Un lume velenoso – Piero Bigongiari

E.O.Hoppé, Inga Arvad

 

Forse una stella, ma forse una lacrima,
assorta irradiando a una memoria
semispenta una luce dolorosa,
se riappari riappare o si dilegua.

Un lume velenoso che infittisce…
Dilatata dal buio la pupilla
ne beve anche le scorie, i coni d’ombra.
Ivi svolazza calmo il pipistrello
fiorentino, vi cade a terra un suono,
largito lacerato, di campane.
E io non so se è il cielo che calpesto
o se indico, indicando la luna, un argomento
spento, un trastullo…
                                        Sul mare di Amalfi
i fiori scendono al loro colore
come pensieri, un albero spoglio
è un polipo di sole sul pendio.

Ma tu che segui lieve la tua orbita,
tu siine la stessa indifferenza,
vibra calma i tuoi strali, fulmina la tua
tenebra nella mia.

Piero Bigongiari

marzo-aprile ’52

da “Rogo”, 1944-1952, in “Stato di cose”, “Lo Specchio” Mondadori, 1968

Per un bel giorno – Attilio Bertolucci

Claude Monet, Clifftop Walk at Pourville, 1882

 

Un cielo così puro
un vento così leggero
non so più dove sono
dove ero.

O gaggìa nuda,
bruna violetta
che nel calore fugace
appassisci in fretta.

Giorno che te ne vai
e non sai nulla di me e della violetta
che tanto amo
e del ramo nudo della gaggìa,
giorno, non andar via.

Attilio Bertolucci

da “Lettera da casa” (1951), in “Attilio Bertolucci, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

Nel ricordo dell’aria – Alfonso Gatto

Foto di Carlo Solito

 

Al vento triste, gracile corallo,
piega la sera i lumi
e di deserto canto è vuoto il golfo:
a barche morte
l’ombra declina in quiete
come la luna serenata ai tetti
lentamente s’illumina, ed odore
freddo di stanza al chiaro inverno ride.

Notte di luna scende al pigro sonno
ed al ricordo imbianca
strade remote, nella calma s’apre
perduto il cielo.
Ai vetri d’aria
la riva tocca armoniose stanze
e sorge in nenie desolate al fondo
della notte marina.

Immagino odorosa morte al verde
e mormorato a sonno
il tepido oriente arena ad ore
calme nel mare.
Di rosea neve smorto
il golfo passa al fumo del vulcano
nel ricordo dell’aria e sembra suono
fioco dei vetri l’alba da lontano.

Alfonso Gatto

da “Morto ai paesi, 1933-1937”, in “Poesie, 1929-1941”, Mondadori, Milano, 1961

In “Morto ai paesi”, Guanda, Modena, 1937, (dove la lirica è dedicata «a Carlo Bo»), il distico finale dice: «nel ricordo dell’aria: e sembra tono / fioco dei vetri l’alba chiusa al porto.».

Piazza delle Erbe – Diego Valeri

Foto di Bruce Weber

 

A Verona, quel turbolento
pomeriggio di tarda estate
(nuvole in giro, rotte, strappate,
per un cielo verde di vento),

m’ero incantato a contemplare
i giochi magici del sole
tra gli ombrelloni delle erbaiole,
che si riaprivano ad asciugare.

Tanta gioia m’aveva preso
(oh, la mia vecchia gioia fanciulla!),
che non pensavo proprio a nulla,
e il cuore m’era come sospeso.

Traboccavano dalle ceste
uve biondine, diafane, pallide,
su peperoni lucidi gialli
e su rosati velluti di pèsche;

dalle cannelle della fontana
si discioglievano trecce d’argento,
e una canzone di corcontento
intorno intorno si dilatava.

Mio tutto l’oro che a sprazzi pioveva
dal cielo ondoso temporalesco;
mio quel colore e profumo fresco
d’erbe bagnate, di frutti di terra!…

Ma poi che porsi, appena a sfiorare,
sopra una pèsca la mano vogliosa,
con una fitta dolorosa
mi riprese l’antico mio male;

ché mi sovvenne una tenera mano
e quella guancia delicata…
Tutta la gioia m’era mancata,
solo a pensare il tuo viso lontano.

Diego Valeri

daPoesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1967

Primaverili intonaci – Moka

Dipinto di Andrew Wyeth

 

A casa mia
l’azienda agricola era chiusa,
ma ciò su cui è stata costruita
si apre nuovamente alla meraviglia:
il boschetto della mia fantasia
s’indora d’api,
le camelie e i rododendri
s’inebriano di colori garbati
di ogni primaverile intonaco.   

Sei tornata ad abitare i miei pensieri
con naturalezza
senza pretese
tra la luce di parole attese
e quelle ingannate,
tra gli strati di silenzi appassiti
sugli anni.
Dismetto i sensi ottusi
dalle domande inventate.
La rabbia è scivolata via
dal mio corpo
come sabbia nel mio sangue
ha mareggiato nuove verità. 

Moka

da “Un tempo assente”, Le Mezzelane Casa Editrice, 2019

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Un tempo assente – Le Mezzelane Casa Editrice