Si perdono lontani… – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

 

Si perdono lontani i rilievi delle teste degli uomini:
là io rimpicciolisco – non mi vedranno più,
ma nei libri cari e nei giochi dei bambini
risorgerò per dire come il sole splende…

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

1936-37

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Quaderni di Voronež”, Milano, Mondadori, 1995

«È avvelenato il pane, bevuto l’ultimo sorso d’aria» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Osip Mandel’štam, photograph by Moses Nappelbaum

 

È avvelenato il pane, bevuto l’ultimo sorso d’aria.
Com’è difficile curare le ferite!
Giuseppe venduto in Egitto
non dovette soffrire nostalgia più forte!

Sotto il cielo stellato i beduini
a occhi chiusi, sul dorso del cavallo,
improvvisano libere ballate
sul loro giorno confuso.

Per trovare lo spunto basta poco.
Chi ha perso nella sabbia una faretra,
chi ha scambiato il cavallo. Degli eventi
lentamente si dissipa la nebbia.

A cantare davvero
e in pienezza di cuore, finalmente
tutto il resto scompare: non rimane
che spazio, stelle e voce.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

1913

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Pietra”, in “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Poesie”, Garzanti, 1972

∗∗∗

«Отравлен хлеб, и воздух выпит»

Отравлен хлеб, и воздух выпит.
Как трудно раны врачевать!
Иосиф, проданный в Египет,
Не мог сильнее тосковать.

Под звездным небом бедуины,
Закрыв глаза и на коне,
Слагают вольные былины
О смутно пережитом дне.

Немного нужно для наитий:
Кто потерял в песке колчан,
Кто выменял коня — событий
Рассеивается туман;

И, если подлинно поется
И полной грудью, наконец,
Все исчезает — остается
Пространство, звезды и певец!

Осип Эмильевич Мандельштам

1913

da “Осип Мандельштам, Камень: стихи”, Акме, 1913 

«Si può rendere onore a una morta?» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Ol’ga Vaksel’ (1903-1932)

 

Si può rendere onore a una morta?
È in altro luogo e in forza –
il potere dell’amore d’altri l’ha portata
a una fine ardente e violenta…

E le salde rondini delle tonde sopracciglia
dalla tomba sono volate a dirmi
che si erano ristorate nel loro
freddo letto di Stoccolma.

E la tua famiglia s’inorgogliva del violino del bisnonno,
la sua voluta la faceva più bella,
e tu aprivi la tua bocca così rossa
sorridendo, italianeggiando, russeggiando…

Serbo di te triste memoria,
piccola selvatica, orsetto, Mignon,
ma le ruote dei mulini passano l’inverno nella neve,
e gela il corno del postiglione.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

3 giugno 1935

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Quaderni di Voronež, Primo quaderno”, Giometti & Antonello, Macerata, 2017

∗∗∗

«Возможна ли женщине мертвой хвала?»

Возможна ли женщине мертвой хвала?
Она в отчужденьи и в силе –
Ее чужелюбая власть привела
К насильственной жаркой могиле…

И твердые ласточки круглых бровей
Из гроба ко мне прилетели
Сказать, что они отлежались в своей
Холодной стокгольмской постели.

И прадеда скрипкой гордился твой род,
От шейки ее хорошея,
И ты раскрывала свой аленький рот,
Смеясь, итальянясь, русея…

Я тяжкую память твою берегу,
Дичок, медвежонок. Миньона,
Но мельниц колеса зимуют в снегу,
И стынет рожок почтальона.

Осип Эмильевич Мандельштам

3 июня луу

da “Voronežskie tetradi”, in “Polnoe sobranie sočinenij i pisem v trëch tomach”, tom I: Stichotvorenija, a cura di A. Mec, Moskva, 2009

Col mondo del potere… – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

 

Col mondo del potere non ho avuto che vincoli puerili:
temevo le ostriche, e alle guardie lanciavo occhiate di sottecchi;
nemmeno d’una briciola d’anima gli sono debitore
benché a lungo sulle immagini altrui mi sia accanito.

Aggrottandomi con sciocco sussiego in una mitra di castoro
non sono stato sotto il portico egizio della banca,
e sulla Neva di limone, al fruscio di cento rubli
per me mai, mai la zingara ha danzato.

Fiutando supplizi futuri, dal mugghiare di eventi sediziosi
mi rifugiavo dalle Nereidi del Mar Nero;
e le bellezze d’allora, le tenere europee,
quanta pena, dispetto e dolore m’han dato!

E allora, perché questa città continua a imporsi
ai miei pensieri e sentimenti secondo l’uso antico?
Resa sfrontata dagli incendi e i geli
è arrogante, maledetta, vacua, giovanile!

Forse perché bambino ho visto su un quadretto
Lady Godiva con la rossiccia chioma sciolta
dico ancora a me stesso sottovoce:
Lady Godiva, addio… Godiva, non ricordo.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Gennaio 1931

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Poesie”, Garzanti, 1972

«Mi lavavo all’aperto ch’era notte» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

 

Mi lavavo all’aperto ch’era notte;
di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale a fior d’ascia; la botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
dura è la terra, secondo coscienza.
Rintraccerai a stento piú puro ordito della
verità d’una tela di bucato.

Si disfa come sale, nella botte, una stella;
piú buia è l’acqua gelida, piú pura
la morte, piú salata la sventura,
ed è piú onesta e paurosa la terra.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

1921

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta Poesie”, Einaudi, Torino, 2009

Metro: pentapodia trocaica; quartine a rime alterne (aBaB…), con assonanza delle uscite maschili della seconda e della terza strofa (vorotá : cholstá; zvezdá : bedá; – nella versificazione russa moderna due uscite maschili per rimare a pieno titolo debbono avere in comune non soltanto la vocale accentata, ma anche un altro suono identico, che segua o preceda la vocale).
La lirica, composta nell’autunno del 1921 a Tiflis/Tbilisi, fu ispirata a Mandel´štam, si pensa, dalle notizie della morte di Blok (7 agosto 1921) e della fucilazione di Gumilëv (24 agosto 1921).
L’assenza, al v. 1, del pronome personale ja (‘io’) – che è propria del linguaggio colloquiale e dell’annotazione diaristica – sembra quasi voler sfumare l’“eroe lirico”, spostarlo ai margini della scena, affidandogli il ruolo di semplice voce che descrive, medita e ripiega su un doloroso, tragico presente (si noti, nella prima quartina, la frattura nell’uso dei tempi verbali).
Al v. 3 (e al v. 9), il motivo del «sale» forse rinvia all’immagine evangelica del «sale della terra», oltre che ad altri simboli e ad altre associazioni legate al tema della sofferenza e del sacrificio: il poeta, “sale della terra”, che si fa portatore della sofferenza, si tramuta in capro espiatorio, martire, figura “cristica”? L’«ascia», secondo Gasparov, si richiama al dostoevskiano Raskol´nikov (MG, p. 639).
v. 5: «porta del cortile» traduce il russo vorota, che in questo caso sembra riferirsi alla porta carraia dello steccato o del muro di cinta di una villa di Tiflis/Tbilisi trasformata nella “Casa delle arti”: «lussuoso palazzetto senz’acqua corrente» (cosí scrive nelle sue memorie Nadežda Mandel´štam, che assieme al marito vi abitò per qualche tempo, sullo scorcio del ’21); «ben sprangata» corrisponde al russo «Na zamok zakryty» (lett.: ‘chiusa a chiave’).
v. 6: «dura», nel senso di ‘rigida’, ‘severa’.
La «tela di bucato» del v. 8 corrisponde al russo «svežij cholst» (v. 7), che potrebbe indicare anche una ‘tela mai usata prima’: «Nella poesia», racconta Nadežda Mandel´štam, «s’infilò pure l’asciugamano di tela grezza, tessuta in casa, che ci eravamo portati dall’Ucraina» (NM3, p. 49).
v. 12: «piú onesta e paurosa»; lett.: ‘piú veridica e terribile’.
Remo Faccani

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«Умывался ночью на дворе»

Умывался ночью на дворе —
Твердь сияла грубыми звездами.
Звездный луч — как соль на топоре,
Стынет бочка с полными краями.

На замок закрыты ворота,
И земля по совести сурова.
Чище правды свежего холста
Вряд ли где отыщется основа.

Тает в бочке, словно соль, звезда,
И вода студеная чернее,
Чище смерть, соленее беда,
И земля правдивей и страшнее.

Осип Эмильевич Мандельштам

1921

da “Sobranie socinenij”, a cura di P. Nerler, A. Nikitaev, Ju. Frejdin, S. Vasilenko, Moskva, 1993-1994