Chiedi a un mandorlo – Giuseppe Conte

Pierre Bonnard, Almond Tree, 1930

 

Chiedi a un mandorlo a marzo
al rosa titubante del pescheto.
Chiedi a una nuvola dell’alba.
Chiedi a un torrente che irrompe nel greto.
Chiedilo a tutti i fichi degli orti
quando i rami contorti e spogli
cominciano a formicolare
di germogli.
Chiedilo a loro.

Saprai cos’è l’impazienza
che ti attanaglia e ti sgomina
quando tu desideri, corpo.
Saprai la tua innocenza e la tua forza.
Saprai dell’amore più verità
che leggendo tutti i libri scritti
dall’inizio dei tempi.
Non fidarti dei filosofi
né di Platone né di Eraclito
non interrogare i profeti
i sapienti, i sacerdoti
su cosa è la tua brama,
non saprebbero dirtelo.

Chiedi a un mandorlo.
Guarda un mandorlo.

Giuseppe Conte

da “Ferite e rifioriture”, “Lo Specchio” Mondadori, 2006

Il tuo miracolo, amore – Giuseppe Conte

Andrew Wyeth, Dogwood, 1981

 

Come si allungano le ore
di luce, come è ingordo Febbraio
di oro torbido e di vita
allo stato nascente
di rami germinanti dal niente
su cui si apriranno dei fiori
dicendoci che è possibile riavere
dal niente forme, profumi, colori.
È questo il tuo miracolo, Amore,
questa violenta volontà di essere
materia che si agita e si muove
e si piega e si mescola e confonde,
l’energia marina del vento,
l’energia aerea delle onde.
È questo il tuo miracolo, Amore,
lo spirito che entra nelle cose
che popola il vuoto di mimose
come fa sui viali liguri Febbraio.

Giuseppe Conte

9 febbraio 2000

da “Ferite e rifioriture”, “Lo Specchio” Mondadori, 2006

«C’è una dolcezza giù nella vita» – Giuseppe Conte

Édouard Boubat, Paris, Pont Des Arts, 1990

IX

C’è una dolcezza giù nella vita
che non cambierei con niente

di ciò che appartiene al cielo.
È quando chissà da che, perché cominciano

fra due bocche estranee sino ad allora
i miracoli tiepidi d’aurora

dei baci.

Giuseppe Conte

da “Canti di Yusuf Abdel Nur”, in  “Canti d’Oriente e d’Occidente”, “Lo Specchio” Mondadori, 1997

«Sono qui seduto su un tappeto» – Giuseppe Conte

Colin Wilson on Hampstead Heath, 1956

XIV

Sono qui seduto su un tappeto
di foglie e fiori di primavera,

e il mio silenzio è una preghiera
ed ho con me la coppa e il vino.

Se la mia Amata fosse vicino
se la sua bocca lucente fosse qui.

Il profumo dei suoi baci
è più dolce del gelsomino.

Dicono che sono saggio perché
conosco tutte le parole di Dio

e so che il suo volto non si vede
ma a tutti i roseti concede

la sua porpora e il suo fuoco.
Ma io sono saggio perché bevo, gioco

canto mentre il tempo ci rapina.
Quante rose si apriranno stamattina

e quante ne cadranno domani
o sotto le raffiche degli uragani

avvizziranno. Il tempo ci affratella
noi che ci muoviamo sotto lo stesso cielo.

Non è la stessa per noi tutti quella
luna che sembra una melagrana

staccata lentamente dal suo ramo?
Ma io sono saggio perché amo.

Giuseppe Conte

da “Canti di Yusuf Abdel Nur”, in “Canti d’Oriente e d’Occidente”, “Lo Specchio” Mondadori, 1997

Materia madre – Giuseppe Conte

 

La materia è la madre nostra comune
siamo le zolle di terra da dove scocca
le sue frecce di primavera il papavero
e da dove cresce il grano
siamo l’erba sottile e i rami
giganti del cedro e le foglie del banano,
la materia è la madre, siamo le gocce
della pioggia che benedice e feconda
l’acqua dei fiumi che si può bere
l’acqua salata dell’onda
e della marea, siamo la pietra rocciosa
che strapiomba tra agavi e cactus
la sabbia del deserto tutta rosa
di nebbia e di miraggi.

La materia è la madre nostra comune
in lei siamo fratelli, siamo i raggi
del pianeta Venere, i ghiacci delle comete
le corolle abissali delle nebulose
costellazioni ancora segrete
e quelle dell’Orsa, del Toro, delle Pleiadi.

Lo Spirito che ci genera
come uomini e ci dà il canto
ama la materia e il suo grembo
come l’amò all’inizio, quando
la penetrò con un moto
vorticoso e veloce
finché fu
luce.

Giuseppe Conte

da “Ferite e rifioriture”, “Lo Specchio” Mondadori, 2006