«Il tempo entra ferreo» – Paul Celan

Giosetta Fioroni, Celan, smalto su carta 2010

 

IL TEMPO ENTRA FERREO nella sua ultima era.
Soltanto tu sei qui d’argento.
E piangi a sera la farfalla purpurea.
E ti lamenti della nube con la fiera.

Non che il tuo cuore mai abbia visto tramonto
e mai tenebra comandato all’occhio tuo…
Della luna però la tua mano reca ancor traccia.
E nelle acque resiste ancora un raggio.

Come farà chi su celeste ghiaia
danzò con le ninfe, lieve,
a non pensare che una freccia di Artemide
nel bosco ancora vaga e infine lo raggiungerà?

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso) 

da “Poesie sparse pubblicate in vita”, nottetempo, 2011

Composta verosimilmente nella primavera 1944.
w. 11-12: il mito narra che Artemide, sorella di Apollo, trafisse con frecce avvelenate le sette figlie di Niobe, che si era vantata della sua prole con Latona.
∗∗∗

«Die zeit tritt ehern» 

DIE ZEIT TRITT EHERN in ihr letztes Alter.
Nur du allein bist silbern hier.
Und klagst im Abend um den Purpurfalter.
Und haderst um die Wolke mit dem Tier.

Nicht, daß dein Herz nie Untergang erfuhr
und Finsternis nie deinem Aug befahl…
Doch trägt vom Mond noch deine Hand die Sj
Und in den Wassern sträubt sich noch ein Stra

Wie soll, der über himmelblauen Kies
sich mit den Nymphen drehte, leicht,
nicht denken, daß ein Pfeil der Artemis
im Wald noch irrt und ihn zuletzt erreicht?

Paul Celan

da “Paul Celan: Werkee. Historisch-Kritische Ausgabe”, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 2003-2008

(Edizione storico-critica delle opere complete di Paul Celan)

Non scriverti – Paul Celan

 

NON SCRIVERTI
tra i mondi,

imponiti alla
varietà dei significati,

confida nella scia di lacrime
e impara a vivere.

Paul Celan 

(Traduzione di Dario Borso)

da “Oscurato”, Einaudi, Torino, 2010

∗∗∗

Schreib dich nicht 

SCHREIB DICH NICHT
zwischen die Welten,

komm auf gegen
der Bedeutungen Vielfalt,

vertrau der Tränenspur
und lerne leben.

Paul Celan

da “Eingedunkelt”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2006

Fruscio d’ali – Paul Celan

Pierre Jahan, Envol Colombe, 1948

 

Ma la colomba indugia ad Avalon.
Cosí sui tuoi fianchi deve annottare un uccello
che per metà è cuore e per metà corazza.
Non gli cale il tuo occhio bagnato.
Invero sa il dolore e lo coglie alle ginestre,
eppure la sua ala non è qui, invisibilmente issata.

Ma la colomba indugia ad Avalon.

Il ramo d’olivo fu rapito da becchi d’aquila
e sfogliato dove si azzurra il tuo giaciglio nella tenda nera.
Ma in cerchio adunai un esercito con scarpe di velluto
e lo feci sciabolare muto per la corona del cielo.
Finché assopendo ti sei piegata sulla pozza di sangue.

Cioè: mentre si battevano accaniti, alzai
l’orcio sopra loro, lasciai cadere tutte le rose
e, allorché alcuni le intrecciarono ai capelli,
chiamai l’uccello a fare opera di consolazione.
Ti dipinge nell’occhio le unghie d’ombra.

Ma vedo giungere la colomba, bianca, da Avalon.

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso)

da “La sabbia delle urne”, Einaudi, Torino, 2016

Flügelrauschen [Fruscio d’ali]    Composta a Czernowitz nel settembre 1944, inserita poi in Celan, Gedichte. Eine Auswahl, Fischer Verlag, Frankfurt am Main 1965. Celan la collegava a Matière de Bretagne in Sprachgitter [Grata di parole, 1959].
v. 1 Avalon. Isola delle fate, sede dei morti nel ciclo di Re Artú.
v. 2 Cfr. Genesi, 32, 25.
v. 4 bagnato. Variante: «feuchtes [umido]».
v. 8 Per il ramo d’olivo cfr. Genesi, 8, 10; per i becchi d’aquila cfr. il Prometeo incatenato di Eschilo e il v. 9 di Um dein Gesicht [Attorno al viso tuo] in Eingedunkelt: «Die Geierschnäbel brechen [I becchi di rapace strappano]».
v. 9 Cfr. Esodo, 26, 14.   (Dario Borso)

∗∗∗

Flügelrauschen

Die Taube aber säumt in Avalun.
So muß ein Vogel über deine Hüften finstern,
der halb ein Herz und halb ein Harnisch ist.
Ihm ist es um dein nasses Auge nicht zu tun.
Zwar kennt er Schmerz und holt ihn bei den Ginstern,
doch seine Schwinge ist nicht hier und unsichtbar gehißt.

Die Taube aber säumt in Avalun.

Der Ölzweig ward geraubt von Adlerschnäbeln
und wo dein Lager blaut im schwarzen Zelt zerpflückt.
Rings aber bot ich auf ein Heer auf Sammetschuhn
und laß es schweigsam um den Kranz des Himmels säbeln.
Bis du dich schlummernd nach der Lache Bluts gebückt.

Das ist: ich hob, als sie gewaltig fochten,
den Scherben über sie, ließ alle Rosen fallen
und rief, als mancher sie ins Haar geflochten,
den Vogel an, ein Werk des Trosts zu tun.
Er malt dir in das Aug die Schattenkrallen.

Ich aber seh die Taube kommen, weiß, aus Avalun.

Paul Celan

da “Der Sand aus den Urnen”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2003

In-cantonante – Paul Celan

 

IN-CANTONANTE: Rembrandt, a tu per tu
con la luce arrotante,
deriflessa dalla stella
come ricciolo di barba,
sulla tempia,

linee come d’una mano traversano
la fronte, fra desertici detriti, sulle
rupi del tavolo
ti manda un bagliore attorno
all’angolo destro della bocca il
sedicesimo salmo.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Parte di neve IV”, in “Paul Celan, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

Il lemma che funge da titolo è quasi sicuramente un neologismo, di senso alquanto astruso; per conseguenza la traduzione è semplicemente un calco. Il sedicesimo salmo, attribuito a Davide, esprime la speranza che il Signore non abbandoni l’anima del suo fedele alla totale distruzione (Sheol), e non ne permetta la putrefazione. Celan, solo un paio di settimane prima del suicidio, avrebbe dichiarato che in quel momento Einkanter era la poesia cui si sentiva più vicino (cfr. Weber 1970, p. 202). Forse anche per avere avuto presenti i fondamentali e ben noti studi su Rembrandt di Georg Simmel, si può supporre che Celan nella tarda ritrattistica del grande artista abbia letto la consapevolezza di un incombente destino di morte, unita però – quanto meno all’angolo destro della bocca – a un raggio di speranza quale è proclamata dal salmista, un’attesa di perennità oltre la distruzione fisica. Non poche poesie dell’ultimo Celan possono essere lette come autoritratti, scandagli in profondità; e non è da escludere che con Einkanter il poeta abbia anche inteso sovrapporre la propria immagine a quella dell’artista. La vasta ricerca di Reuß 1989 (50 pagine e quasi 200 note) nonostante l’impegno e l’utile messa a punto di vari dettagli non approda a perspicui risultati interpretativi. (Giuseppe Bevilacqua)

∗∗∗

Einkanter

EINKANTER: Rembrandt,
auf du und du mit dem Lichtschliff,
abgesonnen dem Stern
als Bartlocke, schläfig,

Handlinien queren die Stirn,
im Wüstengeschiebe, auf
den Tischfelsen
schimmert dir um den
rechten Mundwinkel der
sechzehnte Psalm.

Paul Celan

da “Schneepart”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1971

Con alterna chiave – Paul Celan

 

Con alterna chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute.
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca ed orecchio
varia la tua chiave.

Varia la tua chiave, varia la parola
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento che via ti spinge
s’aggruma attorno alla parola la neve.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Di soglia in soglia”, Einaudi, Torino, 1966

∗∗∗

Mit wechselndem Schlüssel

Mit wechselndem Schlüssel
schließt du das Haus auf, darin
der Schnee des Verschwiegenen treibt.
Je nach dem Blut, das dir quillt
aus Aug oder Mund oder Ohr,
wechselt dein Schlüssel.

Wechselt dein Schlüssel, wechselt das Wort,
das treiben darf mit den Flocken.
Je nach dem Wind, der dich fortstößt,
ballt um das Wort sich der Schnee.

Paul Celan

da “Von Schwelle zu Schwelle”, Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart, 1955