Anno dopo anno – Natan Zach

Foto di Jonas Hafner

 

Anno dopo anno sempre più impalpabile.
Sarà così impalpabile alla fine –
così disse lei, e lo diceva sul serio.

Ma a volte mi sembra di affogare nel tempo,
ho la sensazione di affogare da sempre,
mormorò lui.

Questo è perché affoghi da sempre, disse lei.
È solo perché affoghi da sempre, e lo sai.

Non lo so. A volte penso di non avere altro da offrire.
L’impalpabile, sai, è vicino al nulla.

Lo so, e plaudo la tua scoperta;
plaudo all’azzurro dei tuoi occhi.
Non lasci nulla dopo di te.

È proprio questo che mi affligge.
È proprio questo che diranno nel piangermi.
Sento precisamente questo.

Di nuovo sbagli: tu stai bene e il benessere ti circonda.
È già qui, e tu viaggi sulle sue spalle;
sii paziente e presto ti abbraccerà.
Alla fine, ti bacerà.
Tu sai come avviene, così.

Natan Zach

(Traduzione di Maria Sole Abate)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore

Il miele delle cinque – Natan Zach

Foto di Ralph Gibson

 

A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce, e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
davanti a una tazzina di caffè che si sfredda e col cuore in tumulto traccio
qualche altro geroglifico vano:
adesso nella mia terra cala la sera con ardenti
colori, mentre qui tutto è lento, tutto indugia.
E cosí fu sempre e cosí sarà, e anche questo
è già stato scritto e cancellato, come scrisse Keats.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sento cadere qualcosa”, Einaudi, Torino, 2009

«Sii prudente. La tua vita apri…» – Natan Zach

Daniel Schwartz, Mandraki, Nisyros, 1978

 

Sii prudente. La tua vita apri
solo a venti che portano carezza
di lontananza. Sopporta la mancanza, la voce
alza soltanto in notti di solitudine. Sappi
il giorno, il tempo giusto, l’attimo, e non
incalzare. Volgiti a ciò che tace. L’ombra che giace
sotto il guscio di carne sappi benedire, non
nasconderti dentro le parole. Siedi con sapienza
di verme, raziocinio di lombrico. Non aspettare.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sfavorevole agli addii”, Donzelli Poesia, 1996

Sguinzagliare ricordi – Yehuda Amichai

Foto di Grit Siwonia

 

In questi giorni penso al vento fra i tuoi capelli,
agli anni che fui nel mondo prima di te
e all’eternità che prima di te andrò a incontrare,

ai proiettili che non mi uccisero in battaglia
ma uccisero i miei amici,
di me migliori perché
non vissero oltre come me,
penso a te nuda davanti al fornello d’estate,
sul libro curva per leggere meglio
nella luce morente del giorno.

Vedi, abbiam vissuto piú di una vita,
ora dobbiamo pesare ogni cosa
sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare
ricordi che divorino ciò che fu il presente.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993

«Mi ha assalito un’acre nostalgia» – Yehuda Amichai

Foto di Ferdinando Scianna

 

Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce della lampada.

In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Il tempo”, 1978, in “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993