Forse mi lascerà del tuo bel volto – Alfonso Gatto

Foto di Anka Zhuravleva

 

Forse mi lascerà del tuo bel volto
amore un soffio e la celeste sera
disparirà come un silenzio intorno.
Era la neve dolce del tuo passo
e la città dai poveri cantieri
spegneva al cielo fumido l’azzurro
riverbero dei muri. Mi parlavi
sciolta dal busto come una fanciulla
e lontana da te, quasi in un sogno,
io ti vedevo scendere nel dolce
sentiero della sera, aprire l’ombra.

Una parola basta sul tuo cuore,
e nessuno di te saprà mai dire
il silenzio che imbianca del tuo soffio.
Solo la notte, di cui passa eguale
la luna nei miei sogni e ferma al cielo
gli alberi, i colli e sui cipressi il vento.

Nel suo tepido oblio che l’oriente
strugge di care lontananze e d’ombre,
io so che il giorno ti soccorre, vivi,
e dimentichi i sogni e la mia voce.
Mi resta solo del tuo bene l’aria,
un passato di nulla, una parola.

Alfonso Gatto

da “Arie e ricordi” (1940-1941), in “Poesie 1929-1941”, Mondadori, Milano, 1961

La stanza – Alfonso Gatto

Emile Otto Hoppé, Dancer Beatrice Appleyard, 1934

 

Questa mia stanza candida di fede,
ad abitarla con eguale fede
più giovane di me, lei sola crede
alla mia nuova storia, tu non vuoi
credere, dici è tutto provvisorio.

Se mi lasci la morte o la speranza
di mutare vagando non sai dire,
né a credere sopporti che tu sia
la presenza invocata.

La mia stanza ha il vuoto che le lasci.
Non le manca la sedia, ma il tuo posto.
Non manca il giradischi, la tua voce
manca e il silenzio dell’averti intorno.

Mancano gli occhi tuoi più dello specchio.

Alfonso Gatto

da “Poesie d’amore”, Seconda parte, 1960-1972, Mondadori, Milano, 1973

Poesia d’amore – Alfonso Gatto

Édouard Boubat, Lella, Bretagne, 1847

 

Le grandi notti d’estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare,
dal vento che pare l’anima.

E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa,
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi,
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.

E il bacio che cerco è l’anima.

Alfonso Gatto

da “Nuove poesie, 1941-1949”, “Lo Specchio” Mondadori, 1950

Di quel vano aspettare – Alfonso Gatto

Foto di Tina Fersino

 

Fu da quel dolce tempo della sorte
dove rincorre gioventù le braccia
e a lungo il tempo gioca con la morte,
fu all’accorrere ràpido la faccia

improvvisa che annuncia il suo contento.
Se mi dissi poeta dal tacere
non so, di certo m’ebbi da quel vento
di strazi ormai lontani, dalle sere

rissose, il grande ridere degli occhi
e lo stupore di vederli aperti,
chiari felici d’essere i miei occhi.
È da quel dolce tempo che l’averti

e il perdermi d’amore è la parola
consumata stremata che più sola
di me m’attende alla finestra, muore
di quel vano aspettare l’acqua e il fiore.

Alfonso Gatto

da “Poesie d’amore”, Seconda parte, 1960-1972, Mondadori, Milano, 1973

Vivi – Alfonso Gatto

Foto di Johan van der Keuken

 

Una casa da nulla, una ragazza alle persiane
e il meriggio era dolce di vivere,
d’aver speranze e paure.

Il meriggio era vapori che lavorano
e gli uomini del canale
che mostrano il bianco degli occhi, ma vivi.

Una casa da nulla pareti accostate
fragile ma viva,
e sera che lascia aperta la porta
e s’ode la fontanina
s’ode la lampada apparsa sulla tovaglia.

Non venga la notte, non venga la morte
degli oziosi re di pietra,
non venga la legge delle paure.
Chi vive è leggero,
è stanco in tutto il mondo.

Chi vive è senza gloria.

Alfonso Gatto

da “Amore della vita, 1944”, in “La storia delle vittime. Poesie della resistenza”, Mondadori, Milano, 1966