I fiori vengono in dono… – Amelia Rosselli

Herbert James Draper, Pot Pourri, 1897

 

I fiori vengono in dono e poi si dilatano
una sorveglianza acuta li silenzia
non stancarsi mai dei doni.

Il mondo è un dente strappato
non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.

Puntando ai semi distrutti
eri l’unione appassita che cercavo
rubare il cuore d’un altro per poi servirsene.

La speranza è un danno forse definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano.

Convincevo il mostro ad appartarsi
nelle stanze pulite d’un albergo immaginario
v’erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.

Mi truccai a prete della poesia
ma ero morta alla vita
le viscere che si perdono
in un tafferuglio
ne muori spazzato via dalla scienza.

Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.

Amelia Rosselli

da “Documento” (1966-1973), in “Amelia Rosselli, Le poesie”, Garzanti, 1977

«Se dalle tue lunghe agonie e dai miei brevi respiri» – Amelia Rosselli

Foto di Natalia Drepina

 

Se dalle tue lunghe agonie e dai miei brevi respiri
sorgesse un fiore; allora io correrei a ringraziarti
rimboccherei la strada della bellezza. Ma tu non
respiri e mollemente non tiri il tuo arco della sapienza;
tu non respiri e non vuoi ritrovare l’arca di Noè: io
qua respiro e tu tremi e tu cadi forse, e io sicuramente
brillo e cado ai tuoi piedi fatti di cristallo.

Ma tu non vuoi morire, e io stendo ancora la mia mano amichevole.

Amelia Rosselli

da “Variazioni Belliche”, 1960-1961, in “Amelia Rosselli, L’opera poetica”, “I Meridiani” Mondadori, 2002

C’è come un dolore nella stanza… – Amelia Rosselli

Edward Hopper, Room in Brooklyn, 1932

 

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

Amelia Rosselli

da “Documento”, 1966-1973, in “Amelia Rosselli, Le poesie”, Garzanti, 1977

L’immaginazione torturata… – Amelia Rosselli

Foto di Gosia Janik 

 

L’immaginazione torturata si tormentava
gli idilli nascevano e si tramutavano
in fantascientifico dubbio o nausea
e l’amore era un gioco di scacchi.

Il fantasma che regnava nella casa vuota
il fiero dedicarsi ai combattimenti
tutto prendeva una piega imprevista
se il dolor di capo ricominciava.

È nel voler dar fiducia e nel dover
toglierla, il perpetuo scacco della
regina: non ha fiducia, né può darla
mentre i lustrascarpe s’industriano.

Gli alberi assassini s’accovacciano,
foglie libere e deliberate hanno conti
aperti col vento; e l’ira della regina
si tramuta in angoscia col vento!

Il vento stesso si tramuta in libidine
col vento!

Amelia Rosselli

da “Documento” (1966-1973), in “Amelia Rosselli, Le poesie”, Garzanti, 1977

Collasso – Amelia Rosselli

Foto di Anja Bührer

 

Sono i fiocchi di neve decaduti a fare
da augurio ad una vita senza luce e
il loro danzare è tutta una farsa, perché
noi non abbiamo accese le luci.

Sotto le fontane massacranti il male
dilaga, forte di una sua forte ambizione
spinge come il vento i bocconi di neve.

La saggezza è una bara… barare al
gioco ha più scampo che non questo burrascoso
perdersi e ritrovarsi per le vie della
ragione…

Il cielo nevoso è immobile come se avvertisse
di una grandiosa immobile servitù. La
neve ha quasi finito di sperare.

Amelia Rosselli

da “Documento” (1966-1973), in “Amelia Rosselli, Le poesie”, Garzanti, 1977