La pioggia l’inchiostro – Diego Baldassarre

Foto di Fabio Ptizolu

 

La pioggia l’inchiostro
l’insegna verde della farmacia
“Un pacchetto di gomme con la nicotina
Grazie Arrivederci”

Abbandonarti con gesto arreso nel vicolo
dei trent’anni
per amore salutista

La penna i vetri impazziti al tuono
il piccolo mondo dei libri aperti
La luce paziente dell’accendino: giochi
nervosi in tua assenza

Eppoi sei tornata tenace brace
del desiderio
a spezzarmi il fiato

Diego Baldassarre

da “Memorie di un tabagista”, Il Babi Editore, 2021

MEMORIE DI UN TABAGISTA, Il Babi Editore, 2021

La pioggia l’inchiostro – video lettura

Lettura di Moka –  Fotografia di Fabio Pitzolu

«Non importa» – Lalla Romano

Foto di Anastasia Laktina

 

Non importa
se vi siano da colmare
spazi senza fine
golfi di tempo
e lenti rosari di ore:
io sono la tua vicina di casa

Non senti il mio passo
nella stanza accanto?

Lalla Romano

da “Giovane è il tempo”, 1974, in “Lalla Romano, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1991

«Fuggono i giorni lieti» – Sandro Penna

 

Fuggono i giorni lieti
lieti di bella età.
Non fuggono i divieti
alla felicità.

Sandro Penna

da “Poesie inedite”, 1927-1955, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1987

La gioia avvenire – Franco Fortini

Marina Ballo Charmet, Senza titolo (dalla serie Con la coda dell’occhio), 1993-94

 

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo

Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere

Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

Ma prima di giungervi
Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

Franco Fortini

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1967

Inno secondo – Piero Bigongiari

Dirk Wüstenhagen

 

Lampeggia il creato a un mover di foglia
e nulla s’interrompe della vita,
antica immagine che al sole si scalda:
gridano, ma lontani, i fanciulli sul greto
se catturano nelle pozze le smarrite reine;
anche l’amore è antico, anzi non ha origine
né fine, il vento che tocca l’arpa
sulle brune pendici delle foglie indurite
ha la stessa paura immortale.
Il giovane platano coglie
nell’aria la sua gravità,
si staccano a volo pernici
dal campo in declivio, molle
l’acqua rinverdisce
la favola delle origini
e il cielo bianco di latte è vuoto
come la ciotola d’un fanciullo.
Ma è breve la vista e come
sulle poggiate l’orizzonte riposa,
il tempo posa sulle proprie orme:
puoi dirlo un fiore, puoi dirlo la morte,
ma non s’apre al di là del suo dischiudersi
di forma in forma, lo distrugge il suo
stesso slancio infinito.

Appassionata
natura e pure come indifferente,
cresciuta su te stessa, smemorata
assisti a un riaffluire di memorie.
La luna torna a splendere più forte
quasi varcato di pianeta il limite,
dona alle valli intorno immaginate
una diurna effervescenza, astrale
agita un soffio le annerite piante,
i crinali più l’ombra non discriminano.

Una luce sorveglia l’infinito
che trapassa il pensiero come l’etere,
s’imbeve della pioggia nuova sulle
erbe e non è l’alba ancora, sommesse
le voci attendono di durare
oltre la fiamma bassa sugli sterpi delle parole notturne
come l’albero e lo stelo e il canto inatteso del gallo.

Piero Bigongiari

[20-26 settembre ’56]

da “Le mura di Pistoia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1958