«Arrivano a piedi come gli dèi, stanno lì.» – Mario Benedetti

Foto di Hengki Koentjoro

 

Arrivano a piedi come gli dèi, stanno lì.
L’essere di qualcuno tra le case e io
con la mano cancello davanti
un ragnetto sul foglio,
niente non vuole dire se piango.

Luna, corridoio bianco, come ho corso!,
e nel vento sono ancora che mi porti, braccio, ramo
nel buio che si muove.
Come corro, come ride l’acqua
e tu mi guardi come qualcuno, perché sono qualcuno?
Corro nell’acqua increspata, cosa c’è
in questa musica visi, fisarmoniche e il volere andare,
e dopo il pianto grande la voce così bella
sai, dice, vieni, sono tutta nel sogno e tu?
Io, le mie scarpe le risa le travi dove?
sono qui i morti? sono qui?

Mario Benedetti

da “In fondo al tempo”, in “Umana gloria”, “Lo Specchio” Mondadori, 2004

«Lasciano il tempo e li guardiamo dormire» – Mario Benedetti

Dirk Wüstenhagen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lasciano il tempo e li guardiamo dormire,
si decompongono e il cielo e la terra li disperdono.

Non abbiamo creduto che fosse così:
ogni cosa e il suo posto,
le alopecie sui crani, l’assottigliarsi, avere male,
sempre un posto da vivi.

Ma questo dissolversi no, e lasciare dolore
su ogni cosa guardata, toccata.

Qui durano i libri.
Qui ho lo sguardo che ama il qualunque viso,
le erbe, i mari, le città.
Solo qui sono, nel tempo mostrato, per disperdermi.

Mario Benedetti

da “Umana Gloria”, “Lo Specchio” Mondadori, 2004

«Io non ho più niente di me.» – Mario Benedetti

Foto di Josef Sudek

«En finir avec le monde»
Io non ho più niente di me.
Pierre Jean Jouve, Matière céleste

Io non ho più niente di me.
Respiro la fatica della stanza a stare
dove gli uomini non sono più.
Io che sono qualcos’altro: distanza dalla vita.

Mario Benedetti

da “Sassi, posti di erbe, resti”, in “Umana Gloria”, “Lo Specchio” Mondadori, 2004

A D. – Mario Benedetti

Foto di Anka Zhuravleva

 

Penso a come dire questa fragilità che è guardarti,
stare insieme a cose come bottoni o spille,
come le tue dita, i tuoi capelli lunghi marrone.
Ma d’aria siamo quasi, in tutte le stanze
dove ci fermiamo davanti a noi un momento
con la paura che ci ha assottigliati in un sorriso,
dopo la paura in ogni mano, o braccio, passo,
che ogni mano, o braccio, passo, non ci siano.

Mario Benedetti

da “Umana gloria”, “Lo Specchio” Mondadori, 2004

«Arrivano a piedi come gli dèi, stanno lì.» – Mario Benedetti

Dirk Wüstenhagen

 

Arrivano a piedi come gli dèi, stanno lì.
L’essere di qualcuno tra le case e io
con la mano cancello davanti
un ragnetto sul foglio,
niente non vuole dire se piango.

Luna, corridoio bianco, come ho corso!,
e nel vento sono ancora che mi porti, braccio, ramo
nel buio che si muove.
Come corro, come ride l’acqua
e tu mi guardi come qualcuno, perché sono qualcuno?
Corro nell’acqua increspata, cosa c’è
in questa musica visi, fisarmoniche e il volere andare,
e dopo il pianto grande la voce così bella
sai, dice, vieni, sono tutta nel sogno e tu?
Io, le mie scarpe le risa le travi dove?
sono qui i morti? sono qui?

Mario Benedetti

da “In fondo al tempo”, in “Umana gloria”, “Lo Specchio” Mondadori, 2004