Notturno – Cesare Pavese

Albert Edelfelt, Under the Birches, 1881 (dettaglio)

 

La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s’inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.

La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi piú puro.

                                     Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.

Cesare Pavese

[19 ottobre 1940]

da “Le poesie aggiunte”, in “Lavorare stanca”, Einaudi, Torino, 1998

Il brillío – Daniele Piccini

Foto di Jonas Hafner

 

Amore, vorrei averti amato
non ora, ma in quel tempo
quando solo, per l’unica volta,
si ama. La bellezza
allora è impervia, e insieme liscia
indifesa, terribile, soltanto
chi ne è parte non vede
la dura divinità di quel dono.
Senza riparo o rete
avrei voluto amarti
perdendo la nozione che separa
la tua impazienza dal campo di grano,
il mattino dall’anno, dalla vita.
Inseguo la tua immagine
una delle lune di allora, un fuoco
un principio imperioso,
cosa solo del buio, del mistero
di anni senza conto scorsi via.

Daniele Piccini

da “Terra dei voti”, Crocetti Editore, 2003

Per B… – Attilio Bertolucci

Foto di Rimel Neffati

 

I piccoli aeroplani di carta che tu
fai volano nel crepuscolo, si perdono
come farfalle notturne nell’aria
che s’oscura, non torneranno più.

Così i nostri giorni, ma un abisso
meno dolce li accoglie
di questa valle silente di foglie
morte e d’acque autunnali

dove posano le loro stanche ali
i tuoi fragili alianti.

Attilio Bertolucci

da “Lettera da casa”, 1951, in “Attilio Bertolucci, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

(richiamare la voce) – Eugenio De Signoribus

Foto di Luigi Ghirri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

alzandosi sfiatano le voci presenti
solo a se stesse, schiume sonore
del mondo invaghite o insipienti…

un fiume di muri risale le menti
e la rabbia singolare resta al palo
e mostra il silenzio il detto familiare…

nella casa allagata che si sdrina
la comunità notturna richiama la voce
perché nel fondo gorgo si sommerga

poi si rialzi alla scienza mattutina

Eugenio De Signoribus

da “Istmi e chiuse”, Marsilio, 1996

Pensiero – Antonia Pozzi

Foto di Anja Bührer

 

Avere due lunghe ali
d’ombra
e piegarle su questo tuo male;
essere ombra, pace
serale
intorno al tuo spento
sorriso.

Antonia Pozzi

maggio 1934

da “La vita sognata”, in “Antonia Pozzi, Poesia che mi guardi”, Luca Sossella Editore, 2010