Senza di te – Angelo Maria Ripellino

Foto di Brett Weston

 

Senza di te gli oggetti mi si spezzano
in una trama di raggi ubriachi.
Le luci si raggelano, la vita
si muta in un sordo monologo.

Mi giro da ogni parte come un gallo
sperduto sulle tegole del mondo.
Come le ali occhiute d’un mulino,
le strade mi ruotano attorno.

Saltello come un passero, impacciato
nelle piccole scarpe rilucenti,
dondolo la testa nello spazio,
marionetta percossa dai venti.

Ti porto in me come la vita,
ti sento in gola come le lacrime.
Senza di te come una vecchia nave
il mio cuore sprofonda negli abissi,
impigliandosi alle alghe del nulla.

Angelo Maria Ripellino

da “Non un giorno ma adesso”, Roma, Grafica, 1960

A Ela – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Moldau with national theater, Prague, c. 1948

 

Quando sei triste, quando sei più triste,
perle nere tu compri alla fiera del pianto,
e solo nei timidi versi ritrovi
le magiche virtù del rosmarino.
A ogni spiro di vento riappare la luna
e riempie il fiume di rane d’argento.
Con gli occhiali delle onde la Moldava
osserva le ombre: come antiche statue
gli alberi di gelo.
Vedo il passato nel ghiaccio
come un capello lucente fra le dita,
come un filo d’oro in un sipario,
grano di sabbia nell’arca del fiume.
Nel cader delle perle vitreo suona
un antico motivo di Boemia,
una polka odorosa di georgine.
Suona un violino di nubi, percosso dal vento,
solenne come un’ala, ma pronto a costruire
castelli di lacrime con finestre di singhiozzi.

Angelo Maria Ripellino

da “Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

A Ela. Datt. (con correzioni mss., fra cui quella del titolo Ricordi) [1950-60]. Inedito.

Osservazioni sulle notti d’agosto a Petřín – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Prague Garden & Petřín Hill, circa 1969

 

La luna è velata di garza,
si spegne su Petřín un giardino di rose;
muore ogni rosa su un piatto di spine.
Triste, come una vecchia ballata sui topi e sul frumento,
sino alla cìntola immersa nel fiume
piange, senza sollievo, la città sdentata.
Laggiù, all’orizzonte, il Cigno Bianco,
in punta di piedi su un tetto,
divampa come salnitro.
Sui viottoli fioriti il vento spinge
i nostri occhi, granelli di papavero.
Ahimè, le pupille in un pozzo di luce,
gli occhi che punge un diluvio di rose!

Angelo Maria Ripellino

da “Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

Transvaal – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Untitled, 1922

 

«Transvaal, Transvaal, terra mia,
tutta tu bruci di altissime fiamme…»

Cosí cantava, e sugli sci del vento
si perdette la voce. Fra i pini
angolosa come un poliedro era la luna,
con occhi di pesce malato.

«Transvaal, Transvaal» cantava per nessuno,
per se stesso, per tutti, per nulla.
E non sapeva se chi sa né come
e perciò non sapendo cantava.

Tutto avviene cosí. Le lunghe nuvole
distendono la coda di pavone
con occhietti di stelle. E la vita
goccia malinconia, mentre l’amore
vuol ritornare al primo giorno, al primo
sguardo che riempie di brividi.

«Transvaal, Transvaal» cantava. Nome vano
come «felicità», come «amore», come ogni
parola dolce che affligge e tortura,
perduta nel fondo della memoria,
dietro montagne di verde cristallo,
dietro bottiglie di mare spumoso,
dietro alberi di lacrime.

Angelo Maria Ripellino

da “Non un giorno ma adesso”, Roma, Grafica, 1960

«Questi aghi di pino, questa buganvillea» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Tina Fersino

83.

Questi aghi di pino, questa buganvillea,
questo lago
sono tutti progetti, germogli di analisi,
da cui potrebbero sorgere cento faville.
Perché ogni cosa è ricca come il mare,
ogni cosa è intrisa di futuro,
ogni cosa anela a generare.
Cogli questi segnali, collegali insieme,
scambia con la natura messaggi.
Mirabile cerchio che pullula e freme,
unico corpo vivente, struttura magica.
Tu sei giallo, sei un fiore.
Tu sei di piombo, sei un lago.
Sei un fanello che non sa volare.
Sei un progetto di vita,
che il Nulla vuol soffocare.

Angelo Maria Ripellino

da “Autunnale barocco”, Guanda, Parma, 1977