La pioggia l’inchiostro – Diego Baldassarre

Foto di Fabio Ptizolu

 

La pioggia l’inchiostro
l’insegna verde della farmacia
“Un pacchetto di gomme con la nicotina
Grazie Arrivederci”

Abbandonarti con gesto arreso nel vicolo
dei trent’anni
per amore salutista

La penna i vetri impazziti al tuono
il piccolo mondo dei libri aperti
La luce paziente dell’accendino: giochi
nervosi in tua assenza

Eppoi sei tornata tenace brace
del desiderio
a spezzarmi il fiato

Diego Baldassarre

da “Memorie di un tabagista”, Il Babi Editore, 2021

MEMORIE DI UN TABAGISTA, Il Babi Editore, 2021

La pioggia l’inchiostro – video lettura

Lettura di Moka –  Fotografia di Fabio Pitzolu

Il parco: un luogo della mente dove – Diego Baldassarre

André Kertész, Children and Shadows in Park, 1951

 

Il parco: un luogo della mente dove
giocano i bambini oziano i ragazzi
fumando discorsi che non ricordo

Crocevia di amori liceali
negli appuntamenti del pomeriggio
Ricordare te sulla stessa ghiaia
mentre disegno il passo con fatica

L’immancabile ritardo femminile:
colmare l’ansia col gesto studiato
di schiudere con le labbra il pacchetto

È l’attimo di un pensiero alla tempia
senza il rimorso di un presente estinto
Attendo il suono della campanella:
un altro amore con cui andare al parco

Diego Baldassarre

da “Memorie di un tabagista”, Il Babi Editore, 2021

MEMORIE DI UN TABAGISTA, Il Babi Editore, 2021

In principio erano i viaggi – Diego Baldassarre

Foto di Donata Wenders

 

In principio erano i viaggi 
lunghi quanto la villeggiatura 
Mio padre alla guida  
col finestrino aperto  
e tu nei polmoni di noi tutti 
Non mi piacevi e ti odiavo 
con la gelosia di un figlio 
Lui pensava e parlava 
da solo ma mai solo: 
tu eri con i suoi pensieri adulti 
 
Il seguito lo conosci: una figlia 
gelosa dei nostri silenzi 
Una promessa di padre mai  
mantenuta (Prima)

Diego Baldassarre

da “Memorie di un tabagista”, Il Babi Editore, 2021

MEMORIE DI UN TABAGISTA,  Il Babi Editore, 2021
POSTFAZIONE
Parrebbe vinta la personale lotta dell’io poetico con il fumo (Ho smesso di fumare/ e cerco compagnia) tanto che l’esito viene da subito annunciato: Una promessa di padre mai/ mantenuta (Prima). In realtà il titolo della raccolta tiene all’àncora il disincanto (tabagista, non “ex” tabagista), ma non apro la questione su quanta verità ci sia nella finzione letteraria: poco importa, Memorie di un tabagista parla di poesia molto più che di sigarette.
L’andamento diaristico si sfrangia in un presente riflessivo e a-storico, il sonetto pare gettato a terra e ricomposto con le crepe, il disordine e i pezzi mancanti di un vaso rotto, un muro di Gaudí. Stesso effetto in dissolvenza la sostituzione del punto fermo con la spaziatura tra le strofe: il tempo sospeso di una boccata.
La sigaretta è il “tu” lirico, percepita fin dall’infanzia come una compagna che ha saputo farsi di volta in volta consolatrice, confidente, primo amore da minorenne, bacio, mancanza e ritorno, cenere sulle poesie, fumo su cui aleggiano parole.
Tornano le immagini de La sigaretta di Palazzeschi (da Via delle cento stelle) e la leggerezza delle spire della Aleramo (Fumo di sigarette, in Momenti), poesie nate in un’epoca all’oscuro degli effetti della nicotina, che da essa prendeva sollievo, intimità.
Allora perché mettere fine al rapporto? Causa apparente è la salute (Abbandonarti…/…/per amore salutista), e da qui muove il racconto doloroso. Il capitolo sveviano del Fumo è un paradigma capovolto: Zeno non è in grado di smascherarsi, l’autore invece rievoca la propria esperienza con l’amara lucidità di chi si rivede costruire patetici autoinganni (gomme alla nicotina, rolla per prendere tempo), affrontare la mancanza con gesti compensatori che riconosce, cedere (Eppoi sei tornata tenace brace/ del desiderio/ a spezzarmi il fiato) e riprovare.
La causa reale però dell’abbandono è un’altra, anch’essa una compagna: la poesia.
Sottesa sempre, fa capolino qua e là in una penna, un libro, ma si mostra in piena urgente luce nel nesso fra il primo e l’ultimo testo che chiudono ad anello la raccolta e la vita insieme.
La poesia è canto, un canto sottile, ripete Baldassare, melodia modulata dal mantice dei bronchi. Più che dell’inchiostro quindi il poeta ha bisogno del respiro: sgombrati i fumi del primo amore, inspira parole a pieni polmoni ed espira, spinge la fisarmonica con forza e solo ora origina il canto (I polmoni sono vitali/ è lì che nasce la parola).
Ecco il motivo vero, l’impossibile ricaduta.
Camilla Ziglia

…Arianna… – Diego Baldassarre

Foto di Anka Zhuravleva

 

Non c’è silenzio nel giardino degli agrumi

Quando sto per chiudere gli occhi
alle visioni
di sole e arance e limoni

giunge un saluto di gioia
che mi prende per mano

“Vieni Teseo
non ti trovavo
la strada è breve per tornare a casa”

E indossi un sorriso
il tuo più bello: quello del color di neve

Diego Baldassarre

TACCUINO QUARTO – Incontri

da “6090 (SessantaNovanta)”, Il Convivio Editore, 2019

AMAZON – Diego Baldassarre, 6090 (SessantaNovanta), Il Convivio Editore, 2019
IBS – Diego Baldassarre, 6090 (SessantaNovanta), Il Convivio Editore, 2019

…Un poeta… – Diego Baldassarre

Foto di Gerard Laurenceau

 

Spezzi l’onda erodendoti come scoglio
nell’apparente assenza di pietra

affiorante dal flutto quando è troppo tardi quando
la carena cigola
preparando
la fatica dello sfascio

Saranno relitti levigati di sale
le ciglia a protezione del sole

E tutta questa maledetta luce che affiora dal mare
dal cielo
e inonda l’orizzonte
sembrerà confine disteso su se stesso

Naufragare è pratica antica per chi naviga
tra le isole del silenzio

Diego Baldassarre

TACCUINO QUARTO – Incontri

da “6090 (SessantaNovanta)”, Il Convivio Editore, 2019

AMAZON – Diego Baldassarre, 6090 (SessantaNovanta), Il Convivio Editore, 2019
IBS – Diego Baldassarre, 6090 (SessantaNovanta), Il Convivio Editore, 2019