Elusione – Ghiannis Ritsos

Γιάννης Ρίτσος

 

Parlava. Parlava molto. Non tralasciava niente
senza che la sua voce lo soppesasse. Quante e quante notti in bianco
ad ascoltare i treni, le navi o le stelle,
a calcolare la materia e il colore di un suono,
a dare nomi a ombre e nubi. Ora,
quest’uomo cordiale e loquace sta in silenzio,
forse perché sul fondo ha intravisto i fanali spenti, e si rifiuta
di articolare la parola unica ed estrema: “nero”.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 7.VII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “I negativi del silenzio”, 1987, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

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Ἀποφυγή

Μιλοῦσε. Μιλοῦσε πολύ. Δέν ἄφηνε τίποτα
χωρίς νά τό ζυγίσει στή φωνή του. Πόσα ϰαί πόσα νυχτέρια
ν’ ἀϰούει τά τραῖνα, τά ϰαράβια ἤ τ’ ἄστρα,
νά λογαριάζει τήν ὕλη ϰαί τό χρῶμα ἑνός ἤχου,
νά δίνει ὀνόματα σέ σϰιές ϰαί σύννεφα. Τώρα,
αὐτός ὁ ἐγϰάρδιος ϰι ὁμιλητιϰός, σωπαίνει,
ἴσως γιατί στό βάθος διέϰρινε τά σβησμένα φανάρια, ϰι ἀρνεῖται
ν’ ἀρθρὡσει τή μοναδιϰή ϰι ἔσχατη λέξη « μ α ῦ ρ ο ».

Γιάννης Ρίτσος

Καρλόβασι, 7.VII.87

da “Τά άρνητιϰα τñς σιωπñς”, 1987, in “Ἀργά, πολύ ἀργά μέσα στή νύχτα”, Κέδρος, 1991

La legittimità del sole innevato – Luis García Montero

Foto tratta da “L’eternité pour nous”, di José Bénazéraf, 1961

 

Fortunato il corpo che conserva
attraverso gli anni
memoria di un amore,
conchiglia in fiamme che dorme sul petto.
Gioioso il tatuaggio della luce.

Ma non si confonda
chi ha rinchiuso il mare in un bicchiere d’acqua.
Quando l’amore è una piccola pace
e il bacio vive grigio come pioggia d’autunno,
mantenendo sulle labbra il suo futuro umiliato,
i corpi non possono più ricordare,
non sentono la memoria della carne.
Si sentono solo
le parole spezzate dal silenzio
che sono rumori di ieri,
come fantasmi,
con le loro lenzuola sporche
e la loro palla al piede.

Comunque le notti dovrebbero sapere
che una ripetizione di oscurità
non è tutta la memoria.
I corpi che si affidano alla notte
vogliono cercare la luce.
È giusto che conoscano la sua origine
la forza dei fiumi,
il calore degli artigli delle aquile
quando si piantano nel suo stesso petto,
e i vetri di un calice
che si rompe ai piedi della prudenza.

Dopo molti anni d’amore e matrimonio
ci sono persone che muoiono senza aver amato,
senza sapere che l’amore
non sa discutere quando discute,
e perde gli ombrelli nei giorni di pioggia.

Qualcosa di definitivo, che capita
come un colpo di grazia,
ci aiuta a vivere.
I corpi lo ricordano, io lo so,
e ne sono testimone.

Ho conosciuto la menzogna
o la mezza verità di chi non trova
questo sapere amoroso.
Ho poi conosciuto una ragione di secoli
che nasce oltre le metafore,
la legittimità del sole innevato
e gli inverni caldi.

Vivere in un altro essere,
che non muoia con me il mio mondo,
che non muoia con lei il suo mondo,
che la memoria arda in un abbraccio
come tempo caduto che gira nel tempo.

E che nessuno mi chieda spiegazioni.
Ragione d’amore. Chi l’ha provato lo sa.

Luis García Montero

(Traduzione di Annelisa Addolorato)

da Punto e a capo (Stanza con vista sul tuo corpo)

da “Luis García Montero, Stanco di vedere”, Medusa Edizioni, 2011

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La legitimidad del sol nevado

Afortunado el cuerpo que conserva
a través de los años
memoria de un amor,
caracola de llamas que duerme sobre el pecho.
Dichoso el tatuaje de la luz.

Pero no se confunda
quien ha encerrado el mar en un vaso de agua.
Cuando el amor es una paz pequeña
y el beso vive gris como lluvia de otoño,
soportando en el labio su futuro humillado,
los cuerpos ya no pueden recordar,
no sienten la memoria de la carne.
Sólo llegan a oírse
las palabras partidas del silencio
que son ruidos de ayer,
como fantasmas,
con sus sábanas sucias,
y su bola de hierro en el tobillo.

Sin embargo las noches deberían saber
que una repetición de oscuridad
no es toda la memoria.
Los cuerpos que se entregan a la noche
quieren buscar la luz.
Es justo que conozcan en su origen
la fuerza de los ríos,
el calor de las uñas de las águilas
cuando se clavan en su propio pecho,
y los cristales de una copa
que se rompe a los pies de la prudencia.

Después de muchos años de amor y matrimonio
hay gentes que se mueren sin amar,
sin haber conocido que el amor
no sabe discutir mientras discute,
y pierde los paraguas en los días de lluvia.

Algo definitivo, que sucede
como un tiro de gracia,
nos ayuda a vivir.
Los cuerpos se recuerdan, yo lo sé,
y dejo testimonio.

Conocí la mentira
o la verdad a medias de los que no encontraron
este saber de amor.
He conocido luego una razón de siglos
que nace más allá de las metáforas,
la legitimidad del sol nevado
y los inviernos calurosos.

Vivir en otro ser,
que no muera conmigo el mundo mío,
que no muera con ella el mundo suyo,
que la memoria arda en un abrazo
como tiempo caído al girar sobre el tiempo.

Y que nadie me pida explicaciones.
Razón de amor. Quien lo probó lo sabe.

Luis García Montero

da Punto y seguido (Habitación con vistas a tu cuerpo)

da “Luis García Montero, Vista cansada”, Visor Libros, 2008

Notti praghesi – Angelo Maria Ripellino

Foto di Josef Sudek

 

Ela, nel fiume gonfio muore il vento,
come il sogno nel velo delle ciglia.
Dalla ringhiera livida di pioggia
tu ascolti il canto fioco della Vltava.

L’acqua lampeggia, la luna vacilla
tra le cupole verdi nel tuo fiume;
un riflesso di lacrime, un rimpianto
può adornare di perle il nostro sogno.

Ma tu fermi col gesto della mano
nel vuoto il brulichìo delle speranze,
e spegni il fuoco e disperdi il futuro
dentro la nebbia che non ci abbandona.

In altri inverni, in riva a un altro fiume,
ricorderò questi alberi svaniti,
il Mulino Olandese e la notturna
neve che svolazzava sui fanali.

Non resterà che un cupo gorgo d’ombre,
e una voce dissolta nella pioggia,
nel tremolìo del lume, ed il tuo guanto
sdrucito, come un solco nella vita.

Angelo Maria Ripellino

da “Angelo Maria Ripellino, Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

«L’estate ormai s’abbassava a cerchi» – Elena Andreevna Švarc

Elena Andreevna Švarc

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’estate ormai s’abbassava a cerchi,
S’inumidiva, riluceva il crepuscolo.
Tu hai detto, aggiustando la cravatta:
– Nell’eternità siamo già morti.

– Ma se è così – ho detto tristemente,
Pestando l’estate con una scarpa verso l’alto –
Viviamo in essa, e un peccato meschino
Si protende eternamente dietro di noi.

Oh beatitudine – la prima notte di giugno,
Quando il crepuscolo s’è addensato,
Agitare un ramo e pensare a lungo
Che siamo già morti, morti.

Elena Andreevna Švarc

(Traduzione di Paolo Galvagni)

da “La nuova poesia russa”, Crocetti Editore, 2003

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«Лето уже спускалось кругами»

Лето уже спускалось кругами,
Влажнели, блестели сумерки.
Ты сказал, поправляя галстук:
— В вечности мы уже умерли.

— Но если так, — я сказала печально,
Подбивая лето ботинком вверх, —
Мы в ней и живем, и вечно тянется
За нами мелкий какой-нибудь грех. —

О блаженство — в первую ночь июня,
Когда загустели сумерки,
Веткой махать и долго думать,
Что мы уже умерли, умерли.

Елена Шварц
1986

da “Стихотворения и поэмы Елены Шварц” Инапресс, 1999

La passeggiata – Milo de Angelis

André Kertész, Panchina rotta, New York, 1962

 

 

 

 

 

 

 

 

“Non li abbraccerò più” dice a occhi bassi
con le parole cristiane, miti ma nitide
mentre questo pomeriggio
si sta abbassando sui giardini pubblici
“li odio, quei visi, li odio anch’io”
e racconta le confessioni, le tavolate gelide
dell’ubbidienza
e il lirismo cattolico
con cui l’hanno torturato, il fango,
i suoi padroni
“posso abbandonare tutto, anche ora,
in questo istante” e ci fermiamo
in un lato del viale, e fissa
una panchina, un pensiero scuro
che si muove “anche qui
da un momento all’altro: posso”.

Milo De Angelis

da “L’ascolto (1974-1975)”, in “Somiglianze”, Guanda, Milano, 1976