Giovani di Sidone, 1970 – Manolis Anaghnostakis

Manolis Anaghnostakis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di regola non abbiamo motivo di lamentarci
Buona e cordiale la vostra compagnia, traboccante di giovinezza,
Ragazze fresche — giovani aitanti
Pieni di passione e d’amore per la vita e per l’azione.
Belle, significative e succose anche le vostre canzoni
Veramente molto umane e commosse,
Per i bambini che muoiono in un altro continente
Per gli eroi trucidati dei tempi passati,
Per i rivoluzionari Neri, Verdi e Giallastri,
Per il tormento dell’Uomo che soffre nell’universo.
Vi fa particolarmente onore questa partecipazione
Ai problemi e alle lotte del nostro tempo
Prestate una presenza spontanea e attiva – perciò
Voi avete, credo, tutte le ragioni
Di scherzare, di innamorarvi, a due a due, a tre a tre,
E di riposarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare prima del tempo, Ghiorgos, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Il bersaglio”, in “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

***

Normalmente non ci possiamo lamentare
Bella e cordiale la vostra compagnia, tutta gioventù,
Fanciulle fresche – ragazzi aitanti
Pieni di passione e di amore per la vita e per l’azione.
Belle, con senso e sugo anche le vostre canzoni
Cosi tanto umane, ma cosi tanto, commosse,
Per i bambini che muoiono in un altro Continente
Per eroi uccisi in altre epoche,
Per rivoluzionari Neri, Verdi, Gialli,
Per l’angoscia dell’Uomo che soffre in generale.
Vi fa speciale onore questa partecipazione
Alla problematica e alle lotte del nostro tempo
Offrite una presenza diretta e attiva – quindi
Credo che con questo abbiate il diritto
A due a due, a tre a tre, di giocare, di innamorarvi
E di svagarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare Ghiorgos anzitempo, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Il bersaglio, 1970)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

***
A rigore non possiamo lamentarci
Buona e cordiale la vostra compagnia, piena di giovinezza,
Ragazze fresche – giovani aitanti
Innamorati e appassionati della vita e dell’azione.
Belli, pieni di senso e succosi anche i vostri canti
Talmente umani e commossi,
Sui bambini che muoiono in un altro continente
Sugli eroi trucidati in altri tempi,
Sui rivoluzionari Neri, Verdi e Gialli,
Sull’angoscia dell’Uomo in genere che soffre.
Vi fa particolarmente onore la partecipazione
Ai problemi e alle lotte del nostro tempo
Offrite una presenza diretta e attiva – quindi
Credo che vi spetti pienamente il diritto
Di giocare, di innamorarvi, a due a due, a tre a tre,
E di svagarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare anzitempo, Ghiorgos, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(da Il bersaglio, 1970)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

***

Νέοι της Σιδώνος, 1970

Κανονιϰά δέν πρέπει νἄχουμε παράπονο
Καλή ϰι ἐγϰάρδια ἡ συντροφιά σας, ὅλο νιάτα,
Κορίτσια δροσερά- ἀρτιμελῆ ἀγόρια
Γεμάτα πάθος ϰι ἔρωτα γιά τή ζωή ϰαί γιά τή δράση.
Καλά, μέ νόημα ϰαί ζουμί ϰαί τά τραγούδια σας
Τόσο, μά τόσο ἀνθρώπινα, συγϰινημένα,
Γιά τά παιδάϰια πού πεθαίνουν σ᾿ ἄλλην Ἤπειρο
Γιά ἥρωες πού σϰοτωθῆϰαν σ᾿ ἄλλα χρόνια,
Γιά ἐπαναστάτες Μαύρους, Πράσινους, Κιτρινωπούς,
Γιά τόν ϰαημό τοῦ ἐν γένει πάσχοντος Ἀνθρώπου.
Ἰδιαιτέρως σᾶς τιμᾷ τούτη ἡ συμμετοχή
Στήν προβληματιϰή ϰαί στού ς ἀγῶνες τοῦ ϰαιροῦ μας
Δίνετε ἕνα ἄμεσο παρών ϰαί δραστιϰό- ϰατόπιν τούτου
Νομίζω διϰαιοῦσθε μέ τό παραπάνω
Δυό δυό, τρεῖς τρεῖς, νά παίξετε, νά ἐρωτευθεῖτε,
Καί νά ξεσϰάσετε, ἀδελφέ, μετά ἀπό τόση ϰούραση.
(Μᾶς γέρασαν προώρως Γιῶργο, τό ϰατάλαβες;)

Μανόλης Ἀναγνωστάϰης,

da “ Ὁ στόχος”, 1970, in “Τά Ποιήματα 1941-1971”, Εϰδότης ΝΕΦΕΛΗ, 2000

Charis 1944 – Manolis Anaghnostakis

Herbert List, Ragazzi che leggono, 1950

Herbert List, Ragazzi che leggono, 1950

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eravamo tutti assieme e dipanavamo instancabilmente le nostre ore
Cantavamo sommessamente dei giorni che incombevano carichi di policrome visioni
Lui cantava, noi tacevamo, la sua voce destava piccoli incendi
Migliaia di piccoli incendi che bruciavano la nostra gioventú
Giorno e notte giocava a nascondino con la morte in ogni angolo in ogni vicolo
Dimenticando il proprio corpo bramava donare agli altri una Primavera.
Eravamo tutti insieme ma avresti detto che lui era tutti.
Un giorno qualcuno ci sibilò all’orecchio: “Charis è morto”
“L’hanno ucciso” o qualcosa del genere. Parole che sentiamo ogni giorno.
Nessuno lo vide. Era il crepuscolo. Avrà avuto i pugni serrati come sempre
Nei suoi occhi s’incise inestinguibile la gioia della nostra nuova vita
Ma tutto questo era semplice e il tempo è poco. Nessuno fa in tempo.
… Non siamo piú tutti insieme. Due o tre sono emigrati
Un altro è partito lontano con un comportamento ambiguo e Charis è morto

Sono andati via anche gli altri, sono venuti dei nuovi, le strade si sono riempite
La folla si riversa incontenibile, di nuovo sventolano bandiere
Il vento sferza gli stendardi. Nella confusione ondeggiano canzoni.
Se tra le voci che la sera perforano impietose i muri
Ne hai distinta una, è la sua. Appicca piccoli incendi
Migliaia di piccoli incendi che bruciano la nostra gioventú indomita
È sua la voce che rimbomba tutto intorno nella folla come un sole
Che abbraccia il mondo come un sole che sciabola le amarezze come un sole
Che ci indica come un sole luminoso le città dorate
Che si aprono dinanzi a noi madide di Verità e di limpida luce.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

                                                            (da Stagioni, 1945)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Charis 1944

Eravamo tutti assieme e dispiegavamo instancabili le ore
Cantavamo piano per i giorni che sarebbero venuti, carichi di visioni multicolori
Lui cantava, tacevamo, la sua voce destava piccoli incendi
Migliaia di piccoli incendi che accendevano la nostra giovinezza
Giorno e notte giocava a nascondino con la morte in ogni angolo e vicolo
Dimentico del proprio corpo era ansioso di donare agli altri una Primavera.
Eravamo tutti assieme, ma avresti detto che lui era tutti noi.
Un giorno qualcuno ci bisbigliò all’orecchio: “Charis è morto”.
“È stato ucciso” o qualcosa di simile. Parole che sentiamo ogni giorno.
Nessuno lo vide. Era sul far della sera. Di certo avrà avuto le mani serrate, come sempre
Nei suoi occhi indelebilmente incisa la gioia della nostra nuova vita
Ma tutto ciò era semplice e il tempo è breve. Nessuno mai fa in tempo.
… Non siamo più tutti assieme. Due o tre sono emigrati
Un altro se n’è andato lontano con un contegno indefinibile e Charis è stato ucciso
Sono andati via anche altri, è arrivata gente nuova, si sono riempite le strade
La folla incontenibile dilaga, sventolano di nuovo le bandiere
Il vento sferza gli stendardi. In mezzo al caos ondeggiano canzoni.
Se tra le voci che di sera trapassano inesorabili i muri
Ne distingui una: È la sua. Accende piccoli incendi
Migliaia di piccoli incendi che ardono la nostra indomita giovinezza
È la sua voce che nella folla intorno risuona come un sole
Che come un sole abbraccia il mondo, come un sole trafigge le amarezze
Come un fulgido sole ci mostra le città dorate
Dischiuse innanzi a noi, inondate di verità e di limpida luce.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Stagioni”, in “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

∗∗∗

Χάρης 1944

Ἤμασταν ὅλοι μαζί ϰαί ξεδιπλώναμε ἀϰούραστα τί ς ὧρες μας
Τραγουδούσαμε σιγά γιά τί ς μέρες πού θά ῾ρχόντανε
φορτωμένες πολύχρωμα ὁράματα
Αὐτός τραγουδοῦσε, σωπαίναμε, ἡ φωνή του
ξυπνοῦσε μιϰρές πυρϰαγιές
Χιλιάδες μιϰρές πυρϰαγιές πού πυρπολοῦσαν τή νιότη μας
Μερόνυχτα ἔπαιζε τό ϰρυφτό μέ τό θάνατο
σέ ϰάθε γωνιά ϰαί σοϰάϰι
Λαχταροῦσε ξεχνώντας τό διϰό του ϰορμί νά χαρίσει
στούς ἄλλους μίαν Ἄνοιξη.

Ἤμασταν ὅλοι μαζί μά θαρρεῖς πῶς αὐτός ἦταν ὅλοι.

Μιά μέρα μᾶς σφύριξε ϰάποιος στ᾿ ἀφτί: «Πέθανε ὁ Χάρης»
«Σϰοτώθηϰε» ἢ ϰάτι τέτοιο. Λέξεις πού τί ς ἀϰοῦμε ϰάθε μέρα.
Κανεί ς δέν τόν εἶδε. Ἦταν σούρουπο.
Θά ῾χε σφιγμένα τά χέρια ὅπως πάντα
Στά μάτια του χαράχτηϰεν ἄσβηστα ἡ χαρά
τῆς ϰαινούριας ζωῆς μας
Μά ὅλα αὐτά ἦταν ἁπλά ϰι ὁ ϰαιρός εἶναι λίγος.
Κανεί ς δέν προφταίνει.

…Δέν εἴμαστε ὅλοι μαζί. Δυό τρεῖς ξενιτεύτηϰαν
Τράβηξεν ὁ ἄλλος μαϰριά μ᾿ ἕνα φέρσιμο ἀόριστο
ϰι ὁ Χάρης σϰοτώθηϰε
Φύγανε ϰι ἄλλοι, μᾶς ἦρθαν ϰαινούριοι, γεμίσαν οἱ δρόμοι
Τό πλῆθος ξεχύνεται ἀβάσταχτο, ἀνεμίζουνε πάλι σημαῖες
Μαστιγώνει ὁ ἀγέρας τά λάβαρα.
Μές στό χάος ϰυματίζουν τραγούδια.

Ἂν μές στί ς φωνές πού τά βράδια τρυποῦνε ἀνελέητα τά τείχη
Ξεχώρισες μία: Εἶν᾿ ἡ διϰή του. Ἀνάβει μιϰρές πυρϰαγιές
Χιλιάδες μιϰρές πυρϰαγιές πού πυρπολοῦν
τήν ἀτίθαση νιότη μας
Εἶν᾿ ἡ διϰή του φωνή πού βουίζει στό πλῆθος
τριγύρω σάν ἥλιος
Π᾿ ἀγϰαλιάζει τόν ϰόσμο σάν ἥλιος
πού σπαθίζει τί ς πίϰρες σάν ἥλιος
Πού μᾶς δείχνει σάν ἥλιος λαμπρός τί ς χρυσές πολιτεῖες
Πού ξανοίγονται μπρός μας λουσμένες
στήν Ἀλήθεια ϰαί στό αἴθριο τό φῶς.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ἐποχές 3”, 1945, in “Τα Ποιήματα (1941 – 1971)”, Νεφέλη, 2000

Sei venuta quando… – Manolis Anaghnostakis

Foto di Cristina Robles

 

Sei venuta quando non ti aspettavo. Come ogni notte
Bruciando il ricordo di morti amare
Fragilità della vecchiaia, terrore della nascita,
In tane oscure, nelle spire del piacere
Al di là dei campi ormai vuoti dei plotoni d’esecuzione
Sei venuta quando non ti aspettavo. Ah come avresti vissuto,
Tu e io in un’epoca simile

Putrido carico nella stiva di un
Battello ebbro dove sono morti tutti
Affondando con migliaia di buchi nei nostri corpi
Occhi velati che hanno deriso la luce
Bocche randagie nella corteccia della vita
Bruciando il ricordo – Morti
In un’epoca di morte irrevocabile
Sei venuta quando non ti aspettavo. E neppure un cenno
Una parola, come il proiettile nella giuntura della gola
Neppure una voce umana perché non era
Ancora nata nessuna voce
Non era nato il fiume selvaggio
Che scorre sulle punte delle dita e tace.
Ricordo di vita – quand’è che ricominci
Io risoluto e mite a tenere discorsi
A intonare nenie funebri sui cenotafi
Consunte nell’interminabile logorio dei suoni
E tu a rinserrare le piccole piccole gioie
Senza calpestare i tuoi versi morti
Perché essi sono forse ossa, amori o casupole
Con all’ingresso una coperta che divide il mondo
In due, che nasconde lo spasimo e la disperazione
E fuori i passanti a salmodiare a dispetto dei fedeli
A dispetto del bambino malato e dell’inverno.
Ah come avresti vissuto un tempo. Ed esso risoluto,
Il tempo, che frantuma il pensiero
I solidi progetti e le violente decisioni
I sospesi perché, gli umidi sorrisi
Sei venuta quando non ti aspettavo. Non ridere di me
Queste non sono le soglie dove mi sono chinato
Queste cripte dove rabbrividiscono i roditori
Non hanno nulla dell’aroma del fango
Né della carezza dei morti nei nostri sogni
Perché qualcosa è rimasto –  se è rimasto –
Al di là della morte, del disfacimento, delle parole e dell’azione.
Incorruttibile dentro questa cenere in cui brucio
Come ogni notte il ricordo di morti
Amare e inspiegabili morti
Scrivendo poesie senza suoni né parole.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Continuazione ”, in “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

∗∗∗

Ἦρθες ὅταν ἐγώ…

Ἦρθες ὅταν ἐγώ δέ σέ περίμενα. Σάν ϰάθε νύχτα
Καίοντας τήν ἀνάμνηση πιϰρῶν θανάτων
Ἀνημποριά τῶν γηρατιῶν, τρόμος τῆς γέννησης,
Σέ τρῶγλες σϰοτεινές, στήν ἀγ ϰύλη τῆς ἡδονῆς
Πέρα ἀπ’ τούς ἄδειους ϰάμπους τῶν ἀποσπασμάτων
Ἦρθες ὅταν ἐγώ δέ σέ περίμενα. Ἂ πῶς θά ζοῦσες
Ἐσύ ϰι ἐγώ μιά τέτοιαν ἐποχή
Σάπιο φορτίο στ’ ἀμπάρι ἑυός
Μεθυσμένου ϰαραβιοῦ πού πέθαναν ὅλοι
Βουλιάζοντας μέ χίλιες τρύπες στά ϰορμιά μας
Μάτια θολά πού χλεύασαν τό φῶς
Στόματα ἀδέσποτα στή φλούδα τῆς ζωῆς
Καίοντας τήν ἀνάμνηση – Νεϰροί
Σέ μιά ἐποχή ἀνέϰϰλητου θανάτου
Ἦρθες ὅταν ἐγώ δέ σέ περίμενα. Κι οὔτε ἕνα νεῦμα
Μιά λέξη, ὅπως ἡ σφαίρα στό στίγμα τοῦ λαιμοῦ
Οὔτε μι’ ἀνθρώπινη φωνή γιατί δέν εἶχε
Ἀϰόμα γεννηθεῖ ϰαμιά φωνή
Δέν εἶχε γεννηθεῖ τ’ ἄγριο ποτάμι
Πού ρέει στίς ἄϰρες τῶν δαχτύλων ϰαί σωπαίνει
Ἀνάμνηση ζωῆς – πότε ν’ ἀρχίζεις
Ἀδίστα ϰτος ϰαί πράος νά βγάζω λόγους
Νά ἐ ϰφωνῶ στά ϰενοτάφια τούς θρήνους
Φθαρμένους στῶν φθόγγων τήν πολυ ϰαιρία
Καί νά ϰλειδώνεις τίς μι ϰρές μιϰρέ ςχαρές
Ὄχι πατώντας στούς νε ϰρούς σου πάνω στίχους
Γιατί ἂν εἶναι ϰό ϰαλα, ἔρωτες ἢ χαμόσπιτα
Μέ τήν ϰουβέρτα στήν ξώπορτα χωρίζοντας τόν ϰόσμο
Στά δυό, ϰρύβοντας τό σπασμ όϰα ί τήν ἀπόγνωση
Κι ἔξω νά ψάλλουν οἱ περαστι ϰοί στό πεῖσμα τῶν πιστῶν
Στό πεῖσμα τοῦ ἄρρωστου παιδιοῦ ϰαί τοῦ χειμώνα.
Ἂ πῶς θά ζοῦσες μιά ἐποχή. Κι αὐτός ἀδίσταχτος,
Ὁ χρόνος, θρυμματίζοντας τή σϰέψη
Τά στέρεα σχέδια ϰαί τίς βίαιες ἀποφάσεις
Τά αἰωρούμενα γιατί, τά ὑγρά χαμόγελα
Ἦρθες ὅταν ἐγώ δέ σέ περίμενα. Μή μέ γελάσεις
Αὐτά δέν εἶναι τά ϰατώφλια πού ἔχω σϰύψει
Αὐτέ ςοἱ ϰρύπτες πού ριγοῦν τά τρωϰτιϰά
Δέν ἔχουν τίποτα ἀπό τ’ ἄρωμα τῆς λάσπης
Οὔτε ἀπ’ τό χάδι τῶν νε ϰρῶν στά ὄνειρά μας
Γιατί ἔχει μείνει ϰάτι – ἂν ἔχει μείνει –
Πέρα ἀπό θάνατο, φθορά, λόγια ϰαί πράξη.
Ἄφθαρτο μές στήν τέφρα αὐτή πού ϰαίω
Σάν ϰάθε νύχτα τήν ἀνάμνηση θανάτων
Πιϰρῶν ϰαί ἀνεξήγητων θανάτων
Γράφοντας ποιήματα χωρίς ἤχους ϰαί λέξεις.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ἡ Συνέχεια”, 1954, in “Τα Ποιήματα (1941 – 1956)”, Αθήνα, ιδιωτ. έκδοση, 1956

13.12.43 – Manolis Anaghnostakis

Frances Mortimer, Reflection, Paris, 1950s

 

Ricordi che ti dicevo: quando fischiano le navi non startene nel porto.
Ma il giorno che fuggiva era nostro e non avremmo mai voluto lasciarlo
Un fazzoletto amaro stava per salutare l’uggioso ritorno
Pioveva davvero molto e le strade erano deserte
Con un tenue, indefinito sapore autunnale
Finestre chiuse e la gente così dimenticata
– Perché tutti ci hanno lasciato? Perché tutti ci hanno lasciato? E stringevo le tue mani
Non aveva niente di strano il mio grido.

… Un giorno ce ne andremo in silenzio e vagheremo
Per le città tumultuose e i mari deserti
Con un desiderio acceso sulle labbra
È l’amore che abbiamo cercato e che ci hanno negato
Tu dimenticavi le nostre lacrime, la nostra gioia, i nostri ricordi
Salutando le bianche vele al vento.
Forse non resta nient’altro che questo da ricordare.

Nella mia anima sussulta l’angoscioso Perché,
Assorbo il vento della solitudine e dell’abbandono
Batto le mura della mia umida prigione e non attendo risposta
Nessuno mai toccherà la misura della mia tenerezza e della
mia tristezza.

E tu aspetti una lettera che non arriva
Una voce riecheggia lontana nella tua memoria e si spegne
E uno specchio misura cupo la tua immagine
La nostra perduta inconsapevolezza, le perdute ali.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Stagioni, 1945”, in “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

∗∗∗

13.12.43

Θυμᾶσαι πού σοῦ ῾λεγα
Ὅταν σφυρίζουν τά πλοῖα μήν εἶσαι στό λιμάνι.
Μά ἡ μέρα πού ἔφευγε ἤτανε διϰιά μας
ϰαί δέ θά θέλαμε ποτέ νά τήν ἀφήσουμε
Ἕνα μαντήλι πιϰρό θά χαιρετᾶ τήν ἀνίατου γυρισμοῦ
Κι ἔβρεχε ἀλήθεια πολύ ϰι ἤτανε ἔρημοι οἱ δρόμοι
Μέ μιά λεπτήν ἀϰαθόριστη χινοπωριάτιϰη γεύση
Κλεισμένα παράθυρα ϰι οἱ ἄνθρωποι τόσο λησμονημένοι –
Γιατί μᾶς ἄφησαν ὅλοι; Γιατί μᾶς ἄφησαν ὅλοι;
Κι ἕσφιγγα τά χέρια σου Δέν εἶχε τίποτα τ᾿ ἀλλόϰοτο ἡ ϰραυγή μου.

Θά φύγουμε ϰάποτε ἀθόρυβα ϰαί θά πλανηθοῦμε
Μές στί ς πολύβοες πολιτεῖες ϰαί στί ς ἔρημες θάλασσες
Μέ μιάν ἐπιθυμία φλογισμένη στά χείλια μας
Εἶναι ἡ ἀγάπη πού γυρέψαμε ϰαί μᾶς τήν ἀρνήθηϰαν
Ξεχνοῦσες τά δάϰρυα, τή χαρά ϰαί τή μνήμη μας
Χαιρετώντας λευϰά πανιά π᾿ ἀνεμίζονται.
Ἴσως δέ μένει τίποτ᾿ ἄλλο παρά αὐτό νά θυμόμαστε.
Μές στήν ψυχή μου σϰιρτᾶ τό ἐναγώνιο Γιατί,
Ρουφῶ τόν ἀγέρα τῆς μοναξιᾶς ϰαί τῆς ἐγϰατάλειψης
Χτυπῶ τούς τοίχους τῆς ὑγρῆς φυλαϰῆς μου ϰαί δέν προσμένω ἀπάντηση
Κανεί ς δέ θ᾿ ἀγγίξει τήν ἔϰταση τῆς στοργῆς ϰαί τῆς θλίψης μου.

Κι ἐσύ περιμένεις ἕνα γράμμα πού δέν ἔρχεται
Μιά μαϰρινή φωνή γυρνᾶ στή μνήμη σου ϰαί σβήνει
Κι ἕνας ϰαθρέφτης μετρᾶ σϰυθρωπός τή μορφή σου
Τή χαμένη μας ἄγνοια, τά χαμένα φτερά.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ἐποχές ”, 1945, in “Τα Ποιήματα (1941 – 1956)”, Αθήνα, ιδιωτ. έκδοση, 1956

Epilogo – Manolis Anaghnostakis

Howard D. Simmons Photography

 

E anzitutto niente illusioni.
Tutt’al più prendili come due pallidi proiettori nella nebbia
Come una cartolina ad amici lontani con l’unica parola: vivo.

“Perché,” come molto giustamente una volta ha detto anche il mio amico Titos,
“Nessun verso oggi può mobilitare le masse
Nessun verso oggi può rovesciare regimi. ”

E sia!
Tu, mutilato, mostra le mani. Giudica per essere giudicato.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

∗∗∗

Ἐπίλογος

Κι ὄχι αὐταπάτες προπαντός.
Τό πολύ πολύ νά τούς ἐϰλάβεις σά δυό θαμπούς
προβολεῖς μέ ς στήν ὁμίχλη
Σάν ἕνα δελτάριο σέ φίλους πού λείπουν
μέ τή μοναδιϰή λέξη: ζῶ.

«Γιατί» ὅπως πολύ σωστά εἶπε ϰάποτε ϰι ὁ φίλος μου ὁ Τίτος,
«ϰανένας στίχος σήμερα δέ ν ϰινητοποιεῖ τίς μᾶζες
ϰανένας στίχος σήμερα δέ ν ἀνατρέπει ϰαθεστῶτα.»

Ἔστω.
Ἀνάπηρος, δεῖξε τά χέρια σου. Κρῖνε γιά νά ϰριθεῖς.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ὁ Στόχος”, 1970, in “Τα Ποιήματα 1941-1971”, Αθήνα: Πλειάς, 1976