«S’aggronda, ma non piovono» – Mario Luzi

Brett Weston, Untitled, 1951

 

S’aggronda, ma non piovono
ancora, non sfibrano la notte
e l’alba, non cantano sugli embrici,
non gorgogliano in docce
e vasi, non si strozzano agli imbocchi
di fossi e di cunicoli, non scendono
al seme, non conturbano
l’anno nel suo cuore,
                                       restano
in aria, indecise, le lunghissime
diluvianti piogge e le acquate repentine
della fertilità,
                         le aspettano
erbe ancora grame
alberi, sempreverdi,
tronchi, rimasugli
stecchiti delle passate ramature.
Le aspettano – le aspettiamo,
morti, per la resurrezione.
Ogni anno, ogni ora, ogni momento.

Mario Luzi

da “Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini”, Garzanti Editore, 1994

«Luglio celeste» – Mario Luzi

Angel Albarran & Anna Cabrera

 

Luglio celeste,
luglio, limpido, instante.
Sono tutt’uno il senso e l’intelligenza,
scende pienamente l’idea nella sua forma,
abitano ciascuna il proprio nume
le cose e ne risplendono.
Si empie l’immagine di essenza.
Entra lei, Caterina, sdutta adolescente
in sé radiosamente. Oh anima,
anima imperante.

Mario Luzi

da “Stat” in “Sotto specie umana”, Garzanti, 1999 

«Aveva, albero» – Mario Luzi

Dirk Wüstenhagen

 

Aveva, albero,
disobbedito alla sua norma,
                                      aveva
lui
tradito o altri
contrastato la sua forma,
deviato dal suo fine
                      la sua forza?
                                    E ora era
                                   deforme
per errore
o cattiveria
di chi? Si logora,
si imbroncia.
                    «Non piangere,
albero, non gemere»
                                   gli gridano
le rondini
nei tuffi e negli affondo
del loro mulinello. «C’è
un’armonia più estesa
e misericordiosa
che abbraccia anche il tuo sgorbio,
lo modula, lo lima,
                                       lo commisura
al suo perenne ritmo…»
Chi è, non è nessuno
ma c’è, onnipresente,
colui che raccoglie questo dialogo
e passa tra gli effimeri che passano
nel vento inesauribile del mondo…

Mario Luzi

da “Promenade humaine I”, in “Sotto specie umana”, Garzanti, 1999 

La notte viene col canto – Mario Luzi

 

La notte viene col canto
prolungato dell’assiuolo,
semina le sue luci nella conca,
sale per le pendici umide, trema
un poco. La forza in lunghi anni
acquistata a soffrire viene meno
e la piccola scienza si disarma,
il sorriso virile
non ha più la sua calma.

Tu chi sei
che aspettavi invisibile, appostata
a una svolta dell’età
finché fosse la tua ora? Ti devo
questo tempo di gratitudine
e d’altrettanto dolore.

Ed ora l’inquietudine s’insinua,
penetra queste prime notti estive,
invade il muro ancora caldo, segue
il volo delle lucciole sulle aie,
s’inselva nelle viottole ove a un tratto
nell’abbaglio dei fari la lepre saetta.

Cara, come ho potuto non intendere?
La vita era sospesa
tutta come questa veglia.
C’è da piangere a pensare
come ho sciupato questa lunga attesa
con tante parole inadeguate,
con tanti atti inconsulti, irreparabili,
e ora ferito dico non importa
purché il supplizio abbia fine.

«La salvezza sperata così non si conviene
né a te, né ad altri come te. La pace,
se verrà, ti verrà per altre vie
più lucide di questa, più sofferte;
quando soffrire non ti parrà vano
ché anche la pena esiste e deve vivere
e trasformarsi in bene tuo ed altrui.
La fede è in te, la fede è una persona».

Questa canzone non ha più parole.

Mario Luzi

1951

da “Appendice al quaderno gotico”, in “Mario Luzi, L’opera poetica”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

È mite il ghirigoro (pensato in disparte) – Mario Luzi

Laurie Steen

(pensato in disparte)

È mite il ghirigoro
                                   d’aria e luce
che accompagna
                            al suolo
la resa delle foglie
sui viali lungo il fiume.
perché rompo, persona,
il muto canto?
                                         Sarebbe
senza me uniforme,
pieno, invasato della propria inopia,
festoso.
                        Così scende
la vita, scende incontrastato,
pare, il suo sfacelo
a rigenerarsi nella morte
per il dopo, per il principio.

Mario Luzi

da “Temporada I”, in “Sotto specie umana”, Garzanti, 1999