Mia sorella Praga – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Zimní Praha, 1958

 

Tra le lacrime bevo il luccichio
del fiume che calza scarpine di gelo:
sulla distesa di acque assiderate
scivola perlaceo il tuo volto. 
Dietro le ostie del tempo ti rivedo,
ferma a un cantuccio di Praga:
sotto agnelli di neve, ingiallita,
dietro specchietti di celluloide,
con gli occhi malati dei tram
Praga piange. E la nostra vita
si scioglie in laghi di dolce speranza.
Ma almeno il desiderio, almeno l’ansia
di tornare fra quelle umide pietre,
di riabbracciare le statue del ponte,
dà un cielo ai giorni mesti, una musica
ai fili del pianto e rinchioma
gli alberi del nostro amore.

Angelo Maria Ripellino

da “Angelo Maria Ripellino, Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

Errori – Antonia Pozzi

Irene Kung

 

Fiocca la neve leggiadramente
sui cesti delle fioraie: imbianca
le giunchiglie e le viole,
le fresie magre, venute
dai paesi del sole.
A guardarle si pensa
dei tanti destini errati
che dolgono
per le vie della terra
ed un furore nostalgico serra
per le vie d’oro dell’anima
a cui neve non giunge.

Antonia Pozzi

Milano, 2 marzo 1932

da “Antonia Pozzi, Parole”, Garzanti, 1989

«acrobata (s.m.) è chi cammina tutto in punta (di piedi):» – Edoardo Sanguineti

Foto di Izis Bidermanas

1.

 acrobata (s.m.) è chi cammina tutto in punta (di piedi): (tale, almeno,
è per l’etimo): poi procede, però, naturalmente, tutto in punta di dita, anche,
di mani (e in punta di forchetta): e sopra la sua testa: (e sopra i chiodi,
fachireggiando e funamboleggiando): (e sopra i fili tesi tra due case, per le strade
e le piazze: dentro un trapezio, in un circo, in un cerchio, sopra un cielo):
volteggia su due canne, flessibilmente, infilzate in due bicchieri,
in due scarpe, in due guanti: (dentro il fumo, nell’aria): pneumatico e somatico, dentro il vuoto
pneumatico: (dentro pneumatici plastici, dentro botti e bottiglie): e salta                                                                                                                  [mortalmente:
e mortalmente (e moralmente) ruota:
                                                             (così mi ruoto e salto, io nel tuo cuore):

Edoardo Sanguineti

da “Corollario” (1992-1996), in “Edoardo Sanguineti, Il gatto lupesco”, Poesie 1982 – 2001, Feltrinelli, 2010

L’albero del bene e del male – Piero Bigongiari

Irene Kung

 

Ho vissuto, credo di aver vissuto,
come appena potevo. In quale evo
di lacrime ho cercato di sorridere
al richiamo del fato? Me lo dice
quel suono di liuto che scendeva
da una persiana chiusa in una via
deserta e sconosciuta. Dove ero?
Forse lontano solo da me stesso?
Lo ripete Euridice che voltandosi
vide perdersi chi in quel sorriso
muto di lei attizzò il gran fuoco
del suo dolore.

                       Ho perduto poco
dove ho perduto tutto, nel gran gioco
che al di là di ogni perdita l’amore
sostiene intatto in ciò che non ha avuto.
Più nessuna scommessa è ormai possibile
tra il bene e il male, anche se lo scibile
è divenuto un paravento fragile
che lascia trasparire, immortale,
quell’indulto atteso per tanti anni,
chi siede sulle scale della sua
dimora, di non so quale ricordo
che più non vale se è ormai affidato
solo all’oblio.

                      Ora mi sono alzato
al suono di quel liuto senza volto,
non so da dove quale mano pizzicato,
non so a chi rivolto, innamorato,
chi mi sussurra piano all’orecchio
che c’è ancora parecchio da donare,
quasi tutto. È questo il misterioso
frutto che io ancora vedo pendere
promettente sull’albero del bene
e del male.

                       Se mi volto non posso,
sull’orlo del peccato originale,
più sedermi: sparite quelle scale
sono rimasti solo quegli ermi
accenti di un liuto immortale.
Dimoro ormai nell’impeto straziante,
liturgico, di quel suggerimento
mentre il vento geloso mi contende
sin l’ascolto fatale di quel suono
in cui par diluirsi anche la voce
singhiozzante di chi chiede perdono,
troppo, ormai, troppo da me distante
quel mirifico groppo. È luce o pianto
che seduce soltanto ogni distanza?
Quale vanto deserto è in questa stanza
che intrattiene soltanto il mio sconcerto…

Piero Bigongiari

27 giugno 1995

da “L’amore è…”, in “Dove finiscono le tracce” (1984-1996), Le Lettere, Firenze, 1996

«In questo luogo di corpi sedati» – Milo De Angelis

Kaveh Hosseini, Vagueness

 

In questo luogo di corpi sedati
in questo luogo consacrato al rimpianto
si aggirano anime guaste e inattese
e noi camminiamo con loro verso la notte spoglia
camminiamo verso il punto saliente
respiriamo un profumo eterno di frittelle
attendiamo che la notte riporti il primo errore
e la paura antica di sbagliare la traduzione
di ombra in ombra si dissolve tutto il tempo
tutto il tempo si fa gemma e cenere
della vita fanciulla.

Ora precipitiamo nella scintilla originale
ora si delinea il primogenito
viso smarrito in una follia di tulipani:
lo possiedo, lo saluto, lo canto, lo frantumo
con lo sguardo malfermo sul crimine,
lo aspettiamo insieme al confine del mondo
invocando la sponda delle canzoni felici,
le figure sul rovescio della medaglia, il duetto
delle nostre pure apparenze, la strofa primitiva
dove le lettere del nome amato ritornano
e ci chiamano per sempre.

Il nome, il nome, il nome.
Lo ripetiamo certi o increduli,
in un tremore di pernici, lo incidiamo
nell’urlo, lo salviamo
con lo stupore inconfondibile dell’unico dono
che abbiamo meritato: giunge
dalla nostra alba più remota e ci nomina,
ci attende, ci pretende, ci chiede
la parola e la protegge nel silenzio dei pioppeti.

È di tutti la splendida uccisa, la sorridente,
cammina nei corridoi, dea o spettro, cantico
del grande zafferano, si aggira come un oltraggio
alla morte, ritorna puntuale al mattino
nelle battaglie tenebrose del risveglio,
si stende sulla branda, si toglie i sandali,
sorride ancora una volta. Oppure esce nel mondo
e mostra alle strade il nostro errore e la collera
di noi che abbiamo ucciso la cosa più amata
e ora la tocchiamo, tracciamo per terra
un annuncio oscuro di linee
e parole, barlumi di volti e di città: un disegno
di salvezza, forse, o un’esecuzione.

Milo De Angelis

da “Incontri e agguati”, “Lo Specchio” Mondadori, 2015