Pro memoria – Gesualdo Bufalino

Josef Sudek, The Last Rose

 

E non vedrò piú nessuno,
ho i pugni pieni di peste.
Addio, bivacchi di festa
accesi sotto la luna;

addio, inabili labbra
sorprese un’alba nel vento,
grandi segreti da niente
sepolti dentro la sabbia,

pupille risa disprezzi
scambiati da infame a infame,
giochi di m’ama non m’ama,
miei cuori, mia giovinezza!

Resta di tanta vacanza
solo una pozza di sole
scordata sulle lenzuola
della mia ultima stanza;

e questa rosa che il gelo
del davanzale consuma,
e se ne perde il profumo
verso un inutile cielo.

Gesualdo Bufalino

da “Annali del malanno”, in “Gesualdo Bufalino, L’amaro miele”, Einaudi, Torino, 1982

Terrazza al Pincio – Antonia Pozzi

(ad A. M. C.)

Dai viali, a fiotti, corre sullo spiazzo
una fragranza amara d’oleandri.
Roma, immensa, s’abbuia a poco a poco,
sfiorata di rintocchi. Non un volto,
né una voce, né un gesto afferro intorno:
solo l’anima tua, solo il mio amore,
sbiancato dalla tua purezza. In breve,
nel cielo smorto di sfrenata attesa,
proromperà un rimescolio di stelle.

Antonia Pozzi

Roma, 27 luglio 1929

da “Poesia, mi confesso con te: ultime poesie inedite” (1929-1933), Viennepierre Edizioni, 2004

Cumana – Margherita Guidacci

Mimmo Jodice, Cuma, Antro della Sibilla, 1993

I
 (Deìfobe, di se stessa)
Del vaticinare con le foglie

Io nulla scrivo sulle foglie. Vi leggo
quel che le foglie recano già scritto
in sé, nelle intricate nervature
simili a vene sul dorso della mano
o linee incise nel palmo. Il mio sguardo,
che segue il biforcarsi di vie segrete,
coglie ad incroci turgidi di linfa
i nodi del significato. Così
si fa più chiaro il messaggio.
Ma quella che tu chiedi, e che tu chiami
la mia risposta, non è mia, e neppure
è una risposta. È la vita che parla
in ogni cosa viva, mentre passa
verso la morte. Vi pongo di mio
soltanto un giusto angolo di sguardo.
E il calmo gesto con cui, dopo averle
lungamente scrutate, affido al vento
queste mie foglie, e il vento se le porta,
esso solo compiendo
per un diritto immemorabile
il sussurrante vaticinio.

Margherita Guidacci

da “Il buio e lo splendore”, Garzanti, 1989

«Non sono capace, amore, di farti un canto» – Mariangela Gualtieri

Foto di Nicholas Buer

a Cesare

Non sono capace, amore, di farti un canto.
Tu sei tutto di spine e di fuoco
e mi tieni lontana dal tuo cuore
pericoloso. Io non so bastarti alla gioia
e cosí poco cosí poco mi pare
t’incanto, sollevo quell’ombra scontrosa
che tu sei tutto d’amaro e furore
tu sei in urto e sperdimento
mio velocista, mio primatista del cuore
mio barbarico ragazzo di vento
mio torrente furioso
arrivi alla mia acqua quieta
con onde e sonagli e pepite d’oro.
Vecchio fiume saremo un bel giorno io e te,
io acqua e tu moto, io sponda e tu vento,
io pioggia e tu lampo,
io pesce e tu guizzo d’argento
io luna riflessa, tu cielo tu spada
d’Orione, tu tutto l’amore umano
che tento che tento
d’amarti per bene
mio grembo splendenza.

Mariangela Gualtieri

da “Acqua rotta”, in “Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006

Paese – Gesualdo Bufalino

Portrait of Louise Brooks by George P. Hommel, 1920’s

 

Nel guscio dei tuoi occhi
sverna una stella dura, una gemma eterna.

Ma la tua voce è un mare che si calma
a una foce di antiche conchiglie,
dove s’infiorano mani, e la palma
nel cielo si meraviglia.

Sei anche un’erba, un’arancia, una nuvola…
T’amo come un paese.

Gesualdo Bufalino

da “La festa breve”, in “Gesualdo Bufalino, Opere: 1 [1981, 1988]”, Bompiani, 2006