Amore – Antonella Anedda

Foto di René Groebli

Assomiglia a un pigiama?
Il suo odore fa pensare a un lama?
Wystan Hugh Auden,
Oh, dite che cos’è davvero Amore

 

Somiglia a un pigiama e ha un odore di lama
e ci sono altre cose: l’asciugamano che si può scambiare
le poltrone vicine davanti al televisore
l’insofferenza per le reciproche mancanze
che però si svuota come si fa con le buste della spesa.
Molte leggende, il sesso sopravvalutato
ma non la solitudine che segue.

Il resto è molto poco.
Quando morí mia madre mio padre radunò i vestiti,
se li mise sul petto, un cumulo di stoffa
e restò a lungo cosí, sotto quel peso di calore,
una notte e un giorno,
per poi alzarsi e innaffiare
le piante già secche sul balcone.

Antonella Anedda 

da “Historiae”, Einaudi, Torino, 2018

Accecante – Angela Botta

Angela Botta

 

Credo di non aver compreso
è tutto fermo
ignobile come una farsa voluta
dal potere
dall’ignoranza
dalla passione dei clown.
In quella zona vuota
ho lasciato parte del mio corpo.
Replica dell’assurdo c’erano
tutte le mie mani.
Pittura di sangue nero fuoco
veloce e didascalica come urlo
prima del pianto
e mentre tu mi aspettavi
passavano gli anni in divenire cieco.
Li ho dipinti di seppia e nero fumo
proprio lì dove i palazzi sventrati
erano scenario del nostro vivere.
Ricordi quanto ero bella?
Nuda sul prato vuoto
avevo la forma delle sirene
e il bianco e nero degli autostoppisti
del grigio del cielo.
Forse Pasolini ci spiava
guardando tutte le coppie
che si stagliavano come arcobaleni
sulla città amata come vergine d’ombra.
Non ci siamo mai posseduti
mai capiti forse
e abbiamo vissuto bambini
tutte le umidità del mondo
stesi a guardare nel cielo
strane stelle
in quel punto del vuoto
dove gli occhi
trasformavano la carta straccia
in splendore di aironi.

Angela Botta

Canto d’autunno – Charles Baudelaire

Jacques-Henri Lartigue, Renée Perle, 1931

 

LVI.

 II

Amo dei tuoi lunghi occhi i verdi bagliori
dolce bellezza, ma tutto oggi mi è amaro,
e nulla, il tuo amore, l’alcova o il focolare
vale come il sole sfavillante sul mare.

E tuttavia amami, fammi da madre, tenero cuore,
anche per un ingrato, anche per un malvagio.
Amante o sorella, sii la dolcezza effimera
d’un glorioso autunno o di un sole al tramonto.

Compito breve! L’avida tomba attende!
Ah! Lasciami, la fronte sulle tue ginocchia,
gustare nel rimpianto dell’estate bianca e torrida,
il raggio giallo e dolce dell’autunno pieno.

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male 1857-1861”, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

I fiori del male 1857-1861, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

∗∗∗

LVI. Chant d’automne

II

J’aime de vos longs yeux la lumière verdâtre,
Douce beauté, mais tout aujourd’hui m’est amer,
Et rien, ni votre amour, ni le boudoir, ni l’âtre,
Ne me vaut le soleil rayonnant sur la mer.

Et pourtant aimez-moi, tendre cœur! soyez mère,
Même pour un ingrat, même pour un méchant;
Amante ou sœur, soyez la douceur éphémère
D’un glorieux automne ou d’un soleil couchant.

Courte tâche! La tombe attend; elle est avide!
Ah! laissez-moi, mon front posé sur vos genoux,
Goûter, en regrettant l’été blanc et torride,
De l’arrière-saison le rayon jaune et doux!

Charles Baudelaire

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal”, ‎Paris, Poulet-Malassis et de Broise, 1861

 Il volto nuovo – Antonia Pozzi

 

Che un giorno io avessi
un riso
di primavera − è certo;
e non soltanto lo vedevi tu, lo specchiavi
nella tua gioia:
anch’io, senza vederlo, sentivo
quel riso mio
come un lume caldo
sul volto.

Poi fu la notte
e mi toccò esser fuori
nella bufera:
il lume del mio riso
morí.

Mi trovò l’alba
come una lampada spenta:
stupirono le cose
scoprendo
in mezzo a loro
il mio volto freddato.

Mi vollero donare
un volto nuovo.

Come davanti a un quadro di chiesa
che è stato mutato
nessuna vecchia piú vuole
inginocchiarsi a pregare
perché non ravvisa le care
sembianze della Madonna
e questa le pare
quasi una donna
perduta −

cosí oggi il mio cuore
davanti alla mia maschera
sconosciuta.

 Antonia Pozzi

20 agosto 1933

da “Parole: diario di poesia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964

«Tu mi copri il sole in alto nei cieli» – Marina Ivanovna Cvetaeva

Foto di Jonas Hafner

                                                                                Poesie per l’Achmatova

Tu mi copri il sole in alto nei cieli,
Tutte le stelle nel cavo della tua mano!
Ah, se fossero − spalancate le porte! −
Come vento in te entrerei!

E balbettare, e avvampare d’ira,
E bruscamente chinare lo sguardo,
E, singhiozzando, acquietarsi,
Come nell’infanzia, quando perdonano.

Marina Ivanovna Cvetaeva

2 luglio 1916

(Traduzione di Haisa Pessina Longo)

da “Verste”, 1916, in “Il lato oscuro dell’amore”, Panozzo Editore, 2000

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«Ты солнце в выси мне застишь»

Стихи к Ахматовой

Ты солнце в выси мне застишь,
Всё звезды в твоей горсти!
Ах, если бы −vдвери настежь!−
Как ветер к тебе войти!

И залепетать, и вспыхнуть,
И круто потупить взгляд,
И, всхлипывая, затихнуть,
Как в детстве, когда простят.

Марина Ивановна Цветаева

2 июля 1916

da “ВЕРСТЫ”, 1916