La goccia pronta per il mappamondo – Milo De Angelis

Dirk Wüstenhagen

 

La goccia pronta per il mappamondo
e per i più sconosciuti
nomi di ventura
ha raggiunto finalmente una scorciatoia
a colpi di lima
ha appoggiato il bicchiere
su un solo dito, fratello
della prima volta. Tutto
il campo, con le
sue biciclette sepolte, sguizza
parole di ventriloquo:
metà alla vittoria, metà
all’erba in trappola.

In noi giungerà l’universo,
quel silenzio frontale dove eravamo
già stati.

Milo De Angelis

da “Millimetri”, Einaudi, Torino 1983

Mercoledì 9 settembre – Milo De Angelis

Cesare Pavese – Foto Roberto Merlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al parco della Rimembranza, nella nebbia del nord,
nel giorno del suo compleanno, non potevo trovare che lui.
Guardava per terra le castagne appena cadute e si divertiva
a spingerle nel fosso con il piede sinistro, con quelle scarpe
anni trenta che gli davano un’insolita eleganza.
Lo guardai da lontano. Magro, pensoso, proteso a un’eterna
stagione che sfiora tutti noi passeggeri.
Lui solitario per forza e per natura,
guardava i bambini in bicicletta con una strana attenzione,
raccoglieva gli emblemi dell’inizio e della fine, sentiva forse
che era ormai breve il suo segmento e camminava
sempre più lento con un grido nel sangue
che solo i poeti possono scorgere.
Alla fine si sedette su una panchina con il suo dattiloscritto
dalle mille correzioni fatte a penna che teneva sulle ginocchia
e scriveva, scriveva e io ero un ragazzo e non sapevo
nulla di lui, ma guardai a lungo quel titolo: La luna e i falò.

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2020

Gianni hofer – Milo De Angelis

Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo

 

Strane avventure terrestri finiscono di colpo: erano apparse
in un’aula del liceo Manzoni, stupivano il nostro tempo
che guardava ammirato quel ragazzo senza parole
e lui chinava la testa, chinava il rettangolo nero e pesante
dei suoi occhiali su una severa grisaglia, con quella penna
sempre in mano e traduceva traduceva traduceva,
portava su questa terra suoni antichi e perduti, ci svelava
un mondo di scudi e leoni di pietra, quando a fine agosto
Leonida combatté con l’infinito
e poco dopo, a Platea, l’universo tremò di paura.
Gianni era quel tremore. Ed era
l’unico amico della mia vita e un mattino
gli chiesi di venire con me al Giuriati per correre insieme
e lui sorrise di luce aperta ma rispose non posso
e poi parlò di Filippide e del suo annuncio meraviglioso
con un lampo negli occhi e poi fino all’ultimo giorno
nella stanza più remota dei folli non disse più niente.

Gloriose avventure terrestri finiscono in silenzio:
erano apparse.

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2020

Caramelle di menta – Milo De Angelis

Foto di Johnnie Shand Kydd

 

Da quanto tempo non entravo al Centro Schuster,
da quanto tempo non sentivo le frasi sconnesse e favolose
di Drino Danilovicˇ, il primo allenatore,
con il berretto a visiera, quello che accarezzava la porta
con il suo fazzoletto di cotone e con una vampata
di parole folgorava gli ippocastani.
«Mister, lei è ancora qui, nel campo a nove giocatori,
è ancora qui con lo stesso taccuino e la stessa matita».
«Sono sempre stato qui e ti aspettavo, ragazzo.
Ma tu? Sei rimasto l’inquieto pulcino
che correva sulla fascia e poi tremava? Oppure sei riuscito
a far pace con la vita?». «Mister, non lo so, ma sono qui,
sono tornato per saperlo».
«Sono soltanto tre, posso dirtelo, le regole del bene,
soltanto tre: portare il pallone nel soffio
della prima altalena, portare ogni dribbling in un balletto
astrologico, trovare in una stella
l’attimo giusto per il calcio di rigore».

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2020

Nemini – Milo De Angelis

Alex Howitt, Rainy Day

 

Sali sul tram numero quattordici e sei destinato a scendere
in un tempo che hai misurato mille volte
ma non conosci veramente,
osservi in alto lo scorrere dei fili e in basso l’asfalto bagnato,
l’asfalto che riceve la pioggia e ci chiama dal profondo,
ci raccoglie in un respiro che non è di questa terra, e tu allora
guardi l’orologio, saluti il guidatore. Tutto è come sempre
ma non è di questa terra e con il palmo della mano
pulisci il vetro dal vapore, scruti gli spettri che corrono
sulle rotaie e quando sorridi a lei vestita di amaranto
che scende in fretta i due scalini, fai con la mano un gesto
che sembrava un saluto ma è un addio.

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2020