«Tu, corpo senza peso, paurosa dolcezza» – Diego Valeri

Suchitra Bhosle, Grace, 2010

 

Tu, corpo senza peso, paurosa dolcezza
di braccia come ali, di mani come fiori,
tremar di palpebre basse, tenere labbra incolori,
capelli come un’erba bionda di sole e d’altezza.

Tu da così lontana lontananza venuta,
coi tuoi piccoli passi di smarrita fanciulla,
dentro la notte immensa e chiusa come il nulla,
a posar sul mio petto quest’angoscia tua muta.

Poi lenta levi il capo, e mi fissi negli occhi
gli occhi tuoi nudi, fondi, innamorati dentro,
e allora mi travolge la rapina d’un vento
di luce, e mi consuma come nuvola a fiocchi.

Diego Valeri

da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1967

Piazza delle Erbe – Diego Valeri

Foto di Bruce Weber

 

A Verona, quel turbolento
pomeriggio di tarda estate
(nuvole in giro, rotte, strappate,
per un cielo verde di vento),

m’ero incantato a contemplare
i giochi magici del sole
tra gli ombrelloni delle erbaiole,
che si riaprivano ad asciugare.

Tanta gioia m’aveva preso
(oh, la mia vecchia gioia fanciulla!),
che non pensavo proprio a nulla,
e il cuore m’era come sospeso.

Traboccavano dalle ceste
uve biondine, diafane, pallide,
su peperoni lucidi gialli
e su rosati velluti di pèsche;

dalle cannelle della fontana
si discioglievano trecce d’argento,
e una canzone di corcontento
intorno intorno si dilatava.

Mio tutto l’oro che a sprazzi pioveva
dal cielo ondoso temporalesco;
mio quel colore e profumo fresco
d’erbe bagnate, di frutti di terra!…

Ma poi che porsi, appena a sfiorare,
sopra una pèsca la mano vogliosa,
con una fitta dolorosa
mi riprese l’antico mio male;

ché mi sovvenne una tenera mano
e quella guancia delicata…
Tutta la gioia m’era mancata,
solo a pensare il tuo viso lontano.

Diego Valeri

daPoesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1967

Milano – Diego Valeri

Foto di Paul Apal’kin

 

Corso Venezia rombava e cantava
come un giovane fiume a primavera.
Noi due, sperduti, s’andava s’andava,
tra la folla ubriaca della sera.

Ti guardavo nel viso a quando a quando:
eri un aperto luminoso fiore.
Poi ti prendevo la mano tremando:
e mi pareva di prenderti il cuore.

Diego Valeri

da “Poesie vecchie e nuove”, “Lo Specchio” Mondadori, 1952

 

Nel ripubblicare alcuni testi di “Crisalide” nel volume antologico “Poesie vecchie e nuove” (1930), Valeri compie numerosi tagli e mutamenti. Uno degli esempi più noti riguarda la poesia “Corso Venezia”.
Corso Venezia rombava e cantava
come un giovane fiume a primavera.
Noi due, sperduti, s’andava s’andava,
tra la folla ubriaca della sera.
Ti guardavo nel viso a quando a quando:
eri un pallido e molle e ardente fiore.
Poi ti sfioravo la mano tremando:
ed eri mia, mia tutta, e carne e cuore.
[Crisalide, 1921, p.68]
Mutato il nome in “Milano”, la seconda quartina diventa:
(…)
Ti guardavo nel viso a quando a quando:
eri un aperto luminoso fiore.
Poi ti prendevo la mano tremando:
e mi pareva di prenderti il cuore.
[Poesie vecchie e nuove, 1930, p.54]

Destarmi accanto a te… – Diego Valeri

Foto di Jonas Hafner

 

Destarmi accanto a te, nella prima
luce, e vederti dormire,
così bianca, così fragile e fina
da sentirmi volontà di morire.

Baciare le tue palpebre molli,
bianche farfalle che volano via,
scoprendo due divini fiori
di nerazzurra malinconia.

Baciare il tuo viso mattutino
ancora bagnato di sonno,
il tuo viso esiguo di bambino,
tutto bianco e tenero e biondo.

Baciare su le tue labbra il profumo
della tua profonda primavera,
e tutta respirarti, con l’oscuro
mio cuore, bianca anima leggera.

Diego Valeri

da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1967