«Tra due-trecento anni la vita sarà migliore» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Anja Bührer

60.

Tra due-trecento anni la vita sarà migliore.
Ma intanto noi siamo ormai alla frontiera,
senza gli angeli di Elohim precipita la scala nel Novecento,
e il Duemila già sventola la sua bandiera
per coloro che sono sicuri di entrarvi.
Io resterò da questa parte, in questo buio,
in questo viluppo di meschinità e di bisogno,
senza conoscere il terso luccichío del futuro.
A me sarà bastato visitarlo nel sogno,
come uno sciamàno che scenda con piatti e sonagli
nel reame dei morti a conversare coi lèmuri.
Resterò sulla soglia come un réprobo, come uno spergiuro.
Perché scusatemi, posteri, che freddo,
che vitreo deserto, che uniformità, che sbaragli
soffiano da quel futuro.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

«Tu pensi che, quando cresce il tuo male» – Angelo Maria Ripellino

Boris Smelov, Still Life with Nails, 1986

77.

Tu pensi che, quando cresce il tuo male,
si spengano i fuochi, le barche non prendano il mare,
si proibisca ai cani di latrare,
i figli si incantino come sculture di sale.

Oh no, lascia perdere. Osserva
la ghiandaia azzurra che ruba
il tuo ultimo cucchiaino d’argento.
Ferma lo sguardo sgomento
sull’estranea bellezza di questa caraffa in cui luccica
tutto il ghiaccio del mondo.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

«Dove ci incontreremo dopo la morte?» – Angelo Maria Ripellino

Dipinto di Hamish Blakely

35.

Dove ci incontreremo dopo la morte?
Dove andremo a passeggio?
E il nostro consueto giretto serale?
E i rammarichi per i capricci dei figli?
Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi,
quando avrò bisogno delle tue parole?
Dio esige l’impossibile,
Dio ci obbliga a morire.
E che sarà di tutto questo garbuglio di affetto,
di questo furore? Sin d’ora promettimi
di cercarmi nello sterminato paesaggio di sterro e di cenere,
sui legni carichi di mercanzie sepolcrali,
in quel teatro spilorcio, in quel vòrtice
e magma di larve ahimè tutte uguali,
fra quei lugubri volti. Saprai riconoscermi?

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

«La volpe medica le sue ferite» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Brett Weston

9.

La volpe medica le sue ferite
con lacrime di làrice. E poi fugge.
Ma tu sei rimasto inchiodato dopo il Diluvio,
con occhi e ciuffo di gufo.
Tu pensi sempre al vistoso gilè di Majakovskij,
come a un attrezzo che possa proteggerti,
come allo strabico farsetto di una sequoia,
anche se fu un malfído talismano.
Qualcosa resiste oltre la brama del suicidio,
oltre la quotidiana sfiducia, − e la vita balbetta,
anche quando vien meno la voglia di vivere,
e i gesti diventano pigri e vischiosi,
ciò che suol dirsi: non posso inghiottire.
Eppure temo che tutto sia vano:
non finirà mai la violenza
sugli altri e su se stessi.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

Se io venissi da te… – Angelo Maria Ripellino

27.

Se io venissi da te con un ispido aspetto di cardo violaceo
e, tutto timido, tremando, ti dicessi
che, sebbene irsuto, sono buono,
rideresti, chiamandomi Ser Bonifacio,
Falananna, Giulebbe, Meringa di Pasqua.
Se io venissi da te in una livida maschera,
con grandi placche di occhiacci cattivi,
a dirti che sono malvagio come lo zucchero,
ti metteresti subito a piangere,
perché da tempo lo presentivi.
Se io venissi da te a raccontarti
che senza tregua cambio il mio trucco,
perché la morte non mi riconosca,
sobbalzeresti come un pompiere che dorma dietro le quinte
al primo annunzio del fuoco.
Io sono un vetro di scarto di una spettrale Vetralla.
Innamorarsi e ammalare: ecco tutto il mio giuoco.
Qualunque cosa io ti dica con moine e con finte,
non crederla: è solo una balla.

Angelo Maria Ripellino

da “Das letze Varieté”, in “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976