La gronda – Franco Fortini

Kees Scherer, Amsterdam, 1957

 

Scopro dalla finestra lo spigolo d’una gronda,
in una casa invecchiata, ch’è di legno corroso
e piegato da strati di tegoli. Rondini vi sostano
qualche volta. Qua e là, sul tetto, sui giunti
e lungo i tubi, gore di catrame, calcine
di misere riparazioni. Ma vento e neve,
se stancano il piombo delle docce, la trave marcita
non la spezzano ancora.

Penso con qualche gioia
che un giorno, e non importa
se non ci sarò io, basterà che una rondine
si posi un attimo lì perché tutto nel vuoto precipiti
irreparabilmente, quella volando via.

Franco Fortini

da “Una volta per sempre”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

Arte poetica – Franco Fortini

Toni Schneiders, Self Portrait, 1952

 

Tu occhi di carta tu labbra di creta
tu dalla prima saliva malfatto
anima di strazio e ridicolo
di allori finti e gesti

tu di allarmi e rossori
tu di debole cervello
ladro di parole cieche
uomo da dimenticare

dichiara che il canto vero
è oltre il tuo sonno fondo
e i vertici bianchi del mondo
per altre pupille avvenire.

Scrivi che i veri uomini amici
parlano oltre i tuoi giorni che presto
saranno disfatti. E già li attendi. E questo
solo ancora è il tuo onore.

E voi parole mio odio e ribrezzo,
se non vi so liberare
tra le mie mani ancora
non vi spezzate.

Franco Fortini

1948-50

da “Poesia ed errore”, Feltrinelli, Milano, 1959 

Lettera – Franco Fortini

 

Padre, il mondo ti ha vinto giorno per giorno
     Come vincerà me, che ti somiglio.

Padre di magre risa, padre di cuore bruciato,
     Padre, il piú triste dei miei fratelli, padre,

Il tuo figliuolo ancora trema del tuo tremore
     Come quel giorno d’infanzia di pioggia e paura

Pallido tra le urla buie del rabbino contorto
     Perdevi di mano le zolle sulla cassa di tuo padre.

Ma quello che tu non dici devo io dirlo per te
     Al trono della luce che consuma i miei giorni.

Per questo è partito tuo figlio; e ora insieme ai compagni
     Cerca le strade bianche di Galilea.

Franco Fortini

1944

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1946

La gioia avvenire – Franco Fortini

Marina Ballo Charmet, Senza titolo (dalla serie Con la coda dell’occhio), 1993-94

 

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo

Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere

Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

Ma prima di giungervi
Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

Franco Fortini

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1967

Sonetto – Franco Fortini

Foto di Brett Weston

Alcuni pregavano per la grazia di un colpo ben centrato. Altri cantavano i canti di Israele…
(Dal diario di una dodicenne polacca, 1944).

Sempre dunque cosí gemeranno le porte
Divaricate in pianto. Rotano eterni i fumi
Dei roghi e giú s’ingorga la coorte
D’uomini scimmie, di femmine implumi.

Con loro, amici! Sono questi i fiumi
Da cui credemmo salvare la sorte.
Ma se le torce stridono e vacillano i lumi
Qualcuno dentro il buio canta piú forte.

Non la battaglia bianca d’arcangeli cristiani
Clama l’inno che tu alla notte rubi
Sempre piú cieca; ma noi, gli ultimi, i vivi.

A coro alto scendiamo, le mani strette alle mani
E non vinti, le grotte vane: Anubi
Enorme erra, testa di cane, ai trivi.

Franco Fortini

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1967