«Bevendo il tè con i morti» – Chandra Livia Candiani

Foto di Olive Cotton, 1935

 

Bevendo il tè con i morti
c’è sempre uno
che sottilmente tace
non un silenzio esangue
ma un narrare interdetto
che non vuole
nell’ascolto pace.

Chandra Livia Candiani

da “Bevendo il tè con i morti”, Interlinea, Novara, 2015

«in un punto ci sono due magnolie giganti» – Antonio Porta

 

in un punto ci sono due magnolie giganti
e sotto l’erba folta contro tutte le leggi conosciute
noto nello stesso istante una folata di vento
che attraversa il piccolo giardino
lambisce i bordi dei tennis lucenti
nel gelo dell’aria sospinge la vita di continuo
e intreccia i semi tra loro, li annoda alla terra
Io sono come una vela piena ma
questa notte al cadere improvviso del vento
mi preparo a cadere tra le braccia immobili dell’alba

Antonio Porta

27.8.1981

da “Come può un poeta essere amato?”, Diario ’81-’82, in “Invasioni”, “Lo Specchio” Mondadori, 1984

Transizione – Mario Benedetti

William Gedney, East Kentucky Teens, 1964

maggio 2010

 Anni che non dovrebbero più, ore che non dovrebbero
prendermi i giorni, le settimane, i mesi. Il tempo
portato addosso, il sosia a cui chiedo di aiutarmi.

Con la sedia di mio padre gioca la bambina che non conosco.
Adesso è sua. Gioca con quelli che diventeranno i suoi ricordi.

Tutto è una distanza sola. Le fermate sono da rimettere a posto.
Sollevare dei pesi, deporli. Lo sguardo s’inscurisce nella forma
di una porta marcita dove abita una signora anziana da sola.

Il sosia ascolta mia madre non morta, parla di mio fratello
o gli scrive. Pensa al protrarsi della vita che mi sopravvive.

Mario Benedetti

da “Tersa morte”, “Lo Specchio” Mondadori, 2013

Notti praghesi – Angelo Maria Ripellino

Foto di Josef Sudek

 

Ela, nel fiume gonfio muore il vento,
come il sogno nel velo delle ciglia.
Dalla ringhiera livida di pioggia
tu ascolti il canto fioco della Vltava.

L’acqua lampeggia, la luna vacilla
tra le cupole verdi nel tuo fiume;
un riflesso di lacrime, un rimpianto
può adornare di perle il nostro sogno.

Ma tu fermi col gesto della mano
nel vuoto il brulichìo delle speranze,
e spegni il fuoco e disperdi il futuro
dentro la nebbia che non ci abbandona.

In altri inverni, in riva a un altro fiume,
ricorderò questi alberi svaniti,
il Mulino Olandese e la notturna
neve che svolazzava sui fanali.

Non resterà che un cupo gorgo d’ombre,
e una voce dissolta nella pioggia,
nel tremolìo del lume, ed il tuo guanto
sdrucito, come un solco nella vita.

Angelo Maria Ripellino

da “Angelo Maria Ripellino, Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

La passeggiata – Milo de Angelis

André Kertész, Panchina rotta, New York, 1962

 

 

 

 

 

 

 

 

“Non li abbraccerò più” dice a occhi bassi
con le parole cristiane, miti ma nitide
mentre questo pomeriggio
si sta abbassando sui giardini pubblici
“li odio, quei visi, li odio anch’io”
e racconta le confessioni, le tavolate gelide
dell’ubbidienza
e il lirismo cattolico
con cui l’hanno torturato, il fango,
i suoi padroni
“posso abbandonare tutto, anche ora,
in questo istante” e ci fermiamo
in un lato del viale, e fissa
una panchina, un pensiero scuro
che si muove “anche qui
da un momento all’altro: posso”.

Milo De Angelis

da “L’ascolto (1974-1975)”, in “Somiglianze”, Guanda, Milano, 1976