«Esiste la musica.» – Chandra Livia Candiani

Foto di Anka Zhuravleva

 

Esiste la musica.
Esiste proprio,
come lenzuolo lampada
orologio e casa,
come nuvola,
quel suo disumano orto
d’intenzione
di ascoltare l’anima
esiste. Come domino
di note che si crollano addosso e fanno
insieme. Insieme si fanno, e sono fatte
musica. Qualcosa che abbiamo
perduto o dimenticato
o rotto forse
per mani troppo grevi, qualcosa
di spezzato. Un silenzio eseguito
un’anima di ghiaccio
conservata sotto sale.
Ma cosa cosa ho perduto
io, mentre ti ascolto
cara faccia del nulla
caro amore senza direzione
care ossa: grazie grazie
c’è stato qualcuno
prima di me. È ora
di affrontare la musica.

Chandra Livia Candiani

da “La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore”, Torino, Einaudi, 2014

«Non ho un nome per te» – Chandra Livia Candiani

Bill Brandt, Nude, Campden Hill, London, 1947

 

Non ho un nome per te
non ho un nome per il bene
le parole mi visitano
dicono che il cuore è vivo
la sua pelle morbida
elastica la capienza:
ti ospito in nudità,
sulla sedia la pelle aspetta
il mattino
quando troverò per te
le parole giuste.
Ancora non so
il compito della notte.
Sillabo piano
rifugi e ospitalità
canto i nomi
di chi accoglie
nello sguardo.
Mi fido di te.

Chandra Livia Candiani

da “La domanda della sete”, 2016-2020, Einaudi, Torino, 2020

«Dove ti sei perduta» – Chandra Livia Candiani

Foto di Patty Maher

 

Dove ti sei perduta
da quale dove non torni,
assediata
bruci senza origine.
Questo fuoco
deve trovare le sue parole
pronunciare condizioni
di smarrimento dire:
«Sei l’unica me che ho
torna a casa».

Chandra Livia Candiani

da “La domanda della sete”, 2016-2020, Einaudi, Torino, 2020

Gli scalini – Chandra Livia Candiani

Josef Sudek, The Forgotten Staircase, from the series “Remembrances”, 1950

1.

Noi siamo tra,
noi siamo dove,
si aprono lettere casuali
si indirizzano saluti
vaghi buoni per tutti
auguri, noi sopiti sempre
sotto passi smaniosi
di prima o di dopo.
Inciampa la vecchiaia
e scarta l’infanzia
perde la pelle
semina date di sangue
e incensurati secoli
di attimi senza sapore.
Noi siamo l’incisione
tra spazio e tempo
taglio netto e profondo
dormiamo cosí
calpestati da chi sale
e chi scende bare
e culle mattine e notti
feroci e opache,
i testimoni delle scale:
gocciola in silenzio
su di noi
la paura dei passaggi.

2.

Grigia pietra
non ricorda la montagna
ma la brezza delle suole,
vedi non si sosta
e non c’è che sonno contratto
e visitato dai fantasmi
dei loro sogni d’oro loro
i discesisti gli scalatori
imperiosi
sonnambuli sul filo
tra morte e morte.
E sapone
e spazzola.

3.

Siamo pioggia di muri
note cadute a terra
siamo semi di spazi
siamo e non siamo,
fratelli terrestri
di custodi di piú invisibili
soglie. Custodiamo
passi senza sosta senza
gratitudine, siamo spalle
di allegri trapezisti
senza slancio,
guarda noi
dormiamo.
Sono le nostre spalle
il miglior punto
d’appoggio
per sognare il mondo
senza segni
la visione quieta.

Chandra Livia Candiani

da “Fatti vivo”, 2006-2016, Einaudi, Torino, 2017

«Dunque non ti ho detto addio» – Chandra Livia Candiani

Foto di Patty Maher

 

Dunque non ti ho detto addio
amica mia mia amica
e ora visiti le stanze
con andatura lieve
meno di una danza.
Sei aria che sorride,
che mi circonda amorosa
il buio tra le spalle,
sei soffio sul viso
tutta sorriso sei,
e sole insieme
guardiamo le foglie
piovere nel vento
della città operosa.
Sospesa per entrambe
l’indaffarata corsa
verso le infinite misture
del nulla,
lo abitiamo con pazienza:
i suoni che non giungono,
quelli già giunti e poi svaniti
sono nostra
costante compagnia,
che importa quello che si è detto,
è cosí bruciante ora
accoglierci senza tocco
nel telefono che non suona
nel messaggio che non arriva.

Chandra Livia Candiani

da “La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore”, Torino, Einaudi, 2014