Sonetto – Franco Fortini

Foto di Brett Weston

Alcuni pregavano per la grazia di un colpo ben centrato. Altri cantavano i canti di Israele…
(Dal diario di una dodicenne polacca, 1944).

Sempre dunque cosí gemeranno le porte
Divaricate in pianto. Rotano eterni i fumi
Dei roghi e giú s’ingorga la coorte
D’uomini scimmie, di femmine implumi.

Con loro, amici! Sono questi i fiumi
Da cui credemmo salvare la sorte.
Ma se le torce stridono e vacillano i lumi
Qualcuno dentro il buio canta piú forte.

Non la battaglia bianca d’arcangeli cristiani
Clama l’inno che tu alla notte rubi
Sempre piú cieca; ma noi, gli ultimi, i vivi.

A coro alto scendiamo, le mani strette alle mani
E non vinti, le grotte vane: Anubi
Enorme erra, testa di cane, ai trivi.

Franco Fortini

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1967

Coro di deportati – Franco Fortini

Foto di Henri Cartier-Bresson

 

Quando il ghiaccio striderà
Dentro le rive verdi e romperanno
Dai celesti d’aria amara
Nelle pozze delle carraie
Globi barbari di primavera

Noi saremo lontani.

Vorremmo tornare e guardare
Carezzare il trifoglio dei prati
Gli stipiti della casa nuova
Piangere di pietà
Dove passò nostra madre

Invece saremo lontani.

Invece noi prigionieri
Rideremo senza requie
E odieremo fin dove le lame
Dei coltelli s’impugnano.
Maledetto chi ci conduce

Lontano sempre lontano.

*

E quando saremo tornati
L’erba pazza sarà nei cortili
E il fiato dei morti nell’aria.
Le rughe sopra le mani
La ruggine sopra i badili

E ancora saremo lontani.

Saremo ancora lontani
Dal viso che in sogno ci accoglie
Qui stanchi d’odio e d’amore.
Ma verranno nuove le mani
Come vengono nuove le foglie

Ora ai nostri campi lontani.

Ma la gemma s’aprirà
E la fonte parlerà come una volta.
Splenderai pietra sepolta
Nostro antico cuore umano
Scheggia cruda legge nuda

All’occhio del cielo lontano.

Franco Fortini

1942-44

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1946

Altra arte poetica – Franco Fortini

 

Esiste, nella poesia, una possibilità
che, se una volta ha ferito
chi la scrive o la legge, non darà
più requie, come un motivo
semi modulato semi tradito
può tormentare una memoria. E io che scrivo
so ch’è un senso diverso
che può darsi all’identico
so che qui ferma dentro il verso resta
la parola che senti o leggi
e insieme vola via
dove tu non sei più, dove neppure
pensi di poter giungere, e cominciano
altre montagne, invece, pianure ansiose, fiumi
come hai visti viaggiando dagli aerei tremanti.
Città impetuose qui, sotto le immobili
parole scritte tue.

Franco Fortini

1957

da “Poesia ed errore”, Feltrinelli, Milano, 1959 

Se volessi un’altra volta… – Franco Fortini

 

Se volessi un’altra volta queste minime parole
sulla carta allineare (sulla carta che non duole)
            il dolore che le ossa già comportano
si farebbe troppo acuto, troppo simile all’acuto
degli uccelli che al mattino tutto chiuso, tutto muto
            sull’altissima magnolia si contendono.
Ecco scrivo, cari piccoli. Non ho tendine né osso
che non dica in nota acuta: «Più non posso».
           Grande fosforo imperiale, fanne cenere.

Franco Fortini

da “Composita solvantur”, Einaudi, Torino, 1994

La rosa sepolta – Franco Fortini

Robert Mapplethorpe, Untitled, 1986

 

Dove ricercheremo noi le corone di fiori
    Le musiche dei violini e le fiaccole delle sere

Dove saranno gli ori delle pupille

    Le tenebre, le voci – quando traverso il pianto

Discenderanno i cavalieri di grigi mantelli
    Sui prati senza colore, accennando. E di noi

Dietro quel trotto senza suono per le valli

    D’esilio irrevocabili, seguiranno le immagini.

Ma il più distrutto destino è libertà.

    Odora eterna la rosa sepolta.

Dove splendeva la nostra fedele letizia

    Altri ritroverà le corone di fiori.

Franco Fortini

1944

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1946