Mia sorella Praga – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Zimní Praha, 1958

 

Tra le lacrime bevo il luccichio
del fiume che calza scarpine di gelo:
sulla distesa di acque assiderate
scivola perlaceo il tuo volto. 
Dietro le ostie del tempo ti rivedo,
ferma a un cantuccio di Praga:
sotto agnelli di neve, ingiallita,
dietro specchietti di celluloide,
con gli occhi malati dei tram
Praga piange. E la nostra vita
si scioglie in laghi di dolce speranza.
Ma almeno il desiderio, almeno l’ansia
di tornare fra quelle umide pietre,
di riabbracciare le statue del ponte,
dà un cielo ai giorni mesti, una musica
ai fili del pianto e rinchioma
gli alberi del nostro amore.

Angelo Maria Ripellino

da “Angelo Maria Ripellino, Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

L’ultima – Vladimír Holan 

Domenico Tattoli, Autumn Leaves

 

L’ultima foglia trema sul platano, perché sa bene
che ciò che non vacilla non è saldo.
Tremo, mio Dio, perché intuisco
che presto morirò e dovrei essere saldo.
Da ogni albero cadrà anche l’ultimissima foglia,
perché esso non è privo di fiducia nella terra.
Da ogni uomo cadrà anche l’ultima finzione,
perché la tavola nell’obitorio è del tutto semplice.
La foglia non deve, Dio mio, supplicarti di nulla,
l’hai fatta crescere e non ha guastato il tuo intento.

Ma io…

Vladimír Holan 

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

dalla raccolta “Triàlogo”, 1964, in “Vladimír Holan, Una notte con Amleto”, Einaudi, Torino, 1966

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Poslední 

Poslední list se třese na platanu,
neboť on dobře ví, že co je bez chvění,
není pevné.
Třesu se, Bože můj, neboť tuším,
že brzy umřu a pevný měl bych být.
Z každého stromu spadne i ten
nejposlednější list,
neboť on není bez důvěry k zemi.
Z každého člověka spadne i ta poslední
přetvářka,
neboť prkno v márnici je docela prosté.
List nemusí tě, Bože, prosit o nic,
dal jsi mu růst a on to nepokazil.

Ale já…

Vladimír Holan

da “Trialog”, Editore Krajské Nakl., 1964

Quasi in un album – Anna Andreevna Achmatova

 

Sentirai il tuono e mi rammenterai,
penserai: desiderava la bufera…
Sarà una striscia di cielo accesa di rosso,
e il cuore come allora in fiamme.
E ciò accadrà nel giorno moscovita
in cui abbandonerò per sempre la città,
muoverò verso il bramato riparo,
lasciando in mezzo a voi ancora la mia ombra.

Anna Andreevna Achmatova

1960-63

(Traduzione di Michele Colucci)

da “La rosa di macchia fiorisce”, in “Anna Achmatova, La corsa del tempo”, Einaudi, Torino, 1992

∗∗∗

ПОЧТИ В АЛЬБОМ

Услышишь гром и вспомнишь обо мне,
Подумаешь: она грозы желала…
Полоска неба будет твердо-алой,
А сердце будет как тогда — в огне.
Случится это в тот московский день,
Когда я город навсегда покину
И устремлюсь к желанному притину,
Свою меж вас еще оставив тень.

Анна Андреевна Ахматова

1961 — 1963

da “Шиповник цветет”, in “Sočinenija v dvuch tomach”, Chudožestvennaja literatura, Moskva, 1990

«Tu dagli occhi di lucherino, dagli occhi di viola» – Yvan Goll

Foto di Paul Apal’kin

 

Tu dagli occhi di lucherino, dagli occhi di viola
Come debbo interpretare i tuoi pensieri?
Dalla tua bocca parla la fonte
Per le tue vene va errando
Il tuo popolo senza rive
Banchettano re alla tua tavola
E la loro saggezza ti fa sempre piú pallida

Ma i piccoli mandorli rosa
Ti crescono dal cuore
E i tuoi occhi di lodola e lampone cinguettano

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

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«Du mit den Zeisigaugen, mit den Veilchenaugen»

Du mit den Zeisigaugen, mit den Veilchenaugen
Wie soll ich nur deine Gedanken deuten?
Aus deinem Munde spricht die Quelle
Durch deine Adern wandert
Dein uferloses Volk
Es schmausen Könige an deiner Tafel
Und ihre Weisheit macht dich blaß und blasser

Aber die rosa Mandelbäumchen
Sie wachsen aus dem Herzen dir
Und deine Lerchen- deine Himbeeraugen zwitschern

Yvan Goll

 da “Traumkraut”, Limes Vergal, Wiesbaden, 1951

 

Ora, vicino alla morte, credo di essermi avvicinato per la prima volta al mistero della parola nelle poesie di Traumkraut.
Mi accade come al maestro della silografia a colori giapponese Hatsushika Hokusai, che a novantanni, sul letto di morte, sospirò: « Se mi fossero concessi ancora dieci, anche solo cinque anni di vita, diventerei un artista perfetto! »
Già prima Hokusai aveva scritto: « Fino al mio cinquantesimo anno di vita ho fatto una quantità di disegni che non mi soddisfano. Solo all’età di settantatré anni ho compreso approssimativamente la vera figura e natura di uccelli, pesci, insetti e piante, e questo mi ha permesso di sperare che fino a ottant’anni avrei fatto ancora grandi progressi. A novant’anni penetrerò nell’essenza piú intima di tutte le cose e a cento m’innalzerò certo a una perfezione superiore.
Questo scrissi all’età di settantacinque anni io, Hokusai, detto Gwakiyo-Rojin, il vecchio pazzo per il disegno ».
Chi non conosce il «Poeta ebbro» di Hokusai, che – inebriato di versi – sparge i fogli al vento?
Questo poeta ebbro sono io, Yvan Goll, che la morte attende davanti alla porta. ¹
Yvan Goll
¹ Alcune frasi, ricostruite dalla breve prefazione di Traumkraut perduta o strappata da Yvan Goll, che egli lesse insieme con le poesie, sedici giorni prima della morte, ad Alfred Döblin e a sua moglie, a Marcel Mihailovici e a me, seduti al suo capezzale nell’Ospedale americano di Parigi. [C. G.].

Porta via l’amarilli – Gottfried Benn

Imogen Cunningham, Amaryllis Flower, 1933

 

Io non posso piú veder fiorire,
è cosí lieve e cosí totale
e dura un’ora almeno
di sogno e di resurrezione.

Porta via l’amarilli,¹
lo vedi, no? Totale – e rossa
e traboccante impone
il suo una volta e mai piú.

Cosa sarebbe un’ora che dura
nella mia mente distrutta,
tutto va in pezzi, in attimi
si frange rabbrividendo.

Gottfried Benn

26 gennaio 1953

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

¹ Il grande, carnale fiore rosso è per Benn già troppo natura e troppo intimidatorio. Gli preferisce mandorli, lillà, rose, ortensie, gladioli, nontiscordardime. (Anna Maria Carpi)

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Nimm fort die Amarylle

Ich kann kein Blühen mehr sehn,
es ist so leicht und so gründlich
und dauert mindestens stündlich
als Traum und Auferstehn.

Nimm fort die Amarylle,
du siehst ja: gründlich: – sie setzt
ganz rot, ganz tief, ganz Fülle
ihr Eins und Allerletzt.

Was wäre noch Stunde dauernd
in meinem zerstörten Sinn,
es bricht sich alles schauernd
in Augenblicken hin.

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986