«Sii prudente. La tua vita apri» – Natan Zach

Daniel Schwartz, Mandraki, Nisyros, 1978

 

Sii prudente. La tua vita apri
solo a venti che portano carezza
di lontananza. Sopporta la mancanza, la voce
alza soltanto in notti di solitudine. Sappi
il giorno, il tempo giusto, l’attimo, e non
incalzare. Volgiti a ciò che tace. L’ombra che giace
sotto il guscio di carne sappi benedire, non
nasconderti dentro le parole. Siedi con sapienza
di verme, raziocinio di lombrico. Non aspettare.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sfavorevole agli addii”, Donzelli Poesia, 1996

Elegia – Yehuda Amichai

Yehuda Amichai, Photo by Dan Porge

 

Non verrà il vento a disegnar sorrisi
sulla sabbia dei sogni. Sarà impetuoso il vento.
E vanno gli uomini senza fiori,
non come in sagre del raccolto i loro figli.
E pochi vincono e molti gli sconfitti,
che sfilano sotto l’arco dell’altrui trionfo
dove ogni cosa è in rilievo come i fregi sull’Arco di Tito,
il caldo letto amato, la fedele pentola corrosa,
e il candelabro, non quello a sette braccia, quello
semplice e buono, che non tradí neppure nelle notti d’inverno,
e il tavolo, domestico quadrupede che tace…
E li portano nei circhi a battersi con le belve,
e vedono teste nell’arena che li guardano
e come le lacrime dei loro figli il loro
coraggio è senza fine, superfluo e senza fine.
E nella tasca posteriore hanno fruscianti missive
e i vincitori gli mettono in bocca le parole
e se cantano, non è quello il loro canto,
e i vincitori li riempiono di rimpianti
come grossi pani da infornare,
ed essi col loro amore li cuociono
e i vincitori mangeranno il pane caldo, non loro.

Ma un po’ di amore gli resta addosso
come su antichi cocci i disegni primitivi:
la linea a tondo della prima, umile emozione,
e un ghirigoro di sogni,
e poi due linee parallele,
il reciproco amore,
o un minuscolo motivo floreale, memoria
di un’infanzia dagli alti steli e dalle gambe magre.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Adesso nel rumore (1963-1968)”, in “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993

Invece di parole – Yehuda Amichai

Zinaida Serebriakova, At the Dressing-Table, 1909

 

Il mio amore ha una veste bianca e lunghissima
di sonno, d’insonnia e di nozze,
va a sedersi la sera a un tavolino
sopra cui posa un pettine, due fiale,
una spazzola, invece di parole.
Dagli abissi della chioma pesca
molte forcine e poi le mette in bocca, invece di parole.

La scompiglio, lei si pettina,
nuovamente scompiglio. Poi che resta?
Lei si addormenta invece di parole,
e il suo sonno ormai mi conosce,
scodinzola con la sua coda di sogni lanosi,
il suo ventre s’è impregnato facilmente
di tutte le funeste profezie
della fine dei tempi.

Io la sveglio: siamo gli umili
strumenti di un difficile amore.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “E non per ricordare” (1971), in “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993

Vedi, pensieri e sogni – Yehuda Amichai

Brett Weston, Untitled, 1951

 

Vedi, pensieri e sogni in un intrico
di fili ci ravvolgono, in una rete mimetica,
e né Dio né i caccia in ricognizione
potranno mai sapere
ciò che vogliamo realmente
e dove il nostro passo è diretto.

Solo la voce che interrogando guizza
si alza ancora sulle cose e resta in aria sospesa,
anche se le granate l’hanno ormai ridotta
come una lacera bandiera,
come una nuvola squarciata.

Vedi, anche noi compiamo rovesciandolo
il cammino dei fiori:
da un calice iniziare tripudiante di luce,
scender giú con lo stelo sempre piú cupo,
arrivare nella chiusa terra e attendere un poco,
e finire, radice, nel grembo, nell’oscuro.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Poesie 1948-1962”, in “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993

Anno dopo anno – Natan Zach

Foto di Jonas Hafner

 

Anno dopo anno sempre più impalpabile.
Sarà così impalpabile alla fine –
così disse lei, e lo diceva sul serio.

Ma a volte mi sembra di affogare nel tempo,
ho la sensazione di affogare da sempre,
mormorò lui.

Questo è perché affoghi da sempre, disse lei.
È solo perché affoghi da sempre, e lo sai.

Non lo so. A volte penso di non avere altro da offrire.
L’impalpabile, sai, è vicino al nulla.

Lo so, e plaudo la tua scoperta;
plaudo all’azzurro dei tuoi occhi.
Non lasci nulla dopo di te.

È proprio questo che mi affligge.
È proprio questo che diranno nel piangermi.
Sento precisamente questo.

Di nuovo sbagli: tu stai bene e il benessere ti circonda.
È già qui, e tu viaggi sulle sue spalle;
sii paziente e presto ti abbraccerà.
Alla fine, ti bacerà.
Tu sai come avviene, così.

Natan Zach

(Traduzione di Maria Sole Abate)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore