Sola… – Idea Vilariño

Donata Wenders “Studie XII”, Berlin 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sola
sola sotto l’acqua che cade e che cade.
I rumori ingrigiscono, la sera finisce
e sento che desidero o agogno qualcosa,
forse una lacrima che scende e che cade.

Sola sotto l’acqua che cade e che cade,
sola dinanzi a tutto il grigio della sera
pensando che desidero o agogno qualcosa,
forse una lacrima color della sera.

Sola sotto l’acqua,
sola dinanzi al lutto senza luce della sera,
sola al mondo, sola sotto l’aria.

Sola,
sola e triste, lontana da ogni anima,
da tutto ciò che è tenero, tutto ciò che è dolce.
Silenzio, tristezza, la morte più vicina
nella cornice triste e senza luce della sera.

Idea Vilariño

(Traduzione di Laura Pugno)

1937

da “Prime poesie”, in “Di rose che si aprono nell’acqua”, Bompiani, 2021

***
Sola…

Sola
sola bajo el agua que cae y que cae.
Los ruidos se agrisan, termina la tarde
y siento que añoro o deseo algo,
quizás una lagrima que rueda y que cae.

Sola bajo el agua que cae y que cae,
sola frente a todo lo gris de la tarde
pensando que añoro o deseo algo,
quizás una lágrima color de la tarde.

Sola bajo el agua,
sola frente al duelo sin luz de la tarde,
sola sobre el mundo, sola bajo el aire.

Sola,
sola y triste, lejo de todas las almas
de todo lo tierno, de todo lo suave.
Silencio, tristeza, la muerte más cerca
en el marco triste y sin luz de la tarde.

Idea Vilariño

1937

da “Primeros poemas”, in “Poesía completa”, Editorial Lumen, 2016

La materia non pesa – Pedro Salinas

Dipinto di Renzo Crociara

 

[XLV]

La materia non pesa.
Il tuo corpo ed il mio,
uniti, non sentono mai
schiavitú, sentono ali.
I baci che tu mi dài
sono sempre redenzioni:
tu baci verso l’alto,
e qualcosa di me porti a luce,
costretto prima
nel fondo oscuro.
Lo salvi, lo guardiamo
per vedere come ascende,
e vola, per l’impulso che gli dài,
verso il suo paradiso
dove ci aspetta.
No, non opprime la tua carne
e neppure la terra che calpesti
né il mio corpo che stringi.
Sento, quando mi abbracci,
che ho tenuto contro il petto
un lieve palpitare,
vicinissimo, di stella,
che viene da un’altra vita.
Il mondo materiale
nasce quando tu parti.
E sull’anima sento
quest’oppressione enorme
di ombre che hai lasciato,
di parole, senza labbra,
scritte su fogli di carta.
Restituito alla legge
del metallo, della roccia,
della carne. La tua forma
corporea,
il tuo dolce peso rosa,
è ciò che mi rendeva
il mondo piú lieve.
Ma ciò che non sopporto
e che mi schiaccia,
chiamandomi alla terra,
senza te per difendermi,
è la distanza,
è il vuoto del tuo corpo.

Sí, tu mai, tu mai:
il tuo ricordo, è materia.

Pedro Salinas

(Traduzione di Emma Scoles)

 da “La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

∗∗∗

[XLV]

La materia no pesa.
Ni tu cuerpo ni el mío,
juntos, se sienten nunca
servidumbre, sí alas.
Los besos que me das
son siempre redenciones:
tú besas hacia arriba,
librando algo de mí,
que aún estaba sujeto
en los fondos oscuros.
Lo salvas, lo miramos
para ver cómo asciende,
volando, por tu impulso,
hacia su paraíso
donde ya nos espera.
No, tu carne no oprime
ni la tierra que pisas
ni mi cuerpo que estrechas.
Cuando me abrazas, siento
que tuve contra el pecho
un palpitar sin tacto,
cerquísima, de estrella,
que viene de otra vida.
El mundo material
nace cuando te marchas.
Y siento sobre el alma
esa opresión enorme
de sombras que dejaste,
de palabras, sin labios,
escritas en papeles.
Devuelto ya a la ley
del metal, de la roca,
de la carne. Tu forma
corporal,
tu dulce peso rosa,
es lo que me volvía
el mundo más ingrávido.
Pero lo insoportable,
lo que me está agobiando,
llamándome a la tierra,
sin ti que me defiendas,
es la distancia, es
el hueco de tu cuerpo.

Sí, tú nunca, tú nunca:
tu memoria es materia.

Pedro Salinas

 da “La voz a ti debida”, Madrid, Signo, 1933

Every beat of my heart – Roberto Mussapi

Foto di Nicholas Buer

 

Non so vedere il Carro, da millenni,
vederlo come figura piena, intera,
come lo vide, ultimo, Platone sognando,
non sento il brivido del suo movimento nel cielo,
alto, lontano, irraggiungibile.
E non credo che mai le mie lacrime
possano svaporare in limpida rugiada,
né tramutarsi in perle i miei occhi,
né le mie labbra ritornare corallo.
Eppure qualcosa, sento, sta mutando
in me come nel tempo, indissolubili
l’uno dall’altro come la storia e il sangue.
Mi sono accorto all’improvviso che ogni giorno
io muoio e rinasco mille volte
ad ogni battito delle sue ciglia, il buio
eterno di quell’istante e la luce
gloriosa, piena del risveglio.
Io sto viaggiando sul Carro, nei suoi occhi,
il cielo da tempo canta nel volto.
Ora come in un sogno bianco del mattino
sento che il teschio di Yorik nella fossa
nell’incubo di Elsinore e dei suoi spalti
giaceva in attesa di risorgere.
E che il deserto forse fu creato
per rendere infallibile il miraggio.
Questo è un tempo di rinascita, io sento
in ogni battito del mio cuore un mutamento
in qualche cosa di inusitato e strano
che un giorno vidi nel Carro, poi nei suoi occhi.

Roberto Mussapi

da “La piuma del Simorgh”, “Lo Specchio” Mondadori, 2016

Canto della mia nudità – Antonia Pozzi

 

Guardami: sono nuda. Dall’inquieto
languore della mia capigliatura
alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color d’avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
palpito azzurro sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
è la curva dei fianchi, ma i ginocchi
e le caviglie e tutte le giunture,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m’inarco nuda, nel nitore
del bagno bianco e m’inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

Antonia Pozzi

Palermo, 20 luglio 1929

da “Parole”, in “Antonia Pozzi, Poesia che mi guardi”, Luca Sossella Editore, Bologna, 2010

Giovani di Sidone, 1970 – Manolis Anaghnostakis

Manolis Anaghnostakis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di regola non abbiamo motivo di lamentarci
Buona e cordiale la vostra compagnia, traboccante di giovinezza,
Ragazze fresche — giovani aitanti
Pieni di passione e d’amore per la vita e per l’azione.
Belle, significative e succose anche le vostre canzoni
Veramente molto umane e commosse,
Per i bambini che muoiono in un altro continente
Per gli eroi trucidati dei tempi passati,
Per i rivoluzionari Neri, Verdi e Giallastri,
Per il tormento dell’Uomo che soffre nell’universo.
Vi fa particolarmente onore questa partecipazione
Ai problemi e alle lotte del nostro tempo
Prestate una presenza spontanea e attiva – perciò
Voi avete, credo, tutte le ragioni
Di scherzare, di innamorarvi, a due a due, a tre a tre,
E di riposarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare prima del tempo, Ghiorgos, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Il bersaglio”, in “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

***

Normalmente non ci possiamo lamentare
Bella e cordiale la vostra compagnia, tutta gioventù,
Fanciulle fresche – ragazzi aitanti
Pieni di passione e di amore per la vita e per l’azione.
Belle, con senso e sugo anche le vostre canzoni
Cosi tanto umane, ma cosi tanto, commosse,
Per i bambini che muoiono in un altro Continente
Per eroi uccisi in altre epoche,
Per rivoluzionari Neri, Verdi, Gialli,
Per l’angoscia dell’Uomo che soffre in generale.
Vi fa speciale onore questa partecipazione
Alla problematica e alle lotte del nostro tempo
Offrite una presenza diretta e attiva – quindi
Credo che con questo abbiate il diritto
A due a due, a tre a tre, di giocare, di innamorarvi
E di svagarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare Ghiorgos anzitempo, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Il bersaglio, 1970)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

***
A rigore non possiamo lamentarci
Buona e cordiale la vostra compagnia, piena di giovinezza,
Ragazze fresche – giovani aitanti
Innamorati e appassionati della vita e dell’azione.
Belli, pieni di senso e succosi anche i vostri canti
Talmente umani e commossi,
Sui bambini che muoiono in un altro continente
Sugli eroi trucidati in altri tempi,
Sui rivoluzionari Neri, Verdi e Gialli,
Sull’angoscia dell’Uomo in genere che soffre.
Vi fa particolarmente onore la partecipazione
Ai problemi e alle lotte del nostro tempo
Offrite una presenza diretta e attiva – quindi
Credo che vi spetti pienamente il diritto
Di giocare, di innamorarvi, a due a due, a tre a tre,
E di svagarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare anzitempo, Ghiorgos, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(da Il bersaglio, 1970)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

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Νέοι της Σιδώνος, 1970

Κανονιϰά δέν πρέπει νἄχουμε παράπονο
Καλή ϰι ἐγϰάρδια ἡ συντροφιά σας, ὅλο νιάτα,
Κορίτσια δροσερά- ἀρτιμελῆ ἀγόρια
Γεμάτα πάθος ϰι ἔρωτα γιά τή ζωή ϰαί γιά τή δράση.
Καλά, μέ νόημα ϰαί ζουμί ϰαί τά τραγούδια σας
Τόσο, μά τόσο ἀνθρώπινα, συγϰινημένα,
Γιά τά παιδάϰια πού πεθαίνουν σ᾿ ἄλλην Ἤπειρο
Γιά ἥρωες πού σϰοτωθῆϰαν σ᾿ ἄλλα χρόνια,
Γιά ἐπαναστάτες Μαύρους, Πράσινους, Κιτρινωπούς,
Γιά τόν ϰαημό τοῦ ἐν γένει πάσχοντος Ἀνθρώπου.
Ἰδιαιτέρως σᾶς τιμᾷ τούτη ἡ συμμετοχή
Στήν προβληματιϰή ϰαί στού ς ἀγῶνες τοῦ ϰαιροῦ μας
Δίνετε ἕνα ἄμεσο παρών ϰαί δραστιϰό- ϰατόπιν τούτου
Νομίζω διϰαιοῦσθε μέ τό παραπάνω
Δυό δυό, τρεῖς τρεῖς, νά παίξετε, νά ἐρωτευθεῖτε,
Καί νά ξεσϰάσετε, ἀδελφέ, μετά ἀπό τόση ϰούραση.
(Μᾶς γέρασαν προώρως Γιῶργο, τό ϰατάλαβες;)

Μανόλης Ἀναγνωστάϰης,

da “ Ὁ στόχος”, 1970, in “Τά Ποιήματα 1941-1971”, Εϰδότης ΝΕΦΕΛΗ, 2000