«Alquist aspetterà il mio ritorno, ma è inutile» – Angelo Maria Ripellino

Toni Schneiders, Self Portrait, 1952

49.

Alquist aspetterà il mio ritorno, ma è inutile.
Io sono un labile, lamentoso carnevale
con il midollo conigliesco dell’autunno.
Gli amici potrebbero testimoniare la mia inesistenza,
il mio umido stato di maschera, a stento
tenuta in piedi da apotecarie ricette.
Stracci di nebbia su un corroso stradivario
e un’arruffata bambagia con occhi sgranati:
ecco il mio identikit, perché è chiaro
che io non sono, ma sono un viluppo di invidia
di quelli che sono, e nessuno mi ha visto
come fastidio di carne, benché tutti sappiano
che fitta mestizia annegrisce il mio sangue.
Finita la festa, non tornerò. Me ne vado nella caligine,
con lunghe bende di Lazzaro, stelle filanti.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

«Pian piano anche tu ti sfilerai dalla stretta» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Josef Ehm

50.

Pian piano anche tu ti sfilerai dalla stretta
cruna della rivolta,
per diventare un vecchietto benpensante che sgretola
croste di massime ottuse, la stolta
avena del fastidioso Buon Senso.
Pian piano diverrai anche tu un oggidiano,
un arcisapiente melenso,
che fruga perdute felicità fra i detriti,
getterai gli spallacci dorati dell’arroganza,
tutte le obese spoglie dei miti,
sarai buffo sul làstrico verde,
sarai raggricchiato, minuscolo, nano
nella luce palustre della tua notte che avanza,
avrai tanto freddo, come Varsavia a novembre.

Angelo Maria Ripellino

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

È inutile che Bitterlich… – Angelo Maria Ripellino

Dipinto di Hamish Blakely

19.

È inutile che Bitterlich parli di fratellanza,
di reciproco ardore, di collettivismo:
l’uomo muore da solo, e la morte lo riconosce,
anche se lui si nasconde sotto la chioma di stoppa della folla,
in un corteo di maschere ugualmente imbecilli.
Come tre Magi io le porterei mirra, oro, incenso,
come un gatto mi stenderei ai suoi piedi rachitici,
e sarei pronto persino a carezzarla, benché mi ripugni,
e a dirle «Puppe» come si dice: «emicrania».
Ma a che serve, Bitterlich, a che serve?
È un festino di sguatteri, e non bastano
bellezza ed innocenza per scacciarla.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

Vorrei che tu fossi felice… – Angelo Maria Ripellino

Robert Doisneau, Petites filles dans le train, 1945

28.

Vorrei che tu fossi felice, cipollina, vorrei
che tu non conoscessi il cane nero della sventura,
quando sarai uscito dal blu dell’infanzia.
Vorrei che tu non debba portare bazooka,
che tu non debba tremare nel folto di un bombardamento,
che tu non debba pagare per le mie colpe
né vergognarti di me, del mio cicaleggio
e dei miei vani versi e della mia professura.
Vorrei che tu non fossi mai gramo o malato
o maldestro come Scardanelli,
vorrei vivere nella tua voce, nei tuoi gesti, nei tuoi occhi,
anche quando mi avrai dimenticato.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

È tanto che non ti scrivo… – Angelo Maria Ripellino

Brett Weston, Washington Square, 1945

67.

È tanto che non ti scrivo. Non ho tue notizie. Ma sempre
spero che un giorno tu possa tornare
nella città che hai cantato.
Come stupide navi si dissolvono gli anni.
Io recito al Wolker. Sono serena. Il passato
lo tengo lontano, sui margini, come un intruso.
C’è solo un filo di ignobile malinconia,
che trapela talvolta di sotto una porta,
ma io riesco a tagliarlo, fingendomi ottusa
e decrepita come una mummia di Strindberg.
La primavera ha inondato di bionde forsythie
la piccola casa in cui vivo, in cui studio le parti.
Com’è duro parlarsi a distanza,
quando l’armadio del cuore
vorrebbe aprirsi in un fiotto di chiacchiere.
Eppure vedrai, se verrai: dopo secoli
non avremo che dirci, vi sarà solo un attònito,
goffo, appallottolato, bruciante silenzio.

Angelo Maria Ripellino

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976