto.
Nel senso opposto a tutto.

Dai, spingi un po’ il corpo che è rimasto.
Lascia che si trascini, per adesso.
Trascínati,

non sono affari nostri.

Alexandra Petrova

(Traduzione di Pietro Alessandrini)

da “Altri fuochi”, Crocetti Editore, 2005

¹Coltello sguainato dalla luna nella nebbia: allusione a una “conta” di bambini: “La luna è uscita dalla nebbia e ha sguainato un coltello dalla tasca”.

∗∗∗

«Ты не любил любовь»

Ты не любил любовь.
Но вот она случилась.
Сильней, чем с тем, кто знал ее повадки.
Ну, сбрасывай теперь монатки, кожу, сны:
они горят, пропитанные ею.

Познанье спело хрустнуло. Пока
слизняк полз к дому,
солнце отвернулось.
Пространство выгнулось и сжалось.
Те двери, что впускали каждый день,
гак далеко теперь стояли.
И свез’ лежал под ними или нож,
что месяц выпустил в тумане,
не поймешь.

Молочная тропинка слизняка
в обратном направлении блестела.
В обратном направленьи от всего.

Ну, подтолкни оставшееся тело.
Пускай бредет пока.
Бреди,

не наше дело.

Александра Петрова

da “Вид на жительство”, 2000

«Aspettami ed io tornerò» – Konstantin Michajlovič Simonov

Elena Arcangeli, L’attesa, 2007

 

Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c’è caldo,
quando piú non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.

Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono piú,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell’anima mia…
Aspettami. E non t’affrettare
a bere insieme con loro.

Aspettami ed io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare semplicemente
come nessun altro.

Konstantin Michajlovič Simonov

1941

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

da “Poesia russa del Novecento”, Guanda, Parma, 1954