Da una crepa – Elisa Biagini

Foto di Francesca Woodman

 

mi scrivo tra le
crepe, nei nodi
del legno, nella
polvere sotto il tappeto:

il buio, che aspetta
d’entrare, s’aggruma
d’occhiaie.

∗∗∗

come su foglio
accartocciato
che si liscia
resta il
segno
           crepa
a colarci
l’inchiostro.

(noi ci imbeviamo
d’infiniti spigoli.)

∗∗∗

mi si vede solo
in controluce,
materia come
chiara d’uovo,
patina gocciolata
dalla crepa:
un alfabeto braille
d’ossa che vogliono
uscire.

∗∗∗

e la schiena si
crepa, astuccio
di semi
che spingono,
che s’aprono in rami,
cespuglio di dita
che mai giunge a toccare,
che taglia l’aria d’unghia.

Elisa Biagini

da “Da una crepa”, Einaudi, Torino, 2014

Sotto i colpi – Nelo Risi

Foto di Brett Weston

 

C’è gente che ci passa la vita
che smania di ferire:
dov’è il tallone gridano dov’è il tallone,
quasi con metodo
sordi applicati caparbi.

Sapessero
che disarmato è il cuore
dove più la corazza è alta
tutta borchie e lastre, e come sotto
è tenero l’istrice.

Nelo Risi

da “Pensieri elementari”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

Giardino inglese – Fernanda Romagnoli

Fernanda Romagnoli

 

Come un lampo – rividi quel sentiero
fra le magnolie. E mi toccò il pensiero
che la nicchia nell’edera ancora
non avesse scordato la mia schiena,
che il nido di verbena
non si fosse riavuto.
Da poco era piovuto, e i grandi fiori
dissetati splendevano, che un tempo
come piccoli pugni si serravano
per resistere a un marzo di gran vento.
Passando, in un barbaglio lo rividi.
O mi parve. Talora la memoria
volta lo specchio:
non più freccia – bersaglio.

Fernanda Romagnoli

da “Il tredicesimo invitato”, Garzanti, Milano, 1980

«Moriremo lontani. Sarà molto» – Cristina Campo

 

Moriremo lontani. Sarà molto
se poserò la guancia nel tuo palmo
a Capodanno; se nel mio la traccia
contemplerai di un’altra migrazione.

Dell’anima ben poco
sappiamo. Berrà forse dai bacini
delle concave notti senza passi,
poserà sotto aeree piantagioni
germinate dai sassi…

O signore e fratello! ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni:

«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta ».

Cristina Campo

da “Passo d’addio”, “All’Insegna del pesce d’oro”, Scheiwiller, Milano, 1956

«È rimasta laggiù, calda, la vita» – Cristina Campo

 

È rimasta laggiù, calda, la vita,
l’aria colore dei miei occhi, il tempo
che bruciavano in fondo ad ogni vento
mani vive, cercandomi…

Rimasta è la carezza che non trovo
più se non tra due sonni, l’infinita
mia sapienza in frantumi. E tu, parola
che tramutavi il sangue in lacrime.

Nemmeno porto un viso
con me, già trapassato in altro viso
come spera nel vino e consumato
negli accesi silenzi…

                                      Torno sola
tra due sonni laggiù, vedo l’ulivo
roseo sugli orci colmi d’acqua e luna
del lungo inverno. Torno a te che geli

nella mia lieve tunica di fuoco.

Cristina Campo

da “Passo d’addio”,“All’Insegna del pesce d’oro”, Scheiwiller, Milano, 1956