Hai mostrato come… – Marcello Comitini

Frances Mortimer, Reflection, Paris, 1950s

 

Hai mostrato come si può essere felici
con il sorriso innocente sulle labbra
e come il dolore si schiude puro
nel silenzio dell’anima
o si estingue facendosi musica.
Sei fuggita nel tuo sogno
e dalla stanza buia dove un’ombra
vaga tra le mura deserte
apre e chiude nel vuoto cassetti e armadi
si guarda disadorna le mani.
E ancora allo specchio
dimenticato al muro una luce tenue
conserva la tua immagine
traccia le note della sua armonia.
Gli alberi intorno
mossi dal vento ascoltano e fremono
ad ogni nota che dimora nell’aria
quasi un turbamento
un preludio dopo il senso di vuoto.
Cosa ne farai di questo ricordo?
La vetrata ampia della stanza specchia
il riflesso degli alberi scossi dal vento.
È il verde opaco di una giornata di pioggia
che ti dice: vedi io resisto
e sembra aggiungere “Non avrà mai fine”
nella musica la tua anima.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

«Entro in questo amore come in una cattedrale» – Maria Luisa Spaziani

Maria Luisa Spaziani

 

Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.

Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.

Maria Luisa Spaziani

da “La traversata dell’oasi”, poesie d’amore 1998-2001, Milano, Mondadori, 2002

«Sto rifacendo la punta al pensiero» – Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, foto di Dino Ignani

 

Sto rifacendo la punta al pensiero,
come se il filo fosse logoro
e il segno divenuto opaco.
Gli occhi si consumano come matite
e la sera disegnano sul cervello
figure appena sgrossate e confuse.
Le immagini oscillano e il tratto si fa incerto,
gli oggetti si nascondono:
è come se parlassero per enigmi continui
ed ogni sguardo obbligasse
la mente a tradurre.
La miopia si fa quindi poesia,
dovendosi avvicinare al mondo
per separarlo dalla luce.
Anche il tempo subisce questo rallentamento:
i gesti si perdono, i saluti non vengono colti.
L’unica cosa che si profila nitida
è la prodigiosa difficoltà della visione.

Valerio Magrelli

da “Ora serrata retinae”, Feltrinelli, 1989

«Le piante del lago» – Cesare Pavese

Foto di Édouard Boubat

 

Le piante del lago
ti hanno vista un mattino.
I sassi le capre il sudore
sono fuori dei giorni,
come l’acqua del lago.
Il dolore e il tumulto dei giorni
non scalfiscono il lago.
Passeranno i mattini,
passeranno le angosce,
altri sassi e sudore
ti morderanno il sangue
– non sarà cosí sempre.
Ritroverai qualcosa.
Ritornerà un mattino
che, di là dal tumulto,
sarai sola sul lago.

Cesare Pavese

[metà giugno 1946]

da “Due poesie a T”, in “Cesare Pavese, Le Poesie”, Einaudi, Torino, 1998

Il color nocciola… – Marcello Comitini

Maurits Cornelis Escher, Buccia, maggio 1955

 

Il color nocciola s’addensa nei miei occhi
come in rari fiori di cui sconosco il nome
in cieli distesi tra spazio e tempo.
La luce del tramonto assai simile all’alba
fiorisce di nuvole che fuggono la terra
oltre ogni miserevole dimensione umana.
Vivo nel silenzio
ma un gemito lungo sulle mie labbra
come il canto solitario dei poeti.
Nuvole anche questi
che mutano forme e lineamenti
impongono domande
sui giudizi e le condanne
donano vita ai miei sentimenti
m’allontanano dal destino.

Così libera da ogni dolore
gli altri mi vedono nella loro cecità.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

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