Caramelle di menta – Milo De Angelis

Foto di Johnnie Shand Kydd

 

Da quanto tempo non entravo al Centro Schuster,
da quanto tempo non sentivo le frasi sconnesse e favolose
di Drino Danilovicˇ, il primo allenatore,
con il berretto a visiera, quello che accarezzava la porta
con il suo fazzoletto di cotone e con una vampata
di parole folgorava gli ippocastani.
«Mister, lei è ancora qui, nel campo a nove giocatori,
è ancora qui con lo stesso taccuino e la stessa matita».
«Sono sempre stato qui e ti aspettavo, ragazzo.
Ma tu? Sei rimasto l’inquieto pulcino
che correva sulla fascia e poi tremava? Oppure sei riuscito
a far pace con la vita?». «Mister, non lo so, ma sono qui,
sono tornato per saperlo».
«Sono soltanto tre, posso dirtelo, le regole del bene,
soltanto tre: portare il pallone nel soffio
della prima altalena, portare ogni dribbling in un balletto
astrologico, trovare in una stella
l’attimo giusto per il calcio di rigore».

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

Nemini – Milo De Angelis

Alex Howitt, Rainy Day

 

Sali sul tram numero quattordici e sei destinato a scendere
in un tempo che hai misurato mille volte
ma non conosci veramente,
osservi in alto lo scorrere dei fili e in basso l’asfalto bagnato,
l’asfalto che riceve la pioggia e ci chiama dal profondo,
ci raccoglie in un respiro che non è di questa terra, e tu allora
guardi l’orologio, saluti il guidatore. Tutto è come sempre
ma non è di questa terra e con il palmo della mano
pulisci il vetro dal vapore, scruti gli spettri che corrono
sulle rotaie e quando sorridi a lei vestita di amaranto
che scende in fretta i due scalini, fai con la mano un gesto
che sembrava un saluto ma è un addio.

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

La somiglianza – Milo De Angelis

Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo

 

Era
nelle borgate, camminando in fretta
quell’assolutamente
oltre
che dai libri usciva nella storia
radendo le bancarelle, d’estate.
Domanderemo perdono
per avere tentato, nello stadio,
chiedendogli di lanciare un giavellotto
perché ritornasse l’infanzia.
Non si poteva
ma la somiglianza era noi
nell’immagine di un altro, ravvicinato, nel sole
volevamo trattenere il nostro senso
verso lui
in un gesto da rivivere: chi poteva sancire
che tutto fosse al di qua?

Prese la rincorsa, tese il braccio…

Milo De Angelis

da “Somiglianze, 1976”, in “Tutte le poesie 1969 – 2015”, “Lo Specchio” Mondadori, 2017

Dipendevi da quello a cui non servi – Milo De Angelis

Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo

 

Subendo questa fine
senza capire
per i morti ingiustificati, le tue
domande irrilevanti
in questi luoghi di pioppeti
dove non s’incontra il vuoto o l’essere
a cui ti volevi fedele. Solo una storia
già decisa: finirai e nemmeno
morire sarà un gesto personale.
Nemmeno urlare dietro un albero
che non ti salvi. Ora tutto è semplice:
percorrendo questa campagna
si fa inverno: un novecento
impietoso ha definito il tuo tempo
non chiesto e ti consuma. O ti coglie preoccupato
di lasciare giustificazione: ma senza
punti d’appoggio. Per le gerarchie fortunose
di un mattino al liceo, la decisione
di studiare la morte. Ma sai
che è per caso, ora,
con il sasso che tiri: ti scopri
nell’azione e non è possibile
legarla col resto, con la vita devastata
a cui rifiutavi un senso: e lo rifiuti
ma per farlo tu affermi
e non ti dà tregua,
in mezzo a piccole foglie, materia
che dopo la negazione
è la stessa. Tra le file
dei tronchi, con la nebbia che le chiude
sei dipendenza
da ogni forma, che vedi durare
vicina. Solo resti a rodere l’avvenimento,
il rancore che una negazione completa
lasci immutato
tutto.
Tu hai capito
che la tua vita è inutile.

Milo De Angelis

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIII, Maggio 2017, N. 326, Crocetti Editore

Testo inedito da “Poesie giovanili (1968-1973)”

La frazione – Milo De Angelis

 

Eppure era per la gioia.
Le luci tremano, nella vetrina,
e vorrebbero entrare in un significato.
Qui è impossibile
legare i minuti a qualcuno:
il tempo non si accorcia
con un progetto,
tutto ha la sua lunghezza.
Non coincide con ciò che pensa, non può.
Eppure era per la gioia
troppo viva per non crederci. Prendeva
con le mani amori e amori
che si convertivano in uno solo.

Appoggiata al vetro
una fronte gelida
(«farò della mia vita una porcheria»)
mentre una radio parla
lingue sconosciute
e nessuno dice il significato
che forse uscirà, a distanza, controvento.
Fuori c’è Milano. Novembre.

Adesso la diversità oscura tutto. Una porta
si apre, passa gente. Altri
premono senza sbocco. Anche questo polso
batte, vuole qualcosa,
una grande risata, vicinissima.
Ma è tempo ormai di non far durare le cose.
Nulla comincerà
prima di questo passo. Ci deve essere una prova,
una caduta senza discorsi, in disordine.

Milo De Angelis

da “Somiglianze”, Guanda, Milano, 1976