Matita blu – Milo De Angelis

Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo

 

Sei stato una sola parola
troncata al culmine della primavera,
ti sei perso, esule impietrito,
tra i gessetti dell’ultima aula a sinistra
mentre fuori le ragazze passavano
con un allegro pompon
tu eri l’intero sgomento di ogni cosa.
“Guardate, sono qui” volevi dire
ma ti bloccò un accento sbagliato,
l’esordio delle frasi cadde sul pavimento
e iniziò la lunga notte silenziosa.

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

Per l’Adele – Milo De Angelis

Foto di Garry Winogrand

 

“Vedi, giungono da un’altra mente,
le parole, una mente lontana che abitava
nel miele delle arnie e tra i fili
del ragno sul soffitto. Arretrano le nostre stagioni,
i passi diventano aria, sfumano gli orizzonti
del viso, nulla ci appartiene se non questo foglio
popolato di demoni.”

“Vedi, scrivo con mani di rugiada e diventa sottile
il confine tra la gioia e il grumo più buio, tra il rubino
della tua prima collana e il mio miraggio
ogni pietra prende il colore del mattino.”

“Prendilo tu,
questo fazzoletto che sa ancora di vaniglia, accendi
il rogo delle mille estati trascorse, con il tuo gesto
musicale conduci il rosa tenue
dei Castagnoni negli anni che sono rimasti
fuori dalla morte.”

“Tu che hai sentito scomparire il mondo
dentro un colpo senza origine, tu che sei stata
un puro gemito tra le verbene, stamattina appari
in una tazza di latte e la tua pupilla trucidata ricomincia a vedere, a poco a poco,
raggiunge la dolce cantilena di un dialetto contadino
che pronunciamo per l’ultima volta.”

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

Lauretta – Milo De Angelis

Foto di Nastya Kaletkina

 

Allora scesi dall’autobus 94 e mi trovai nel cortile, passai
tra le lettighe e le ambulanze, raggiunsi l’ingresso,
entrai nel corridoio dove si aggirano donne
con l’anello spezzato, mute, si aggirano nel dominio
dell’attimo presente, sono qui, sono eternamente qui,
e sorridono con il fazzoletto sporco di trucco.
L’ho riconosciuta, dopo sessant’anni, dall’essenza.
L’ho riconosciuta dal silenzio che la invadeva da bambina,
quando restava acquattata dietro al pozzo o quando taceva
per tutta la cena, oppure entrava di sera
nel grande pioppeto, faceva perdere le tracce.
L’ho chiamata con il nome di allora. “Non sei cambiata
di un millimetro, Lauretta.” “Lo so, lo so, non si cambia
in questa vita.” “Quando uscirai da qui, quando
verrai a trovarmi?” “Non uscirò, amico mio.
Da piccola mi smarrivo per gioco, ma poi…
non so come… forse un incantesimo di lucciole…
poi mi sono smarrita per sempre.”

Milo De Angelis

da “Dialoghi con le ore contate”, in “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

Bowling dei fiori – Milo De Angelis

Foto di Mark Kauffman

 

Tra gli infiniti luoghi della sera, torni qui, con il passo
brancolante e l’estremo di te stesso, torni come una falena
attratta dalle voci confuse dei giocatori, torni
e ti getti tra i numeri, afferri la boccia con tre fori,
infili il pollice e l’ultima falange del medio e dell’anulare,
avambraccio teso, polso diritto, gambe unite, guardi laggiù
il triangolo ammaliante dei dieci birilli,
cammini sulla pista oliata, cammini e qualcuno ti chiama
Lebowski, il grande Lebowski, qualcuno sussurra
adesso devi restare, devi restare, devi dare alla notte
la sua dizione più precisa, devi condurre il mondo intero
in queste vetrate, giungere al cuore del punteggio
con il gioiello della mano destra, devi
giungere a trecento, questo è il numero sancito.

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

Seconda tappa del viaggio notturno – Milo De Angelis

Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo

 

E poi li hai visitati tutti, uno per uno, i cinema sperduti
nelle periferie, i poveri locali di quartiere
quelli che davano due film per centoventi lire
e una vecchia cassiera dalle labbra viola
strappava per te il prezioso bigliettino e tu entravi
e c’era sempre un uomo con le caramelle in mano
e una fanciulla di un’altra età, smarrita in quella sala
che ti parlava di giostre e tamburelli e ti diceva
lui non è tornato, lui non è tornato e io sono
la voce del tempo, la voce del tempo e del distacco
che si ripete in ogni tempo e mi appoggiava la testa
sulla spalla e intonava una canzone
dalle parole scure e a lungo durò la melodia, a lungo,
e alla fine divampò la solitudine.

Milo De Angelis

da “Nove tappe del viaggio notturno”, in “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021