È mite il ghirigoro (pensato in disparte) – Mario Luzi

Laurie Steen

(pensato in disparte)

È mite il ghirigoro
                                   d’aria e luce
che accompagna
                            al suolo
la resa delle foglie
sui viali lungo il fiume.
perché rompo, persona,
il muto canto?
                                         Sarebbe
senza me uniforme,
pieno, invasato della propria inopia,
festoso.
                        Così scende
la vita, scende incontrastato,
pare, il suo sfacelo
a rigenerarsi nella morte
per il dopo, per il principio.

Mario Luzi

da “Temporada I”, in “Sotto specie umana”, Garzanti, 1999

Il tempo delle domande – Moka

Foto di Moka

 

Una forza inaspettata ti veste
quando levi tuo padre da terra
e una delicatezza quando allacci le scarpe
che ti hanno insegnato a camminare.
Vedo la vecchiaia accompagnarli,
si ferma
– un istante –
il tempo di una domanda:
come si può portarne la storia?
La imparerò a memoria senza spazientirmi
nell’ultimo minuto di ricordo perpetuo.
Vorrei sapere come fare,
vorrei non riflettere le mie lacrime nel Lago
l’ultima sera in cerca di risposte
che non mi disseteranno,
ma ricadranno come tempesta
sull’anima torbida
senza perdono.

Moka

da “Un tempo assente”, Le Mezzelane Casa Editrice, 2019

Un tempo assente – AMAZON
Un tempo assente – IBS
Un tempo assente – Le Mezzelane Casa Editrice

Transvaal – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Untitled, 1922

 

«Transvaal, Transvaal, terra mia,
tutta tu bruci di altissime fiamme…»

Cosí cantava, e sugli sci del vento
si perdette la voce. Fra i pini
angolosa come un poliedro era la luna,
con occhi di pesce malato.

«Transvaal, Transvaal» cantava per nessuno,
per se stesso, per tutti, per nulla.
E non sapeva se chi sa né come
e perciò non sapendo cantava.

Tutto avviene cosí. Le lunghe nuvole
distendono la coda di pavone
con occhietti di stelle. E la vita
goccia malinconia, mentre l’amore
vuol ritornare al primo giorno, al primo
sguardo che riempie di brividi.

«Transvaal, Transvaal» cantava. Nome vano
come «felicità», come «amore», come ogni
parola dolce che affligge e tortura,
perduta nel fondo della memoria,
dietro montagne di verde cristallo,
dietro bottiglie di mare spumoso,
dietro alberi di lacrime.

Angelo Maria Ripellino

da “Non un giorno ma adesso”, Roma, Grafica, 1960

O mio cuore… – Gesualdo Bufalino

Foto di Dennis Stock

 

O mio cuore, episodio
inutile, che spavento ti coglie
ora che un vento logora
le sembianze lebbrose delle foglie…

Come un ospite che nessuno sopporta
vado fra gli uomini, stanco
di chiedere in elemosina la morte.

Fossi almeno la bestia che buca
solenne e paziente la terra,
isola di carne nel buio,
superbia murata e sapiente!

Ma sono un pescatore senza tana,
un peccatore di pigri peccati,
sono un uomo sbagliato,
una costola d’Eva.

Gesualdo Bufalino

da “Rimanenze”, in “L’amaro miele”, Einaudi, Torino, 1996

Le vittime – Alfonso Gatto

Foto di Arianna Marchesani

 

La storia fosse scritta dalle vittime
altro sarebbe, un tempo di minuti,
di formiche incessanti che ripullulano
al nostro soffio e pure ad una ad una
vivide di tenacia, intente d’essere.

Gli inermi che si scostano al passaggio
delle divise chiedono allo sguardo
dei propri occhi la letizia ansiosa
d’essere vinti, il numero che oblia
la sua sabbia infinita nel crepuscolo.

Dei vincitori, ai ruinosi alberghi
del loro oblio, più nulla.
Rimane chi disparve nella sera
dell’opera compiuta, sua la mano
di tutti e il fare che è del fare il tenero.
È il nostro soffio che gli crede, il dubbio
di perderlo nel numero, tra noi.

Alfonso Gatto

da “La storia delle vittime. Poesie della resistenza”, Mondadori, Milano, 1966