Tenere insieme le cose – Mark Strand

 

In un campo
io sono l’assenza
del campo.
È
sempre così.
Ovunque sia
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria rifluisce
a riempire gli spazi
in cui era stato il mio corpo.

Abbiamo tutti motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere insieme le cose.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan)

da “Motivi per muoversi”, 1968,  in “Mark Strand, Tutte le poesie”, Mondadori, 2019

∗∗∗

Keeping Things Whole

In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body’s been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole.

Mark Strand

da “Reasons for Moving”, 1968, in “Collected Poems”, New York, Alfred A. Knopf/ Random House, 2014

Il nuovo manuale di poesia – Mark Strand

Foto di Timothy Greenfield

per Greg Orr e Greg Simon 

  1    Se un uomo capisce una poesia,
                  avrà dei problemi.

  2    Se un uomo vive insieme a una poesia,
                  morirà solo.

  3    Se un uomo vive insieme a due poesie,
                  ne tradirà una.

  4     Se un uomo concepisce una poesia,
                  avrà un figlio in meno.

 5   Se un uomo concepisce due poesie,
                 avrà due figli in meno.

 6   Se un uomo si mette in testa una corona quando scrive,
                verrà smascherato.

7   Se un uomo non si mette in testa una corona quando scrive,
               non ingannerà nessuno tranne se stesso.

8    Se un uomo si arrabbia con una poesia,
                verrà deriso dagli uomini.

 9    Se un uomo persiste nell’arrabbiarsi con una poesia,
                 verrà deriso dalle donne.

10    Se un uomo condanna pubblicamente la poesia,
                  le scarpe gli si riempiranno di urina.

11    Se un uomo rinuncia alla poesia per il potere,
                 avrà molto potere.

12    Se un uomo si vanta delle sue poesie,
                  verrà amato dai cretini.

13    Se un uomo si vanta delle sue poesie e ama i cretini,
                  non scriverà più.

14  Se un uomo nega piacere alle proprie poesie,
                 la sua arguzia porterà gli stivali.

15    Se un uomo desidera con ardore che le sue poesie ricevano attenzione 
                  sarà come un somaro al chiaro di luna.

16    Se un uomo scrive una poesia e loda una poesia di un collega,
                   avrà un’amante bellissima.

17    Se un uomo scrive una poesia e loda all’eccesso una poesia di un collega,
                   allontanerà da sé l’amante.

18   Se un uomo rivendica la poesia di un altro,
                 il suo cuore diverrà grande il doppio.

19    Se un uomo lascia che le sue poesie vadano in giro nude
                  avrà paura della morte.

20    Se un uomo ha paura della morte,
                 verrà salvato dalle sue poesie.

21   Se un uomo non ha paura della morte,
                 le sue poesie forse lo salveranno forse no.

22    Se un uomo finisce una poesia,
                 si immergerà nella scia bianca della propria passione
                 e verrà baciato dalla pagina bianca.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan)

da “Più buio”, (Rinunciare a me stesso), in  “Mark Strand, Tutte le poesie”, Mondadori, 2019

∗∗∗

THE NEW POETRY HANDBOOK
for Greg Orr and Greg Simon

1     If a man understands a poem,
               he shall have troubles.
 

   If a man lives with a poem,
               he shall die lonely.

3    If a man lives with two poems,
               he shall be unfaithful to one.

   If a man conceives of a poem,
               he shall have one less child.

5    If a man conceives of two poems,
               he shall have two children less.

6    If a man wears a crown on his head as he writes,
               he shall be found out.

7    If a man wears no crown on his head as he writes,
               he shall deceive no one but himself.

   If a man gets angry at a poem,
               he shall be scorned by men.

9    If a man continues to be angry at a poem,
               he shall be scorned by women.

10    If a man publicly denounces poetry,
               his shoes will fill with urine.

11    If a man gives up poetry for power,
               he shall have lots of power.

12    If a man brags about his poems,
               he shall be loved by fools.

13    If a man brags about his poems and loves fools,
               he shall write no more.

14    If a man denies his poems pleasure,
               his wit shall wear boots.

15    If a man craves attention because of his poems,
               he shall be like a jackass in moonlight.

16    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow,
               he shall have a beautiful mistress.

17    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow overly,
               he shall drive his mistress away.

18    If a man claims the poem of another,
               his heart shall double in size.

19    If a man lets his poems go naked,
               he shall fear death.

20    If a man fears death,
               he shall be saved by his poems.

21    If a man does not fear death,
               he may or may not be saved by his poems.

22    If a man finishes a poem,
               he shall bathe in the blank wake of his passion and be kissed by white                                                                                                                                 [ paper.

Mark Strand

da “Darker: poems“, (Giving Myself Up), Atheneum, 1970

Mangiare poesia – Mark Strand

Foto di Chris Felver

 

Mi cola inchiostro dagli angoli della bocca.
Non c’è contentezza come la mia.
Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria pensa di avere le traveggole.
Ha gli occhi afflitti
e cammina con le mani tra le pieghe del vestito.

Le poesie sono svanite.
La luce è fioca.
I cani sono sulle scale della scantina e salgono.

Roteano gli occhi,
le zampe bionde bruciano come stoppie.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e piange.

Non capisce.
Quando mi inginocchio e le lecco la mano,
urla.

Sono un uomo nuovo.
Le ringhio contro e abbaio.
Faccio le feste felice nel buio libresco.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Motivi per muoverci”, 1968, in “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Mondadori, Milano, 2011

∗∗∗

Eating Poetry

 Ink runs from the corners of my mouth.
There is no happiness like mine.
I have been eating poetry.

The librarian does not believe what she sees.
Her eyes are sad
and she walks with her hands in her dress.

The poems are gone.
The light is dim.
The dogs are on the basement stairs and coming up.

Their eyeballs roll,
their blond legs burn like brush.
The poor librarian begins to stamp her feet and weep.

She does not understand.
When I get on my knees and lick her hand,
she screams.

I am a new man.
I snarl at her and bark.
I romp with joy in the bookish dark.

Mark Strand

da “Reasons for Moving”, 1968, Atheneum, 1977

È vero, come ha detto qualcuno… – Mark Strand

Mark Strand, photo di Chris Felver

XVI

È vero, come ha detto qualcuno, che
in un mondo senza paradiso tutto è addio.
Sia che tu saluti con la mano o no,

è addio, e se non ti salgono lacrime agli occhi
è addio lo stesso, e se fingi di non accorgerti,
odiando ciò che passa, è addio lo stesso.

Addio e basta. E le palme nel piegarsi
sulla laguna verde e splendente, e i pellicani
in picchiata, e i corpi lustri dei bagnanti che riposano,

sono stadi di un’immobilità estrema, e il movimento
della sabbia, e del vento, e le movenze segrete del corpo
sono parte dello stesso insieme, una semplicità che trasforma l’essere

in occasione di lutto, o in un’occasione
per cui valga far festa, perché che altro si fa,
nel sentire il peso delle ali dei pellicani,

la densità delle ombre delle palme, le cellule che scuriscono
le schiene dei bagnanti? Sono al di là delle distorsioni
del caso, oltre le evasioni della musica. La fine

è messa in atto senza tregua. E la sentiamo
nelle lusinghe del sonno, nella luna che matura,
nel vino mentre attende nel bicchiere.

Mark Strand

È per Brooke Hopkins. Il qualcuno cui si allude è Wallace Stevens.

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “L’inizio di una sedia”, Donzelli Poesia, 1999

∗∗∗

XVI

It is true, as someone has said, that in
A world without heaven all is farewell.
Whether you wave your hand or not,

It is farewell, and if no tears come to your eyes
It is still farewell, and if you pretend not to notice,
Hating what passes, it is still farewell.

Farewell no matter what. And the palms as they lean
Over the green, bright lagoon, and the pelicans
Diving, and the glistening bodies of bathers resting,

Are stages in an ultimate stillness, and the movement
Of sand, and of wind, and the secret moves of the body
Are part of the same, a simplicity that turns being

Into an occasion for mourning, or into an occasion
Worth celebrating, for what else does one do,
Feeling the weight of the pelicans’ wings,

The density of the palms’ shadows, the cells that darken
The backs of bathers? These are beyond the distortions
Of chance, beyond the evasions of music. The end

Is enacted again and again. And we feel it
In the temptations of sleep, in the moon’s ripening,
In the wine as it waits in the glass.

Mark Strand

Is for Brooke Hopkins. The someone alluded to is Wallace Stevens.

da “Dark Harbor, A poem”, New York: Alfred A. Knopf, 1993

Luna – Mark Strand

 

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, la luna sempre, appare

tra due nuvole, spostandosi così piano che parrà
siano trascorse ore prima che tu giunga alla pagina seguente

dove la luna, ora più luminosa, fa scendere un sentiero
per condurti via da ciò che hai conosciuto

entro i luoghi in cui quello che ti eri augurato si avvera,
la sua sillaba solitaria come una frase sospesa

sull’orlo del significato, in attesa che tu ne dica il nome
una volta ancora mentre alzi gli occhi dalla pagina

e chiudi il libro, sentendo ancora com’era
soffermarsi in quella luce, quell’improvviso paradiso di suono.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Uomo e cammello”, “Lo Specchio” Mondadori, 2007

***

Moon

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon, appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

and close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.

Mark Strand

da “Man and Camel”, Knopf Doubleday Publishing Group, 2008