Una semplice nebbia… – Franco Fortini

Foto di Michael Kenna

 

Una semplice nebbia si è chiusa
su alberi e torri e si altera l’ora
in un poco di bruno e rosa
che la sfera del sole fora.

Giovani ansie, pietà per voi
che ai sassi dei giardini la mattina
vi umiliate. Pietà per il filo di gioia
che non basta. Per la nota che vi affina.

Egli vorrebbe d’impeto volare
nel passo del pensieroso, nella gola della vergine,
nella disperazione che a tutto acconsentì.
Ma distingue invece le foglie chiare

già placcate in pozze e lastre.

Franco Fortini

da “Composita solvantur”, Einaudi, Torino, 1994

La gioia avvenire – Franco Fortini

Marina Ballo Charmet, Senza titolo (dalla serie Con la coda dell’occhio), 1993-94

 

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo

Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere

Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

Ma prima di giungervi
Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

Franco Fortini

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1967

Parabola – Franco Fortini

Franco Fortini

 

Se tu vorrai sapere
chi nei miei giorni sono stato, questo
di me ti potrò dire.
A una sorte mi posso assomigliare
che ho veduta nei campi:
l’uva che ai ricchi giorni di vendemmia
fu trovata immatura
ed i vendemmiatori non la colsero
e che poi nella vigna
smagrita dalle pene dell’inverno
non giunta alla dolcezza
non compiuta la macerano i venti.

Franco Fortini

1953

da “Una facile allegoria”, 1951-54, in “Poesia e errore”, Mondadori, Milano, 1969

Lettera – Franco Fortini

 

Padre, il mondo ti ha vinto giorno per giorno
     Come vincerà me, che ti somiglio.

Padre di magre risa, padre di cuore bruciato,
     Padre, il piú triste dei miei fratelli, padre,

Il tuo figliuolo ancora trema del tuo tremore
     Come quel giorno d’infanzia di pioggia e paura

Pallido tra le urla buie del rabbino contorto
     Perdevi di mano le zolle sulla cassa di tuo padre.

Ma quello che tu non dici devo io dirlo per te
     Al trono della luce che consuma i miei giorni.

Per questo è partito tuo figlio; e ora insieme ai compagni
     Cerca le strade bianche di Galilea.

Franco Fortini

1944

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1946

Traducendo Brecht – Franco Fortini

Foto di Hengki Koentjoro

 

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi piú, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere piú di chi è la colpa.

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

Franco Fortini

da “Una volta per sempre”, Poesie 1938-1973, Einaudi, Torino, 1978