Tattica e strategia – Mario Benedetti

Nina Leen, Holding hands, 1940

 

La mia tattica è
                         guardarti
imparare come sei
amarti come sei
la mia tattica è
                         parlarti
e ascoltarti
costruire con le parole
un ponte indistruttibile

la mia tattica è
fermarmi nel tuo ricordo
non so come    né so
con quale scusa
ma rimanere in te

la mia tattica è
                         essere onesto
e sapere che tu sei onesta
e che non ci vendiamo
simulacri
affinché tra noi due
non ci sia un sipario
                                né abissi
la mia strategia
invece è
piú profonda e piú
                              semplice
la mia strategia è
che un giorno qualunque
non so come né so
con quale scusa
avrai bisogno    di me.

Mario Benedetti

(Traduzione di Martha L. Canfield)

dalla rivista Poesia, Anno XVIII, Dicembre 2005, N.200, Crocetti Editore

∗∗∗

Táctica y estrategia

Mi táctica es
                    mirarte
aprender como sos
quererte como sos

mi táctica es
                    hablarte
y escucharte
construir con palabras
un puente indestructible
mi táctica es
quedarme en tu recuerdo
no sé cómo        ni sé
con qué pretexto
pero quedarme en vos

 mi táctica es
                     ser franco
y saber que sos franca
y que no nos vendamos
simulacros
para que entre los dos
no haya telón
                     ni abismos

mi estrategia es
en cambio
más profunda y más
                                 simple

mi estrategia es
que un día cualquiera
no sé cómo            ni sé
con qué pretexto
por fin            me necesites.

Mario Benedetti

da “El amor, las mujeres y la vida”, Alfaguara, 2017

Questa è la mia casa – Mario Benedetti

Mario Benedetti

 

Non c’è dubbio. Questa è la mia casa
qui avvengo, qui
mi inganno immensamente.
Questa è la mia casa ferma nel tempo.

Arriva l’autunno e mi difende,
la primavera e mi condanna.
Ho milioni di ospiti
che ridono e che mangiano,
s’accoppiano e dormono,
giocano e pensano,
milioni di ospiti che si annoiano,
che hanno incubi e attacchi di nervi.

Non c’è dubbio. Questa è la mia casa.
Tutti i cani e i campanili
ci passano di fronte.
Ma la mia casa è sferzata dai fulmini
e un giorno si spaccherà in due.

E io non saprò dove ripararmi
perché tutte le sue porte danno fuori dal mondo.

Mario Benedetti

(Traduzione di Martha L. Canfield)

da “Inventario”, Le Lettere, Firenze, 2001

∗∗∗

Ésta es mi casa

No cabe duda. Ésta es mi casa
aquí sucedo, aquí
me engaño inmensamente.
Ésta es mi casa detenida en el tiempo.

Llega el otoño y me defiende,
la primavera y me condena.
Tengo millones de huéspedes
que ríen y comen,
copulan y duermen,
juegan y piensan,
millones de huéspedes que se aburren
y tienen pesadillas y ataques de nervios.

No cabe duda. Ésta es mi casa.
Todos los perros y campanarios
pasan frente a ella.
Pero a mi casa la azotan los rayos
y un día se va a partir en dos.

Y yo no sabré dónde guarecerme
porque todas sus puertas dan afuera del mundo.

Mario Benedetti

da “Sólo mientras tanto”, 1950, in “Inventario I”, Punto De Lectura, 2010

Desaparecidos – Mario Benedetti

Foto di Alexey Titarenko, dalla serie City of shadows

 

Sono da qualche parte / a concertarsi
a sconcertarsi / sordi
cercandosi / cercandoci
impediti dai segni e dai dubbi
a guardare i cancelli delle piazze
campanelli di porte / vecchi terrazzi
a fare ordine nei sogni negli oblii
forse convalescenti di una morte privata

nessuno ha spiegato loro con certezza
se sono già partiti oppure no
se sono manifesti o appena un tremolio
se son sopravvissuti o semplici responsi

vedono uccelli e alberi che passano
e non sanno a quale ombra appartengono

quando cominciarono a scomparire
tre cinque o sette cerimonie fa
a scomparire come senza sangue
come senza volto e senza motivo
videro dalla finestra dell’assenza
ciò che restava dietro / l’impalcatura
di abbracci cielo e fumo

quando cominciarono a scomparire
come l’oasi scompare dai miraggi
a dileguarsi senza un’ultima parola
reggevano in mano brandelli
di cose che amavano

da qualche parte sono / nube o tomba
da qualche parte stanno / ne sono certo
forse nel sud dell’anima
la bussola sarà andata persa
e ora girano sempre a domandare
dove cazzo rimane il buon umore
perché loro vengono dall’odio

Mario Benedetti

(Traduzione di Martha L. Canfield)

da “Inventario”, Le Lettere, Firenze, 2001

∗∗∗

Desaparecidos

Están en algún sitio / concertados
desconcertados / sordos
buscándose / buscándonos
bloqueados por los signos y las dudas
contemplando las verjas de las plazas
los timbres de las puertas / las viejas azoteas
ordenando sus sueños sus olvidos
quizá convalecientes de su muerte privada

nadie les ha explicado con certeza
si ya se fueron o si no
si son pancartas o temblores
sobrevivientes o responsos

ven pasar árboles y pájaros
e ignoran a qué sombra pertenecen

cuando empezaron a desaparecer
hace tres cinco siete ceremonias
a desaparecer como sin sangre
como sin rostro y sin motivo
vieron por la ventana de su ausencia
lo que quedaba atrás / ese andamiaje
de abrazos cielo y humo

cuando empezaron a desaparecer
como el oasis en los espejismos
a desaparecer sin últimas palabras
tenían en sus manos los trocitos
de cosas que querían

están en algún sitio / nube o tumba
están en algún sitio / estoy seguro
allá en el sur del alma
es posible que hayan extraviado la brújula
y hoy vaguen preguntando preguntando
dónde carajo queda el buen amor
porque vienen del odio

Mario Benedetti

da “Geografias”, Alfaguara 1984

«Arrivano a piedi come gli dèi, stanno lì.» – Mario Benedetti

Foto di Hengki Koentjoro

 

Arrivano a piedi come gli dèi, stanno lì.
L’essere di qualcuno tra le case e io
con la mano cancello davanti
un ragnetto sul foglio,
niente non vuole dire se piango.

Luna, corridoio bianco, come ho corso!,
e nel vento sono ancora che mi porti, braccio, ramo
nel buio che si muove.
Come corro, come ride l’acqua
e tu mi guardi come qualcuno, perché sono qualcuno?
Corro nell’acqua increspata, cosa c’è
in questa musica visi, fisarmoniche e il volere andare,
e dopo il pianto grande la voce così bella
sai, dice, vieni, sono tutta nel sogno e tu?
Io, le mie scarpe le risa le travi dove?
sono qui i morti? sono qui?

Mario Benedetti

da “In fondo al tempo”, in “Umana gloria”, “Lo Specchio” Mondadori, 2004

«Lasciano il tempo e li guardiamo dormire» – Mario Benedetti

Dirk Wüstenhagen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lasciano il tempo e li guardiamo dormire,
si decompongono e il cielo e la terra li disperdono.

Non abbiamo creduto che fosse così:
ogni cosa e il suo posto,
le alopecie sui crani, l’assottigliarsi, avere male,
sempre un posto da vivi.

Ma questo dissolversi no, e lasciare dolore
su ogni cosa guardata, toccata.

Qui durano i libri.
Qui ho lo sguardo che ama il qualunque viso,
le erbe, i mari, le città.
Solo qui sono, nel tempo mostrato, per disperdermi.

Mario Benedetti

da “Umana Gloria”, “Lo Specchio” Mondadori, 2004