La rosa sepolta – Franco Fortini

Robert Mapplethorpe, Untitled, 1986

 

Dove ricercheremo noi le corone di fiori
    Le musiche dei violini e le fiaccole delle sere

Dove saranno gli ori delle pupille

    Le tenebre, le voci – quando traverso il pianto

Discenderanno i cavalieri di grigi mantelli
    Sui prati senza colore, accennando. E di noi

Dietro quel trotto senza suono per le valli

    D’esilio irrevocabili, seguiranno le immagini.

Ma il più distrutto destino è libertà.

    Odora eterna la rosa sepolta.

Dove splendeva la nostra fedele letizia

    Altri ritroverà le corone di fiori.

Franco Fortini

1944

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1946

«Confondimi con qualcosa che hai in casa» – Daniela Andreis

Irving Penn, Girl Behind Wine Bottle

 

Confondimi con qualcosa che hai in casa:
una tazza, un mestolo forato, o con l’incarto del pane
che io possa avere una grazia comune,
essere presa in mano o piegata e riposta,
esser gesto quotidiano, ricordo di giochi, di prove di fuochi,
di crosta nel latte,
un odore di soglia che avverti già sulle scale
o la presa alla cieca, la sicurezza persino banale
di trovarmi nello stesso posto, in uno stipetto;
esserti persino cara
in qualche momento, quando tutto ti è estraneo
e persino l’albero cambia forma
la chioma notturna diventa cava, grotta, e di fosforo diventano gli
occhi, in fretta, in fretta;
fammi sillaba piena, sensata,
trattami col senso che dà
una riposante maneggevole realtà:
son fatta di un solo mistero,
le spalle controvento,
le impronte cardiache,
segnaletiche, in fila indiana,
là dove smarrisci la tua parola
meridiana.

Daniela Andreis

da “La casa orfana”, LietoColle, 2013

Senza di te – Angelo Maria Ripellino

Foto di Brett Weston

 

Senza di te gli oggetti mi si spezzano
in una trama di raggi ubriachi.
Le luci si raggelano, la vita
si muta in un sordo monologo.

Mi giro da ogni parte come un gallo
sperduto sulle tegole del mondo.
Come le ali occhiute d’un mulino,
le strade mi ruotano attorno.

Saltello come un passero, impacciato
nelle piccole scarpe rilucenti,
dondolo la testa nello spazio,
marionetta percossa dai venti.

Ti porto in me come la vita,
ti sento in gola come le lacrime.
Senza di te come una vecchia nave
il mio cuore sprofonda negli abissi,
impigliandosi alle alghe del nulla.

Angelo Maria Ripellino

da “Non un giorno ma adesso”, Roma, Grafica, 1960

«In questa notte nuda di parole» – Roberto Carifi

Trude Fleischmann, Tilly Losch-James, 1932

 

In questa notte nuda di parole
come un angelo cancelli il mio dolore
nella grazia tremante del tuo sguardo.
Anche se questo esilio mi apparterrà per sempre
la tua dolcezza è un’anima,
un lampo acceso nel destino,
una carezza deposta nel mio cuore
più forte del vento solitario
che vi respira dentro.
Lo so che un’ombra ci separa,
che questa luce è fragile
come certi lucignoli che scuote
la brezza leggera d’autunno,
ma il tuo sorriso forse l’ha scritto Dio
nel mio destino.

Roberto Carifi

da “Amore d’autunno”, Guanda, Milano, 1998

«La stanza è spoglia e anonima» – Marcello Comitini

Edward Hopper, Eleven A.M., 1926

 

La stanza è spoglia e anonima.
Le valige ancora chiuse.

Sul pavimento le vesti sparse
che i due amanti
si strapparono di dosso per amarsi.

Fuori dalla finestra due o tre gabbiani
volano lentamente

sulle navi immobili tra moli deserti.

Seduto sulla sponda del letto
sfogli le pagine del romanzo
che hai trovato dimenticato sul comodino
come in attesa di narrarti
la storia dolorosa dei due che si sono amati.

Con le spalle curve sul libro
alzi ogni tanto lo sguardo
pensando a quel luogo a quel tempo
quando le cose intorno
avevano il calore delle abitudini familiari: il tavolo
le sedie il letto in cui giacevamo.

Il sole entra a illuminare la stanza
Il tuo corpo

ha il profumo triste e oscuro
delle onde che carezzano
l’immobilità delle navi.

Assorto nei pensieri di un’altra
ti scuotono le parole del romanzo
ti penetrano in fondo al cuore
danno corpo a un’ombra
coperta da un lenzuolo,

a una morta risuscitata dal suo sudario.

Chiedi alla loro musica
che eroda la mia immagine
col gesto del mendicante

che tiene alla catena una piccola scimmia
e tendi la ciotola come sola difesa
ai nostri ricordi e alla tua debolezza.

Sei fuggito in questa stanza
che ti attrae con la sua luce patinata d’oro
come il fuoco degli occhi della medusa.

E io rido qualche volta pensandoti
d’una risata che non viene dal petto
ma dal fondo del dolore
quando mi accorgo che ogni mia attesa è vana
senza scopo né sostanza.

Anche la mia bellezza, quella che amavi.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

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IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020