«Io sono in te» – Lalla Romano

Gustav Klimt, Der Kuß, 1907-1908, Österreichische Galerie Belvedere

 

Io sono in te
come il caro odore del corpo
come l’umore dell’occhio
e la dolce saliva

Io sono dentro di te
nel misterioso modo
che la vita è disciolta nel sangue
e mescolata al respiro

Lalla Romano

da “Giovane è il tempo” (1974), in “Lalla Romano, Opere” Vol. I,“I Meridiani” Mondadori, 1991

Brindisi al faro – Gesualdo Bufalino

Foto di Boris Smelov

 

Prima di te
era un luogo di gogna la mia vita,
fra mura di ferro feroce;
era teatro d’un maniaco dramma
che declamavo dinanzi a nessuno:
Io ripeteva a perdifiato un’eco,
Io era scritto su tutti gli specchi,
Io, pronome di luce e di sozzura,
orbita avara che in sé si consuma,
libertà aguzzina di se stessa.
Ora è una strada per cadere insieme,
un fiume nero, ma so dove va.

Gesualdo Bufalino

da “L’amaro miele”, Einaudi, Torino, 1996

Amore – Vincenzo Cardarelli

Foto di Mario Giacomelli

 

Come chi gioia e angoscia provi insieme
gli occhi di lei cosí m’hanno lasciato.
Non so pensarci. Eppure mi ritorna
piú e piú insistente all’anima
quel suo fugace sguardo di commiato.
E un dolce tormento mi trattiene
dal prender sonno, ora ch’è notte e s’agita,
nell’aria un che di nuovo.
Occhi di lei, vago tumulto. Amore,
pigro, incredulo amore, piú per tedio
che per gioco intrapreso, ora ti sento
attaccato al mio cuore (debol ramo)
come frutto che geme.
Amore e primavera vanno insieme.

Quel fatale e prescritto momento
che ci diremo addio
è già in ogni distacco
del tuo volto dal mio.
Cosa lieve il tuo corpo!
Basta ch’io l’abbandoni per sentirti
crudelmente lontana.
Il piú corto saluto fra noi due
un commiato finale.
Ogni giorno ti perdo e ti ritrovo
cosí, senza speranza.
Se tu sapessi com’è già remoto
il ricordo dei baci
che poco fa mi davi,
di quel caro abbandono,
di quel folle tuo amore ov’io non mordo
che sapore di morte.

Vincenzo Cardarelli

da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1948

«Poiché la vita fugge… » – Eugenio Montale

Foto di Gerard Laurenceau

 

Poiché la vita fugge
e chi tenta di ricacciarla indietro
rientra nel gomitolo primigenio,
dove potremo occultare, se tentiamo
con rudimenti o peggio di sopravvivere,
gli oggetti che ci parvero
non peritura parte di noi stessi?
C’era una volta un piccolo scaffale
che viaggiava con Clizia, un ricettacolo
di Santi Padri e di poeti equivoci che forse
avesse la virtù di galleggiare
sulla cresta delle onde
quando il diluvio avrà sommerso tutto.
Se non di me almeno qualche briciola
di te dovrebbe vincere l’oblio.

E di me? La speranza è che sia disperso
il visibile e il tempo che gli ha dato
la dubbia prova che questa voce È
(una E maiuscola, la sola lettera
dell’alfabeto che rende possibile
o almeno ipotizzabile l’esistenza).
Poi (sovente hai portato
occhiali affumicati e li hai dimessi
del tutto con le pulci di John Donne)
preparati al gran tuffo.
Fummo felici un giorno, un’ora un attimo
e questo potrà essere distrutto?
C’è chi dice che tutto ricomincia
eguale come copia ma non lo credo
neppure come augurio. L’hai creduto
anche tu? Non esiste a Cuma una sibilla
che lo sappia. E se fosse, nessuno
sarebbe così sciocco da darle ascolto.

 Eugenio Montale

20 gennaio 1980

da “Altri versi e poesie disperse”, “Lo Specchio” Mondadori, 1981

12 settembre 1966 – Giuseppe Ungaretti

Foto di Anka Zhuravleva

 

Sei comparsa al portone
In un vestito rosso
Per dirmi che sei fuoco
Che consuma e riaccende.

Una spina mi ha punto
Delle tue rose rosse
Perché succhiassi al dito,
Come già tuo, il mio sangue.

Percorremmo la strada
Che lacera il rigoglio
Della selvaggia altura,
Ma già da molto tempo
Sapevo che soffrendo con temeraria fede,
L’età per vincere non conta.

Era di lunedì,
Per stringerti le mani
E parlare felici
Non si trovò rifugio
Che in un giardino triste
Della città convulsa.

Giuseppe Ungaretti

da “Dialogo”, (1966 – 1968), in “Vita d’un uomo. Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2009