«Quanti soli dell’aurora hanno veduto» – Yvan Goll

Camille Claudel, La valse, 1891

 

Quanti soli dell’aurora hanno veduto
Il loro riflesso nel nostro quadruplo occhio!
E la modellatura del giorno era rimessa al nostro arbitrio

Alla pura invenzione dell’amore
La rugiada doveva la sua durata

E dove tifoni si pascevano di fiere della giungla
E gettavano le loro lunghe ali gialle
Attorno a isole oscillanti

Persino là la nostra viva statua d’amore resisteva
Il tuo sorriso diletta
Scioglieva gli enigmi piú oscuri

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

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«Wieviele Morgensonnen haben ihr Ebenbild»

Wieviele Morgensonnen haben ihr Ebenbild
In unserem Vieraug erschaut!
Und des Tages Gestaltung stand unsrer Willkür anheim.

Der reinen Erfindung der Liebe
Verdankte der Tau seine Dauer

Und wo Taifune an Urwaldgetier sich mästeten
Und ihre langen gelben Flügel
Um schwankende Inseln warfen

Selbst da hielt unser lebend Liebesdenkmal stand
Löste dein Lächeln Geliebte
Die dunkelsten Rätsel auf

Yvan Goll

 da “Traumkraut”, Limes Vergal, Wiesbaden, 1951

A Claire – Yvan Goll

Foto di Jonas Hafner

Scritto nell’ospedale della morte
dal dicembre 1949 al gennaio 1950

 

Ti ho colta nei giardini di Efeso
La chioma crespa dei tuoi garofani
Il mazzo serale delle mani

Ti ho pescata nei laghi del sogno
Ti ho gettato il mio cuore per esca
Un pescatore sulle tue rive di salice

Ti ho trovata nell’aridità del deserto
Eri il mio ultimo albero
Eri l’ultimo frutto della mia anima

Dal tuo sonno ora sono avvinto
Profondamente immerso nel tuo riposo
Come la mandorla nel guscio notte-bruno

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

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An Claire

Geschrieben im Spital des Todes,
Dezember 1949 bis Januar 1950

 

Hab ich dich gepflückt in den Gärten von Ephesus
Das krause Haar deiner Nelken
Den Abendstrauß der Hände

Hab ich dich gefischt in den Seen des Traums
Ich warf dir mein Herz zur Speisung
Ein Angler an deinen Weidenufern

Hab ich dich gefunden in der Dürre der Wüste
Du warst mein letzter Baum
Du warst die letzte Frucht meiner Seele

Von deinem Schlaf nun umfangen bin ich
In deine Ruhe tief gebettet
Wie der Mandelkern in nachtbraune Schale

Yvan Goll

da “Traumkraut”, Limes Vergal, Wiesbaden, 1951

«Tu dagli occhi di lucherino, dagli occhi di viola» – Yvan Goll

Foto di Paul Apal’kin

 

Tu dagli occhi di lucherino, dagli occhi di viola
Come debbo interpretare i tuoi pensieri?
Dalla tua bocca parla la fonte
Per le tue vene va errando
Il tuo popolo senza rive
Banchettano re alla tua tavola
E la loro saggezza ti fa sempre piú pallida

Ma i piccoli mandorli rosa
Ti crescono dal cuore
E i tuoi occhi di lodola e lampone cinguettano

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

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«Du mit den Zeisigaugen, mit den Veilchenaugen»

Du mit den Zeisigaugen, mit den Veilchenaugen
Wie soll ich nur deine Gedanken deuten?
Aus deinem Munde spricht die Quelle
Durch deine Adern wandert
Dein uferloses Volk
Es schmausen Könige an deiner Tafel
Und ihre Weisheit macht dich blaß und blasser

Aber die rosa Mandelbäumchen
Sie wachsen aus dem Herzen dir
Und deine Lerchen- deine Himbeeraugen zwitschern

Yvan Goll

 da “Traumkraut”, Limes Vergal, Wiesbaden, 1951

Il capo del deserto – Yvan Goll

Foto di Anka Zhuravleva

 

Eressi per me il tuo capo sopra il deserto della morte quotidiana
Schiavi innumerevoli cossero i mattoni della tua statua
Col sangue del sole sorgente
Su scale di muratori salirono nei tuoi occhi
Intarsiarono le cupole con la polvere d’oro delle stelle
E le pupille con kohl e smeraldi
Esse oscillavano come l’eterna bilancia
Su cui si misurano il sole e la luna

Presto salí dal portale della tua bocca di granito
Che prediceva e vaneggiava
La dottrina del tuo antico popolo

Credevo il tuo cuore per sempre custodito
Nella piú profonda dimora del deserto
Il tuo occhio di veggente radiante oltre il tempo

Ma ahimè quanto presto divenisti cieca
Nel vento sabbioso e nella nebbia dei fantasmi
I mattoni marcirono piú in fretta di ogni carne
Le carovane accampate presso il lago salato dei tuoi occhi
Non riconobbero piú il tuo capo svanente
E il canto delle tue labbra sgretolate
Si spense nella volta azzurra della luna

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

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Das Wüstenhaupt

Ich baute mir dein Hauptüber der Wüste des taglichen Todes
Zahllose Sklaven brannten die Ziegel deiner Gestalt
Aus dem Blut des Sonnenaufgangs
Auf Regenleitern stiegen Maurer in deine Augen
Legten die Kuppeln aus mit dem Goldstaub der Sterne
Und die Pupillen mit Kohol und Smaragd
Diese schwebten wie die ewige Waage
Auf der sich Sonne und Mond messen

Bald stieg aus dem Tor deines granitenen Mundes
Der wahr- und irrsprach
Die Zauberlehre deines alten Volkes

Ich glaubte dein Herz für immer geborgen
In der tiefsten Wohnung der Wüste
Dein Seherinnenauge die Zeit überstrahlend

Doch ach wie bald erblindetest du
Im Sandwind und Nebel der Geister
Die Ziegel verwesten schneller als alles Fleisch
Die Karawanen die am Salzsee deiner Augen lagerten
Erkannten dein verwehendes Haupt nicht mehr
Und deiner bröckelnden Lippen Gesang
Verschallte im blauen Gewölbe des Mondes

Yvan Goll

da “Traumkraut”, Limes Vergal, Wiesbaden, 1951

L’albero di polvere – Yvan Goll

Robert Mapplethorpe, Untitled, 1986

 

Un albero di polvere cresce
Un bosco di polvere dovunque andammo
E questa mano di polvere – no! – non toccarla!

Intorno a noi si rizzano torri dell’oblio
Torri crollanti all’interno
Ma ancora irradiate dalla tua luce aranciata!
Un uccello di polvere spicca il volo

Faccio custodire nel quarzo il mito del nostro amore
Seppellire in un deserto l’oro dei nostri sogni
Il bosco di polvere si fa sempre piú scuro
No! Non toccare questa rosa di polvere!

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

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Der Staubbaum

Ein Staubbaum wächst
Ein Staubwald überall wo wir gegangen
Und diese Staubhand weh! rühr sie nicht an!

Rings um uns steigen Türme des Vergessens
Türme die nach innen fallen
Aber noch bestrahlt von deinem orangenen Licht!
Ein Staubvogel fliegt auf

Die Sage unsrer Liebe laß ich in Quarz verwahren
Das Gold unsrer Träume in einer Wüste vergraben
Der Staubwald wird immer dunkler
Weh! Rühr diese Staubrose nicht an!

Yvan Goll

 da “Traumkraut”, Limes Vergal, Wiesbaden, 1951