«A te che manchi da questa stanza» – Mariangela Gualtieri

Karen Hollingsworth

 

A te che manchi da questa stanza
e il tuo mancare è già gran cosa
che ingravida il mio vuoto nell’attesa
e piú soave è la tua mancanza
di qualunque presenza nella stanza
già il pensiero di te si fa sostanza
luminosa che ride.

Mariangela Gualtieri

da “Quando non morivo”, Einaudi, Torino, 2019

La celeste pazzia – Mariangela Gualtieri

Foto di Roberto De Mitri

 

Procedi piano. Lascia che la mano
esegua il fragile dettato.
Abbi fede in quel niente
che viene – quel niente che succede.
Non prendere la parola.
Lascia sia lei da sola. Diventa tu
la preda. Sia lei che ti cattura.

Mariangela Gualtieri

da “Quando non morivo”, Einaudi, Torino, 2019

«Subito si cuce questo niente da dire» – Mariangela Gualtieri

Foto di Jonas Hafner

 

Subito si cuce questo niente da dire
ad una voce che batte. Vuole
palpitare ancora, forte, forte forte
dire sono – sono qui – e sentire che c’è
fra stella e ramo e piuma e pelo e mano
un unico danzare approfondito, e dialogo
di particelle mai assopite, mai morte mai finite.

Siamo questo traslare cambiare posto e nome.

Siamo un essere qui, perenne navigare
di sostanze da nome a nome. Siamo.

Mariangela Gualtieri

da “Quando non morivo”, Einaudi, Torino, 2019

«Sento il tuo disordine» – Mariangela Gualtieri

Foto di Askhat Bardynov

 

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.

Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

Mariangela Gualtieri

da “Voci tempestate” (1999/2000), in “Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006

«Gli altri sono troppi, per me» – Mariangela Gualtieri

Foto di Mimmo Jodice

 

Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita. Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nelle velocità della sera, nelle auto schizzate
di pianto. Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte
sulla modesta moto, è per cantare
a gola stesa l’ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso
con tutto quel vento nel petto
seminare parole beate
nel panorama nervoso.

Mariangela Gualtieri

da “Acqua rotta”, in “Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006