Si perdono lontani… – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

 

Si perdono lontani i rilievi delle teste degli uomini:
là io rimpicciolisco – non mi vedranno più,
ma nei libri cari e nei giochi dei bambini
risorgerò per dire come il sole splende…

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

1936-37

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Quaderni di Voronež”, Milano, Mondadori, 1995

Mio primo amore pallido ragazzo – Anna Maria Ortese

Anna Maria Ortese

 

Mio primo amore, pallido ragazzo
una mattina calda: ancora ascolto
il battito del cuore nella gola,
ancora il male sento, il male-bene,
ancora nelle vene
passa il turbato ansare.
Dolore di uno sguardo
fanciullesco, piacere
che strazia di uno sguardo
indifferente sopra noi posato!
E fu breve la cosa. E presto uscita
sui verdi prati, avidamente il male-
bene pensavo, e quanto
l’avrei portato nel mio triste cuore.

Anna Maria Ortese

dalla rivista “Poesia”, Anno VIII, Luglio/Agosto 1995, N. 86, Crocetti Editore

La notte – Alejandra Pizarnik

 

So poco della notte
ma pare che la notte sappia di me,
e non solo, mi assiste come se mi amasse,
ammanta la mia coscienza con le sue stelle.

Può darsi che la notte sia la vita e il sole la morte.
Può darsi che la notte è nulla
e le congetture su di lei nulla
e gli esseri che la vivono nulla.
Può darsi che le parole siano la sola cosa che esiste
nell’enorme vuoto dei secoli
che ci graffiano l’anima con i loro ricordi.

Però la notte deve conoscere la miseria
che si abbevera al nostro sangue e alle nostre idee.
Deve scagliare odio contro i nostri sguardi
che le sono noti in quanto pieni di interessi, di incontri falliti.

Però mi accade di udire la notte piangere nelle mie ossa.
La sua lacrima immensa delira
e grida che qualcosa se n’è andato per sempre.

Un giorno torneremo a essere.

Alejandra Pizarnik

(Traduzione di Roberta Buffi)

da Le avventure perdute (1958)

da “Alejandra Pizarnik, Poesia completa”, Lietocolle, 2018

∗∗∗

La noche

Poco sé de la noche
pero la noche parece saber de mí,
y más aún, me asiste como si me quisiera,
me cubre la existencia con sus estrellas.

Tal vez la noche sea la vida y el sol la muerte.

Tal vez la noche es nada
y las conjeturas sobre ella nada
y los seres que la viven nada.
Tal vez las palabras sean lo único que existe
en el enorme vacío de los siglos
que nos arañan el alma con sus recuerdos.

Pero la noche ha de conocer la miseria
que bebe de nuestra sangre y de nuestras ideas.
Ella debe arrojar odio a nuestras miradas
sabiéndolas llenas de intereses, de desencuentros.

Pero sucede que oigo a la noche llorar en mis huesos.
Su lágrima inmensa delira
y grita que algo se fue para siempre.

Alguna vez volveremos a ser.

Alejandra Pizarnik

da “Las aventuras perdidas” (1958), in “Alejandra Pizarnik, Poesía Completa”, Lumen Barcellona, 2001

Il vegetale – Sandro Penna

Raffaele Belliazzi, Il riposo

 

Lasciato ho gli animali con le loro
mille mutevoli inutili forme.
Respiro accanto a te, ora che annotta,
purpureo fiore sconosciuto: assai
meglio mi parli che le loro voci.
Dormi fra le tue verdi immense foglie,
purpureo fiore sconosciuto, vivo
come il lieve fanciullo che ho lasciato
dormire, un giorno, abbandonato all’erbe.

Sandro Penna

da “Poesie (1927-1938)”, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1987

La mano di glace – Tony Harrison

 

Che durassero solo fino alla prossima marea
dispiaceva a me, non a lui bravissimo a comporre
volute di zucchero demolite quando la sposa,
la mano calda dello sposo sulla sua, tagliava la torta.

La mano che dava la glace, ruvida di sabbia, guida
la mia penna quando cerco di comporne i ricordi
e i suoi occhi e i miei scrutano le maree
cui né padre né figlio saprebbero opporsi.

I suoi occhi asciutti, io bambino coi lacrimoni,
vedendo crollare il castello che c’era voluto un giorno
a costruire e decorare, una sola ondata abbattere
il nostro edificio ornato di conchiglie.

Il ricordo come briciole di glace nella gola,
il ricordo come il salino di Blackpool portato dal vento,
colma il piccolo fossato della poesia, e, calando,
prima sala, poi, crescendo, inonda il verso.

Tony Harrison

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

da “V. e altre poesie”, Einaudi, Torino, 1996

∗∗∗

The Icing Hand

That they lasted only till the next high tide
bothered me, not him whose labour was to make
sugar lattices demolished when the bride,
with help from her groom’s hot hand, first cut the cake.

His icing hand, gritty with sandgrains, guides
my pen when I try shaping memories of him
and his eyes scan with mine those rising tides
neither father nor his son could hope to swim.

His eyes stayed dry while I, the kid, would weep
to watch the castle that had taken us all day
to build and deck decay, one wave-surge sweep
our winkle-stuccoed edifice away.

Remembrance like iced cake crumbs in the throat,
remembrance like windblown Blackpool brine
overfills the poem’s shallow moat
and first, ebbing, salts, then, flowing, floods this line.

Tony Harrison

da “The School of Eloquence, 1978”, in “Tony Harrison, Collected poems”, Viking, 2007