Alle origini – Giuseppe Conte

Édouard Boubat, Lella, Bretagne, 1847

 

Riaverti così, sentire
in me che tu sei simile
al vento e agli anemoni.
Alle origini. Riaverti
dopo il tempo dell’abbandono
dopo gli oltraggi e l’odio
senza pentimenti, senza perdono.

Sono stato lontano da te
per anni come uno che
vuole essere solo, più
solo di un muro diroccato
più immobile di un sasso
che non lambisce il mare.
Poi abbiamo incominciato a viaggiare.
Dove ci siamo incontrati,
anima? In che piazza di
città, in che prato,
in riva a che torrente?
E ora sei qui, da sempre
simile al vento, ai fiori, ai vulcani.
Alle origini.

Giuseppe Conte 

da “Dialogo del poeta e del messaggero”, “Il Nuovo Specchio” Mondadori, 1992

Se io venissi da te… – Angelo Maria Ripellino

27.

Se io venissi da te con un ispido aspetto di cardo violaceo
e, tutto timido, tremando, ti dicessi
che, sebbene irsuto, sono buono,
rideresti, chiamandomi Ser Bonifacio,
Falananna, Giulebbe, Meringa di Pasqua.
Se io venissi da te in una livida maschera,
con grandi placche di occhiacci cattivi,
a dirti che sono malvagio come lo zucchero,
ti metteresti subito a piangere,
perché da tempo lo presentivi.
Se io venissi da te a raccontarti
che senza tregua cambio il mio trucco,
perché la morte non mi riconosca,
sobbalzeresti come un pompiere che dorma dietro le quinte
al primo annunzio del fuoco.
Io sono un vetro di scarto di una spettrale Vetralla.
Innamorarsi e ammalare: ecco tutto il mio giuoco.
Qualunque cosa io ti dica con moine e con finte,
non crederla: è solo una balla.

Angelo Maria Ripellino

da “Das letze Varieté”, in “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

Raccoglimento – Valerio Magrelli

Andrew Wyeth, Afternoon flight, 1976

Uno diceva: io sono prevenuto contro me stesso fin dalla nascita
                                                                                     Friedrich Nietzsche

 

Mia debolezza, debolezza mia,
ma che devo fare con te?
Ho cinquant’anni e tremo quando tuona,
e sbaglio ancora posto
come quando sbagliai banco all’asilo.
Ho un corpo trapunto da graffe,
il sonno come un campo di macerie,
la forza che si sbriciola, la memoria in frantumi,
e in questo Grande Sfascio, l’unica cosa intatta resti tu,
mia ferita, mio Graal, codice a barre
di un estraneo che è leso, che è fallato,
costretto a essere me.
Mia debolezza, talpa del nemico,
creaturina indifesa che mi rendi indifeso,
il solo, vero premio della morte
sarà saperti morta insieme a me,
mio motore,
mio orrore,
mia consustanziale sconfitta.

Valerio Magrelli

da “Il sangue amaro”, Einaudi, Torino, 2014

Crudele – Moka

Foto di Cosetta Frosi

 

Spietato ti consumi,
prigioniero del sordido
silenzio,
lacrime di rabbia
ti spezzano
l’anima,
il tuo riflesso
è perduto
in mille finestre
vuote,
nel ballo in maschera
sei vestito d’assassino
e per le labirintiche vie
della tua solitudine
ti perdi
lacerandoti
con i vetri rotti
delle tue vergogne.

Moka

da “Buchi temporali”, Youcanprint, 2020

Buchi temporali – IBS
Buchi temporali – la FELTRINELLI
Buchi temporali – Youcanprint

Con le mie cicatrici – Moka

Foto di Moka

 

Sento la cintura stringermi la vita,
le ossa dei fianchi premere
sull’anima viva, divorata
dal fuoco matto delle mie perversioni:
l’amore, la poesia e i motori.
Illusoria speranza che la prima
potesse vincere sul dolore che ci appartiene,
in cui ci piace affogare, in cui ci rifugiamo:
quella bolla di sapone, dai colori cosmici,
persa alla rincorsa del mondo
come in un gioco di scatole senz’angoli.
Quella mancanza siamo noi a crearla,
andando alla deriva
e col vero desiderio di non tornare mai.
Noi, abbiamo le nostre cicatrici in vista,
non siamo vigliacchi qualunque:
vestiamo una bellezza consapevole.
Per questo ho ricominciato ad ascoltare
solo la poesia, mentre poso un sorriso
tra le tante lacrime
appiccicate dal vento che vortica nel casco
insieme al groviglio di capelli e pensieri:
così mi ripresento e non mi vergogno
di essere vera, ridicola, timida,
bandita e ribelle.

Moka

15 novembre 2015

da “Difettosa”, silloge poetica – fotografica, Editore: Youcanprint, 2017

Moka, Difettosa, Editore: Youcanprint , 2017